In questo articolo parleremo di 5 momenti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica da Woodstock in poi. Ci soffermeremo su performance o avvenimenti la cui influenza ha determinato gli sviluppi della cultura musicale a essi successiva. Episodi memorabili che hanno cambiato la musica come forma d’arte e il modo di usufruirne da parte del pubblico.

Sebbene importanti e tristi non ci occuperemo delle morti di grandi artisti, Kurt Cobain o John Lennon per dirne un paio, e nemmeno di alcuni momenti famigerati della cultura pop contemporanea come Kanye West che dà di matto agli MTV Video Music Awards. Infine, tralasciamo anche l’uscita di album che hanno fatto la storia, quindi ci scusiamo in anticipo se momenti come l’uscita di The Dark Side of the Moon nel 1973 non verranno inclusi.

Abbiamo scelto 5 momenti successivi al festival di Woodstock. Primo fra tutti, in occasione dell’uscita del film Bohemian Rhapsody, la mitica performance dei Queen al Live AID passando poi per Michael Jackson, gli Sugar Hill gang, la voce rotta di Kurt Cobain e la leggendaria chitarra di Hendrix.

Michael Jacson Live

La Sugarhill Gang raggiunge la top 40 (1980)

Tutti sanno che il primo singolo rap della storia è Rapper’s Delight della Sugarhill Gang, del 1979: la base sonora è “Good Times” degli Chic , la voce è di Henry “Big Bank Hank” Jackson , scelto personalmente dopo un audizione fuori dalla pizzeria in cui lavorava da Sylvia Robinson, cantante soul e proprietaria del negozio Sugar Hill Records, nonché deus ex machina del pezzo.

La Robinson ha la geniale idea di immortalare su vinile quello che nella seconda metà degli anni ’70 era un fenomeno musicale alquanto diffuso per le vie di New York, il rap, parte fondante della cultura hip hop assieme alla breakdance e all’arte dei graffiti.

Nel 1980, il pezzo aveva già venduto 8 milioni di copie entrando di prepotenza nella Top 40 di Billboard. Sebbene non si tratti della prima canzone interamente rappata a venire incisa, primato che spetta a King Tim III della Fatback Band, Rapper’s Delight fece sapere a tutti che un nuovo sceriffo stava arrivando in città, l’Hip Hop, e non se ne sarebbe più andato.

Il suono di Rapper’s Delight è quello che, col senno di poi, sarà definito old school rap: musica tendenzialmente disimpegnata e destinata al ballo, campioni disco e funky e sopra rapping semplice e sulla battuta. Nascono così due figure fisse della cultura hip hop: l’Mc e il Dj.

«I said a hip hop, a hippie, a hippie to the hip hip hop» non sarà stata la prima frase della storia del rap, ma di sicuro è quella che è entrata per prima nell’immaginario collettivo, definendo anche il genere con un nome che negli anni e decenni successivi sarebbe diventato parte integrante della cultura non solo musicale.

I Nirvana all’MTV Umplugged (1994)

All’inizio degli anni ’90 MTV era il modo più comune per guardare la musica in tv. In un periodo in cui Youtube non era neanche vagamente immaginabile, la tv si divideva con la radio il regno della musica, permettendo di vederne i video e i live. Ciò fece di MTV il motore della rivoluzione musicale anni ’90.

E se dovessimo voltarci indietro per rintracciare quello che è uno delle esibizioni iconiche di quegli anni non potremmo non soffermarci sulla registrazione in umplugged che i Nirvana fecero negli studi dell’emittente televisiva nel 1993, da molti definita come una delle più struggenti e memorabili del gruppo e non solo.

Nonostante il format avesse visto esibirsi artisti come Paul McCartney e Rem, fu il live della band di Kurt Cobain quello che tutti ricordano meglio. Un’esibizione che annovera pezzi come All Apologies e Where Did You Sleep Last Night oltre alle cover di The Man Who Sold The World di David Bowie e Oh, Me e Lake Of Fire dei Meat Puppets, tra le altre.

Pezzi che sono rimasti nell’immaginario collettivo e che formano uno dei live più amati della storia. A rendere il tutto più epico vi era il set funereo e la voce rotta di Kurt Cobain, forse un indizio del suo crollo psicologico. Pochi mesi dopo, il 5 aprile del 1994, però, Cobain sarebbe morto nella sua casa di Seattle e ritrovato solo 3 giorni dopo dall’elettricista Gary Smith.

Il Moonwalk di Michael Jackson (1983)

MJ non avrà creato il Moonwalk, ma la popolarità di questa mossa si deve sicuramente al re del pop. Questa move esiste dagli anni ’30 ed è stata usata da grandi come James Brown in The Blues Brothers, ma l’unico vero padrone e maestro risponde al nome di Michael Jackson.

MJ mandò in delirio il mondo intero quando moonwalkò per la prima volta al Motown 25: Yesterday, Today, Forever nel marzo del 1983. Con il suo stile di ballo personalissimo, le piroette e le pose vestito di tutto punto con paiettes, giacca nera e guanti bianchi, fermò il mondo per un attimo e poi sganciò la bomba moonwalk.

Il resto è storia, tutti a bocca aperta e gloria eterna al re del pop. Una cosa del genere, se fosse successa oggi, avrebbe buttato giù internet in un millesimo di secondo, altro che Gagnam Style insomma.

Jimi Hendrix suona l’inno americano a Woodstock (1969)

Woodstock ragazzi! Quattro giorni di amore, pace, musica e… fango, che sconvolsero il mondo intero con esibizioni di artisti straordinari come i Jefferson Airplanes e gli Who. Nessuno di loro però ebbe l’impatto culturale all’azoto liquido di Jimi.

A causa della pessima organizzazione del festival e dei ritardi enormi, sì ragazzi tutta colpa dell’LSD, Jimi salì sul palco solamente la mattina del 18 agosto, davanti a soli 30.000 degli oltre 400.000 spettatori che parteciparono al festival.

L’evento passerà alla storia così come l’Esibizione. La sua versione dell’inno americano, The Star Spangled Banner, è una dura metafora contro la guerra del Vietnam, rievocata da sibili ed esplosioni originati dalla Fender Stratocaster e diffusi dal muro degli amplificatori Marshall.

I Queen al Live AID (1985)

Riproposto in maniera spettacolare nel film dedicato alla band e al suo carismatico leader (Malek è eccezionale e perfino le maledette pepsi sono disposte sul piano nello stesso modo!), la performance dei Queen al Live AID è forse la performance dal vivo di più alto livello nella storia della musica rock.

Il 13 luglio del 1985 le band più famose del panorama musicale si riunirono al Live AID per raccogliere fondi destinati ad alleviare la carestia in Etiopia. E in un giorno con i Led Zeppelin riuniti, i Black Sabbath, gli U2, tra canzoni e salvataggi di fan impazziti, furono i Queen a rubare la scena.

Venti minuti memorabili nella cornice di uno degli show dal vivo più iconici di sempre. Elton John disse: «Oggi i Queen hanno rubato la scena a tutti». Non era certo il momento più brillante della loro carriera, ma con quella performance i Queen tornarono in auge come mai. Più delle parole parlano le immagini e la reazione impressionante dello stadio di Wembley: un trionfo senza precedenti. In scaletta Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga, Hammer to fall, Crazy little thing called love e We are the champions.

 

 

 

 

 

 

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