Un recente studio ha dimostrato che i bambini piccoli, nonostante non sappiano parlare, sono in grado di fare deduzioni e ragionamenti di tipo logico. Questo indica una primitiva capacità razionale in bambini che hanno appena un anno di vita.

Piaget è stato uno dei maggiori studiosi dell’attuale psicologia dello sviluppo. La sua formazione da biologo gli ha consentito di dare una spiegazione di alcuni tra i più importanti fenomeni che si susseguivano durante lo sviluppo dei bambini. Aveva una visione stadiale dello sviluppo, definendolo quindi come il passaggio da uno stato ‘più semplice’ ad uno ‘più complesso’. Nel momento in cui il bambino passava allo stadio successivo aveva la possibilità di apprendere competenze ed abilità nuove, precluse nello stadio precedente. L’apprendimento si verificava senza però dimenticare le conoscenze acquisite nello stadio precedente.

Bambini
I bambini sono in grado di fare alcuni ragionamenti logici e di fare deduzioni a neanche un anno di vita.

Questa visione stadiale dello sviluppo non è più valida e l’ennesima prova ci viene fornita da uno studio condotto recentemente presso la John Hopkins University. Piaget riteneva che i bambini nelle prime fasi dello sviluppo fossero degli organismi passivi, in grado di apprendere solo attraverso i sensi ed attraverso le loro azioni sull’ambiente circostante. Non li riteneva dotati di competenze ben precise, le quali si acquisiscono solo successivamente attraverso il passaggio tra i diversi stadi. Per esempio non riteneva che bambini di appena un anno potessero già avere una primitiva capacità razionale, come invece hanno dimostrato i ricercatori del seguente studio.

Preparazione e premesse

Il campione selezionato comprendeva bambini tra i 12 ed i 19 mesi, periodo durante il quale iniziano a parlare. I bambini dovevano guardare un’animazione in cui delle figure si ripetevano di continuo con regolarità. Se questo filo logico veniva modificato in modo improprio, i bambini si accorgevano di quest’incongruenza e mostravano reazioni di sorpresa. Più precisamene lo studio si basava sul paradigma della violazione dell’aspettativa. Esso consiste nel presentare al bambino due eventi, uno possibile ed uno impossibile. Si presume che il bambino fisserà più a lungo l’evento impossibile, dimostrando di sapere come invece le cose dovrebbero essere.

Paradigma della violazione dell'aspettativa
Nel paradigma della violazione dell’aspettativa ci sono due fasi, la fase di abituazione e la fase test. Nella seconda fase gli vengono poi mostrati due eventi, uno possibile ed uno impossibile.

Lo studio

I bambini osservavano due oggetti, A e B, mostrati con regolarità. Nel filmato i due oggetti venivano nascosti da una parete. In seguito A veniva rimosso da dietro la parete, quindi era ben visibile al bambino, mentre B si riteneva che fosse rimasto nascosto dietro la parete. Quando però la parete veniva rimossa, dietro quest’ultima a volte compariva A al posto di B, per logica impossibile visto che A era stato rimosso dal nascondiglio pochi secondi prima.

Durante la visione del filmato i ricercatori hanno registrato i movimenti oculari dei bambini poiché non erano ancora in grado di parlare. Hanno notato che lo sguardo dei bambini si soffermava maggiormente sull’evento impossibile, a dimostrazione del fatto di aver messo in atto un ragionamento logico basato sul processo di eliminazione. Si tratta di un vero e proprio sillogismo disgiuntivo secondo cui se solo A e B possono essere veri ed A risulta falso, B allora dovrà per forza essere vero. Nonostante i bambini non fossero ancora in grado di parlare, sono riusciti a compiere un ragionamento logico corretto, alla base delle future e più complesse capacità razionali tipiche dell’uomo.

Baby Boss, il ‘bambino’ già grande

Molti degli assunti piagetiani crollano di fronte i numerosi studi che hanno dimostrato che i bambini, specialmente quelli molto piccoli, non sono così ‘semplici’ come si potrebbe pensare. Quindi i bambini sono in grado di fare cose che non si riteneva fossero possibili per diverse ragioni, alcune per esempio legate all’immaturità del loro sistema cognitivo. Prendendo spunto da queste nuove e recenti scoperte nel 2017 un nuovo film d’animazione ha fatto il suo ingresso nelle sale cinematografiche.

Baby Boss
Baby Boss

Si parla di un bambino di 7 anni, di nome Tim, il quale ha una vita perfetta. I suoi genitori gli vogliono un gran bene, si dedicano a lui non facendogli mancare niente, insomma sono perfetti. La sua vita però cambierà a causa dell’arrivo in taxi del suo nuovo fratellino. Questo piccoletto inizia a rubare le attenzioni che prima erano riservate solo a Tim, il quale si ritrova a dover condividere l’amore dei genitori con lui. Così Tim inizia ad indagare su suo fratello, vuole saperne di più per trovare un motivo abbastanza valido per spingere i genitori a mandarlo via.

Tim infatti scoprirà che suo fratello proviene da un’azienda, la Baby Corp, mandato presso la loro famiglia perché aveva un’importante missione da svolgere. Negli ultimi tempi i bambini stavano prendendo il posto dei cani, distribuiti dalla Puppy Co., un’azienda che alleva animali. Il suo compito era scoprire il prossimo prodotto della Puppy Co. e cercare di sabotarli. Una volta finita la sua missione, il piccolo Boss tornerà presso la Baby Corp., per questo Tim decide di aiutarlo. Entrambi ne avrebbero guadagnato perché Tim avrebbe riavuto i genitori tutti per sé, mentre suo fratello avrebbe ricevuto un posto d’onore presso l’azienda. Dopo un inizio molto conflittuale i due si alleano per raggiungere ciascuno i propri obiettivi.

I bambini possiedono competenze che prima non si riteneva possibile

Nonostante il film non abbia alcuna valenza scientifica, dimostra efficacemente che i bambini (in questo caso i neonati) possiedono già delle competenze e delle capacità che non si ritenevano possibili. Lo sviluppo delle capacità comunicative richiederà ancora un bel po’ di tempo, ma ciò non toglie che nel frattempo i nostri piccoli non siano già in grado di comprendere e ragionare su determinate cose. Gli studi in merito stanno procedendo nella direzione giusta. Le scoperte fatte hanno per esempio rivelato che i neonati di poche ore di vita sono già in grado di riconoscere i volti umani. Questa scoperta e tutte le altre stanno aprendo nuovi spunti per la ricerca ed ampliando il nostro repertorio di conoscenze sul processo di sviluppo.

Martina Morello

 

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