L’ex dipendente Xiaolang Zhang è stato formalmente accusato dall’FBI per aver rubato alla Apple informazioni segrete, relative alla progettazione hardware e software di dispositivi per la guida autonoma.

Apple Campus
Apple Campus

Zhang era stato assunto dalla società di Cupertino nel 2015, proprio per lavorare nel team di Project Titan. Il suo compito, in particolare, era quello di testare delle schede circuitali da lui progettate, usate per analizzare dati da vari sensori, che sarebbero stati poi inseriti nei veicoli autonomi.

Le accuse nei confronti dell’ingegnere cinese, secondo Bloomberg, sono molto serie. Egli è infatti accusato di aver scaricato su un dispositivo privato (il portatile di sua moglie) documenti, schemi, relazioni e dati relativi al progetto, di cui circa il 60% bollati come “riservati”.

Le indagini

Indagine FBI
Indagine FBI

Alcuni dirigenti della Apple si erano accorti di alcuni comportamenti considerati strani da parte di Zhang. L’ingegnere infatti, specialmente negli ultimi mesi come dipendente della Società della Mela, passava sempre più tempo nelle sale in cui sono contenuti i server usati per immagazzinare i database relativi al progetto e, quando ha dichiarato di voler abbandonare la Apple per tornare in Cina e lavorare presso una startup cinese, la XMotors, le indagini sono state intensificate e si sono analizzate le registrazioni delle videocamere di sorveglianza presenti nella sala dei server, che hanno poi inchiodato Zhang.

In una di quelle registrazioni, infatti, si vede chiaramente l’ingegnere cinese collegare il computer della moglie al server e scaricare su di esso i documenti riservati. Di fronte all’evidenza Zhang ha confessato e ora rischia 10 anni di carcere per spionaggio industriale e per aver violato l’accordo di riservatezza stipulato con la Apple appena assunto, oltre che una multa di circa 250mila dollari.

La Apple ha anche recentemente rilasciato questa dichiarazione a proposito di questo accadimento: “In Apple prendiamo sul serio la riservatezza e la protezione delle nostre proprietà intellettuali. Vogliamo garantire che questo individuo e qualsiasi altra persona coinvolta siano ritenuti responsabili delle proprie azioni“.