Sempre meno insegnanti bocciano gli studenti più incapaci, promossi a oltranza e senza un valido rimprovero educativo. Da ciò consegue un generale abbassamento del rendimento scolastico degli studenti, i quali spesso non si sentono spronati a dare il meglio. Eppure, c’é chi, dopo aver subito una bocciatura a scuola, ha fatto della cultura una missione esistenziale: il suo nome è Alberto Angela.

Alberto Angela

Il paleontologo e uomo di cultura più celebre d’Italia afferma che in tenera età avrebbe ricevuto una bocciatura scolastica, che tuttavia sembra aver giovato alla sua carriera. Durante un’intervista rilasciata presso il Corriere della Sera, il conduttore di Ulisse non si è limitato a presentare il suo libro, bensì ha confessato di essere stato bocciato in quinta elementare. Dichiara il nostro Alberto Angela: “Sì, sono stato bocciato, ma attenzione. Era una scuola molto rigida, non è che sono stato promosso perché non studiavo. Era stato molto complicato, avevo fatto un esame e sono stato rimandato per un punto“. E’ una dichiarazione che può farci sorridere, specialmente se messa a confronto con le affermazioni del padre e noto giornalista, Piero Angela: “La sua bocciatura? Come l’ho presa? Bene! Quando uno non fa bene deve essere punito! Gli bruciò molto, credo che gli abbia innescato una spirale virtuosa“. Una discrepanza di pareri tipica del rapporto conflittuale di un padre e un figlio in competizione, un duo che però rappresenta da generazioni un modello culturale istituzionale per milioni di italiani.

Alberto Angela

Un altro noto esempio è quello di Albert Einstein, il teorico della relatività che, secondo i suoi insegnanti, non fu un genio a scuola, tanto da essere bocciato. Il suo percorso scolastico fu molto travagliato; iniziò a parlare all’età di 3 anni e a leggere a 9, aveva grossi limiti mnemonici e di concentrazione, dimostrando tuttavia notevoli capacità nelle discipline scientifiche. Il suo professore di greco del Liceo disse che “non avrebbe mai combinato nulla nella vita” perché la sua irriverenza e apparente superficialità distoglievano la classe dal senso di obbedienza. Eppure, sappiamo tutti quale fu il destino della giovane intelligenza ribelle di Albert Einstein. il quale sovvertì il mondo della matematica e della fisica.

Il voto negativo e le penalizzazioni scolastiche costituiscono da sempre lo spauracchio degli studenti d’ogni età, ma dall’altro lato uno sprone a dare il meglio di sé. Si tratta di una politica scolastica molto criticata negli ultimi tempi, ma che a suo tempo ha dato i suoi frutti. Non è da escludere, dunque, la possibilità che un percorso scolastico più severo possa imprimere una formazione più solida nelle menti degli studenti. L’abbassamento del rendimento scolastico, tuttavia, potrebbe essere causato anche da altri numerosi fattori esterni. Risale soltanto allo scorso 6 Novembre la proposta di impedire agli insegnanti la bocciatura degli alunni per scarso rendimento scolastico. Un provvedimento che ha destato perplessità in non pochi docenti, in un contesto in cui l’interesse per lo studio viene sempre più inabissato dall’intrattenimento tecnologico. Secondo alcuni studi effettuati da Massimo Santinello, docente di psicologia dell’università di Padova, la capacità di attenzione nei ragazzi è sempre più ridotta. Si calcola che un adulto maggiorenne fra i 18 e i 26 anni riesca a mantenere la concentrazione per non più di 45 minuti, ma questo dato è in continuo mutamento e vi sono altri studiosi che spingono a ritenere verosimile l’ipotesi di una soglia di attenzione che non oltrepassi i 5-10 minuti.

Fra le diverse cause, può essere ipotizzata una responsabilità della tecnologia sulle capacità di attenzione e rendimento scolastico?

