Nel vasto panorama di villains, nemici ed avversari dell’universo di Batman, si distingue il Pinguino, “nome d’arte” del genio criminale Oswald Chesterfield Cobblepot.

Comparso per la prima volta nel 1941, ad opera di Bob Kane e Bill Finger, il Pinguino è probabilmente il più grande nemico di Batman dopo il Joker: genio del crimine “in pensione” e boss della malavita di Gotham City, trafficante di armi e imprenditore nel mondo dei night club, si distingue per l’aspetto fisico decisamente poco minaccioso, il vestiario raffinato (che include smoking, tuba, monocolo e ombrello) e la caratteristica peculiare di essere, a differenza dei suoi “colleghi” criminali, totalmente sano di mente; caratteristica questa che lo pone in una relazione del tutto diversa con il Pipistrello, che spesso sfrutta le conoscenze e le informazioni a disposizione di Cobblepot nella propria attività.

Il Pinguino nel videogioco di Rocksteady “Batman: Arkham City” (2011)

L’infanzia di Oswald è triste e solitaria, orfano di padre e vittima di una figura materna onnipresente e opprimente, vessato dai bulli per il suo aspetto fisico e per le sue passioni (il nomignolo dispregiativo “Pinguino” deriva dalla sua passione per l’ornitologia, ereditata dal padre mai conosciuto); dopo la chiusura dell’attività di famiglia, solo e povero, in pieno spirito di riscatto intraprende la carriera criminale come il Pinguino, nome che gli abitanti di Gotham hanno nel frattempo iniziato a temere.

Nonostante alcuni tratti “mobili” del personaggio e della sua storia, Oswald ne mantiene una serie, specialmente fisici, fissi: basso, grassoccio, goffo, dal naso adunco, caratteristiche per cui durante l’infanzia e l’adolescenza, complice anche una figura materna asfissiante (a cui si deve il caratteristico ombrello, trademark del Pinguino), è vittima costante di bullismo.

Normalmente un “criminale gentiluomo“, il Pinguino mostra caratterialmente una certa mancanza di pazienza e frequenti attacchi d’ira: è nel Pinguino di Tim Burton, interpretato da un superbo Danny DeVito nella pellicola del 1992 “Batman – Il Ritorno“, che tutte queste caratteristiche, fisiche e comportamentali, sono spinte al massimo.

Alcune rappresentazioni del Pinguino, tra cui è visibile l’interpretazione sul grande schermo di Danny DeVito nel film citato (a sinistra)

In particolare, Oswald si mostra particolarmente suscettibile al suo aspetto fisico (che Burton deforma e animalizza all’estremo, con caratteristiche da freak) e alla sua statura, i commenti sulla quale lo portano ad esplosioni di violenza e di rabbia incontrollata.
Insomma, la versione cinematografica (ma non solo) del celebre antagonista mostra diversi sintomi di quella che oggi prende il nome di Sindrome (o Complesso) di Napoleone.

LA SINDROME DI NAPOLEONE

Come suggerisce il nome, questa sindrome, i cui segni sono ravvisabili già in età adolescenziale, richiama al celebre generale francese, di cui si riporta il suo essere particolarmente basso.
Questo complesso si declina quindi come un complesso di inferiorità dove la bassa statura dell’esperitore risulta un’ aggravante aggiuntiva che sminuisce ulteriormente il soggetto e di conseguenza le sue capacità.

In queste vignette, Jim Gordon mette alle corde il Pinguino facendo leva sul complesso di inferiorità che Oswald vive, nel presente caso nei confronti di Batman.

Questa situazione, dovuta ad un fattore su cui il soggetto non ha alcun controllo (come la statura appunto) genera frustrazione che sfocia in un’aggressività al di sopra della media e in molto casi ad episodi di violenza, soprattutto orientata verso individui che il soggetto affetto percepisce come più deboli, da cui trae soddisfazione e senso di superiorità: Oswald ama circondarsi di belle donne, proprio come dimostrazione evidente della propria superiorità e del proprio potere.

“FASCINO! FASCINO! FASCINO!”

A tal proposito, è interessante riportare un episodio chiave della vita di Oswald: durante l’adolescenza, pagò la ragazza più carina e popolare del liceo perché venisse al ballo con lui, proprio come espressione della sua superiorità in pieno spirito di rivalsa verso i bulli che lo avevano vessato fino a quel momento.

Altri correlati affettivo-comportamentali associati possono essere forte gelosia, bisogno di autoaffermazione e sentimenti negativi come odio e rancore.

INSORGENZA E TRATTAMENTO

La bassa statura può derivare da tratti genetico-ereditari (una bassa statura da genitori non molto alti) o da un deficit di somatotropina (l’ormone della crescita), per queste ragioni è solitamente diagnosticabile (e diagnosticata) in età adulta, dove il forte stress dovuto alle richieste socio-lavorative per cui il soggetto si sente inadeguato emerge in modo aggressivo: in età infantile, i differenti ritmi di crescita di ogni bambino può “nascondere” l’effettiva bassa statura e di conseguenza il fattore scatenante del Complesso.

L’insorgenza è tuttavia in età adolescenziale: è qui che si riconosce, iniziando ad emergere quei comportamenti aggressivo-impulsivi legati alla (ora conclamata) bassa statura che trovano piena esplosione nell’età adulta, soprattutto in individui che durante l’età a rischio riportavano sentimenti e percezioni di insicurezza, fragilità e inadeguatezza rispetto alla loro statura.

Per questo motivo, la prevenzione è particolarmente importante: il soggetto a rischio deve essere supportato nella sua fragilità, colmando il senso di inferiorità percepito e evitare così l’emergere di comportamenti violenti in età adulta.

Il ruolo genitoriale e una forte e sana rete sociale sono allora fondamentali; elementi questi che nella vita di Oswald sono stati manchevoli, avendo vissuto una relazione familiare malsana (orfano di padre e soffocato da una madre sin troppo apprensiva e presente) e una totale mancanza di amici sinceri.

 

Marco Funaro

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