L’innocenza dietro la tradizione, letteradonna.it

Malatya, Anatolia orientale. Un altro matrimonio, uno dei tanti. Questa è la volta di una bambina di 15 anni che viene data in sposa ad un signore molto più grande di lei. Coraggioso il gesto del fotografo ingaggiato per la cerimonia, Onur Albayrak, che si è rifiutato di continuare il suo lavoro quando ha scoperto l’età della bambina. “Mi sono accorto che tremava” ha dichiarato. Il suo ultimatum ha però scatenato la rabbia dello sposo, trasformando il matrimonio – già di per sé terrificante – in una rissa animosa.
Nonostante la denuncia da parte della famiglia sia già tra la posta inviata, Albayrak è diventato un eroe nazionale: riportando l’attenzione su un fenomeno così allarmante e, al tempo stesso, così occultato, ha riscontrato molto successo nella popolazione. Molti i wedding planner che sostengono la sua stessa battaglia.

Il silenzio degli innocenti

Il fenomeno dei matrimoni minorili è stato per molti anni una vera e propria piaga.
Nel 2014, nei Paesi in via di sviluppo, 1 bambina su 9 era costretta a sposarsi prima dei 15 anni. Per fortuna, recentemente, si è verificata una forte riduzione dei matrimoni che vedono coinvolte ragazze minorenni, anche se i numeri di Save The Children restano sconvolgenti: ogni 7 secondi una bambina è costretta a sposarsi.
L’obiettivo generale è quello di far cessare il fenomeno entro il 2030, sensibilizzando al problema, spingendo i governi a indagini imparziali e a nuove leggi. Il problema è che queste già esistono. Infatti, secondo la legge, l’età minima per consentire il matrimonio è 18 anni – 17 se sotto autorizzazione speciale del giudice.

Le famiglie devono essere educate, – come sostiene Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – le ragazze devono essere rese consapevoli dei propri diritti e della reale possibilità di poter ottenere un ruolo nella società diverso da quello di moglie. Bisogna però sempre tenere in mente che ci troviamo in Paesi non completamente sviluppati, infatti una delle cause del fenomeno sopracitato è di natura culturale: il matrimonio serve per uscire da una condizione di estrema povertà. La seconda causa è di natura puramente economica: il matrimonio con una bambina porta prestigio sia allo sposo, sia alla famiglia che ha fatto sposare sua figlia con un ‘signore importante’. Più la bambina è giovane, più alto è il prestigio.

Piccole adulte, foxlife.it

La libertà di volare

Psicologicamente, un matrimonio precoce può provocare tre perdite, tutte collegate tra di loro. In primis l’istruzione, perché la bambina non potrà più frequentare la scuola e sarà limitata tra le mura di casa, costretta a lavori domestici. Quindi, sradicata dal contesto familiare, si ritroverà spaesata, impaurita, senza i punti di riferimento fino ad allora conosciuti e senza la possibilità di avere contatti con i suoi coetanei. Si perdono così i legami originari. Per non parlare della condanna più grande: la privazione di un’infanzia, psicologica e fisica, un’innocenza che viene persa sin dalla prima notte di matrimonio.
Esistono bambine coraggiose che tentano di proteggersi da sole, rifiutandosi al loro ‘padrone’ o rivolgendosi alla polizia. Nel migliore dei casi, vengono riportate alla loro famiglia, altrimenti al loro marito. Inutile elencare i numerosi casi di induzione al suicidio o di omicidi in circostanze ambigue da parte dei fratelli maggiori delle piccole adulte.

Come tutti possono immaginare, le conseguenze psicologiche sono notevoli: queste esperienze traumatiche vengono vissute nell’età dei primi apprendimenti relazionali, cognitivi e affettivi, quindi i più importanti. C’è anche la possibilità che queste bambine abbiamo una crescita cognitiva più lenta rispetto ai loro coetanei, perché è mancato nella loro infanzia uno sviluppo affettivo-emotivo essenziale per un’evoluzione cognitiva regolare.

Il fenomeno rimane purtroppo tristemente attuale. Non è di certo semplice cambiare una mentalità radicata da secoli di usi e consuetudini, ma è incoraggiante che qualcosa si stia muovendo anche nelle società più integraliste.
Da giocare con le bambole a diventare una bambola il passo è troppo breve.

Martina Di Perna