Lo stupro in ospedale

L’orrore, questa volta, si consuma in un ospedale. La notizia, esplosa in questi giorni, è passata per tutti i principali giornali online e non: Indipendent, BBC e ANSA ne hanno parlato con toni di puro disgusto. Questa settimana una bambina, di età ancora da accertarsi, è stata stuprata mentre era ricoverata in reparto di terapia intensiva per il morso di un serpente. L’età della giovane era stata inizialmente dichiarata essere di 4 anni, poi rettificata a 16: ora le testate starebbero ritornando sui loro passi. Il numero che non cambia, invece, è quello degli stupratori: 5 sarebbero infatti gli uomini che avrebbero approfittato dello stato di semi incoscienza della minorenne, in un ospedale nell’Uttar Pradesh, nel nord dell’India, per stuprare la piccola. La bambina, non appena ‘risvegliata’, avrebbe raccontato l’accaduto alla nonna. La polizia, che da subito si è impegnata per rintracciare i colpevoli, sarebbe riuscita a recuperare solo uno dei cinque: un uomo che lavorava come inserviente proprio nello stesso ospedale in cui la minore era ricoverata.

Donne in India che protestano domandando giustizia per uno stupro di gruppo accaduto a settembre.

Una lunga lista dell’orrore

Questo sarebbe solo il più recente di una macabra lista di crimini che in India si ripetono senza sosta, avendo toccato il fondo con lo stupro di una bambina di soli 8 mesi, il 30 gennaio scorso.

Un’altra notizia raccapricciante ce la racconta la testata dell’Express, che ad agosto di quest’anno ha riportato lo stupro di un gruppo di ben 34 ragazze. È avvenuto tutto proprio nel luogo in cui erano state portate perché fossero al sicuro: la Neva Sankalp Samiti, una casa rifugio che ospitava ben 44 bambini e ragazzi. Era una luogo di passaggio, un posto accogliente in cui potevano rifugiarsi tutti quei minori che erano fuggiti dalle loro famiglia o che erano stati salvati dal freddo della strada. Ma a quanto pare altro non era che la versione reale della Casa di Marzapane: proprio il proprietario della casa, Brajesh Thakus, infatti, sarebbe stato il maggiore perpetratore delle violenze, aiutato da altre nove persone. Mr. Thakur è accusato di aver recato violenza fisica e psicologica sulle ragazze, come spogliare nude per poi percuoterle con bastoni o cinture, e di averle sedate con medicinali in modo che non potessero ribellarsi. La più grande delle vittime aveva diciotto anni, la più piccola appena sette.

Foto di Vidhyaa Chandramohan, fonte: unsplash

Ai bambini tocca il silenzio

Mentre questo caso veniva portato alla Speciale Corte Giudiziaria Indiana per la Protezione dei Bambini dalle Violenze Sessuali (POCSO) il 27 luglio, il governo indiano avrebbe chiesto alla regista Insia Dariwala di realizzare uno studio sugli abusi compiuti sui bambini maschi. Insia avrebbe preso a cuore questo progetto in seguito ai risultati scioccanti di una intervista realizzata online. Di 160 uomini indiani, ben il 71% avrebbe risposto di essere un sopravvissuto di abusi sessuali. Maneka Gandhi, Ministro indiano per le Donne e lo Sviluppo Infantile, avrebbe dichiarato: “ Gli abusi sessuali non hanno genere. I bambini che sono vittime di violenze trascorrono una vita in silenzio per paura dello stigma e la vergogna che sembra inseguire i sopravvissuti.”

Kerron Clark sul ‘set’ della prima del suo corto ‘Pick-Ni Cherry’

La storia di Kerron Clark

Ma in Jamaica, una ragazza ha deciso di parlare. O meglio, di mostrare ciò che ha dovuto subire all’età di 7 anni tramite un brevissimo video che poi lei stessa avrebbe mostrato ad un gruppo di bambini. La giovane illustratrice Kerron Clark sarebbe solo una dei migliaia di bambini che hanno subito e tutt’oggi subiscono abusi di questo genere: basti pensare che, in Jamaica, più di una bambina su cinque è stata forzata ad avere relazioni sessuali. Gli aguzzini non sono sempre stranieri, ma, come nella tragica storia di Kerran, possono nascondersi anche tra i famigliari.

La sua vita è riportata come esempio dal sito UNICEF jamaicano, assieme al video da lei stessa realizzato, in cui coraggiosamente racconta di come lo zio, quando lei era appena una bambina, la costrinse ad ‘giocare’ con lui. Verso la fine dei suoi studi presso l’ Edna Manley College per arti visive, decise di canalizzare questa esperienza di abusi: il risultato si chiama ‘Pick-Ni Cerry‘ (una variazione del termine jamaicano ‘pickney‘ che significa per bambino). Kerron decise pure di mostrare il corto all’interno di una camera peri i giochi per bambini. Gli stessi bambini presenti sarebbero rimasti ad a fissare affascinati l’animazione. “ Gli abusi sessuali non sono eventi facili con cui convivere. Ci furono persone che mi dissero: va tutto bene, è solo sesso. Mi ricordo di aver parlato di ciò che mi era successo solo per scoprire poi che era una cosa comune: è una cosa comune che dei bambini vengano molestati ed è pure accettato che uomini più grandi mettano gli occhi su dei minorenni.” ha dichiarato Kerron. ” Questo progetto mi ha aiutata. Adesso riesco a parlare del passato senza sentirmi in colpa di nulla.  Ma per rompere veramente questo ciclo di silenzi che circonda gli abusi dobbiamo parlare di essi.

Marta Armigliato

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