Ciò, secondo lo studio effettuato a Padova, è probabilmente dovuto alle modalità di comunicazione, molto diverse rispetto ai decenni precedenti. L’utilizzo dei social media e l’immediatezza garantita dalle tecnologie hanno influenzato profondamente i meccanismi psicologici e di apprendimento, spingendo i più giovani a prediligere tutto ciò che implica una comunicazione immediata e diretta. Emblematica è la trasformazione del mondo giornalistico, che dagli articoli cartacei, lunghi e ostici a leggersi è passato alle notizie in ‘short form’, immediate, dirette e facilmente accessibili da semplici link virtuali. Il ‘qui e ora’ è divenuta la filosofia imperante nella società odierna, nella quale lo spazio per la riflessione e il sapere critico viene ridimensionato sempre di più. Allo stesso modo, anche il sapere scolastico viene sottoposto al medesimo trattamento; la conoscenza è ridotta a nozioni manualistiche, già confezionate e impacchettate, somministrabili in pillole e senza un eccessivo sforzo di comprensione filosofica e critica. Si tende a dare importanza al ‘come’, alla modalità di presentazione di un contenuto, non al ‘perchè’ della sua esistenza. Da ciò forse consegue anche un minore interesse degli studenti alla storia del pensiero, alla cosa pubblica e alla dimensione sociale e politica della cultura, che dall’era delle ideologie  (‘esaurita’ con il crollo del muro di Berlino secondo il politologo statunitense Francis Fukuyama) è sfociata nel sapere ‘amorfo’ e improntato all’utilitarismo gnoseologico.

Alberto Angela

 

Se la bocciatura può sembrare una strada poco indolore per contrastare l’insufficienza scolastica, quali altri metodi più ‘umani’ si possono individuare per incoraggiare lo sforzo di apprendimento degli studenti?

Sicuramente, la bocciatura può costituire un metodo da utilizzare in extremis in casi di recupero più urgente, dove lo studente dimostri assoluta negligenza verso lo studio. L’eccessiva indulgenza può portare l’interessato ad assumere atteggiamenti di lassismo e sicurezza d’inattaccabilità e, in questo caso, demolirne le ‘certezze negative’ può costituire un’ottima soluzione. Tuttavia, talvolta anche l’incoraggiamento mediante la ‘somministrazione’ del voto più alto può costituire l’esortazione giusta per dare il meglio di sé. Laddove vi siano difficoltà d’apprendimento (non accompagnate da atteggiamenti ribelli e ostili nei confronti dei professori) anche un atteggiamento comprensivo può aiutare lo studente a percepirsi meno ‘solo’ nel superare le avversità scolastiche.

Un’impostazione di insegnamento meno competitiva e più solidale fondata sul lavoro di gruppo potrebbe aiutare in tal senso?

Certamente la competizione, da alcuni ritenuta sana e indispensabile, è trascurabile dinanzi all’idea che quest’ultima generi rivalità, o senso di inferiorità e superiorità tra compagni di classe. Talvolta, il voto può diventare un marchio di discriminazione nel contesto sociale di una classe, dove le capacità di studio possono costituire l’oggetto di derisione o snobismo culturale da parte di alcuni studenti, magari inclini alla superbia e all’arrivismo scolastico. Il lavoro di gruppo può essere un’ottima esperienza per spingere i membri di una classe a darsi man forte in un lavoro collettivo, rafforzando lo spirito di coesione e capacità collaborativa. Tuttavia, ogni studente necessita di un lavoro interiore e individuale di miglioramento, che verrebbe trascurato in un contesto quale il gruppo lavorativo. Si può affermare, dunque, che la crescita di uno studente sia il frutto di una maturazione che deriva da un perfezionamento delle capacità individuali in armonia con lo sviluppo di abilità d’interazione sociale e lavorativa tra i ‘colleghi’ di una medesima classe o gruppo sociale. In breve, si potrebbe affermare che occorre ritrovare l’Alberto Angela che vive in ognuno di noi.

                                                                                          Francesco Alex Colaci

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