Viaggiare nel Regno Unito potrebbe farsi molto più difficile. Ancora non è certo se occorrerà avere un visto o i diritti dei cittadini europei e britannici rimarranno inalterati, anche solo per qualche anno. Tuttavia, i legislatori stanno correndo (forse un po’ troppo lentamente) ai ripari

BRUXELLES – Il momento di fare il conto con la questione Brexit è quasi arrivato. Al divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea mancano poco più di sei mesi e i punti lasciati in sospeso sono ancora troppi. Sebbene un primo, ma timido, passo avanti nei negoziati sia stato fatto lo scorso dicembre, il tira-e-molla tra UE e Gran Bretagna sembra protrarsi ancora per un bel po’ e lo spettro di un divorzio senza accordo sembra farsi sempre più reale.

Vignetta umoristica sull’hard Brexit

I primi a pagare le conseguenze di tutte le indecisioni politiche e dei giochi di forza tra le parti saranno i comuni cittadini, in primis viaggiatori e turisti. Da aprile 2019 i cittadini britannici e quelli europei non avranno più il permesso di viaggiare liberamente tra un lato e l’altro della Manica, ma saranno costretti a sottostare alle normali regole internazionali vigenti per turismo e immigrazione. Niente di anormale fin qui. Tuttavia, non si sa ancora se per viaggiare sarà richiesto un visto o se vi sarà un accordo tra UK e UE per consentire viaggi visa-free, come avviene adesso, ad esempio, tra Europa e Canada.

Secondo gli accordi preliminari per la Brexit, il periodo di transizione 2019-2021 lascerà pressoché immutate le condizioni di movimento delle persone fisiche tra UK e UE: non solo non sarebbe necessario nessun visto per viaggi turistici, ma i diritti dei cittadini europei (britannici) in Gran Bretagna (Europa) sarebbero tutelati come prima. Comunque, tale accordo è ancora provvisorio e non diventerà vincolante finché non sarà raggiunto un compromesso sulla questione irlandese. Per arrivare a ciò potrebbero volerci ancora diversi mesi. Qualora quest’accordo dovesse saltare, comincerà un vero e proprio inferno per i viaggiatori: code infinite ai consolati, ritardi nelle richieste per visti, problemi burocratici potrebbero metter in ginocchio i flussi turistici tra UK e UE. Senza contare gli ulteriori disagi negli aeroporti durante il controllo documenti.

Theresa May (sinistra) e Jean-Claude Juncker (destra), rispettivamente primo ministro britannico e presidente della Commissione Europea

Secondo Business Insider, sia l’UE che i rispettivi stati membri stanno cercando contromisure per arginare il problema già in fase di negoziato. La Commissione Europea starebbe inviando direttive ai singoli paesi per evitare il congestionamento degli aeroporti, per esempio tramite la creazione di aree doganali di frontiera più larghe e investendo maggior capitale umano per l’esecuzione dei controlli. Inoltre, secondo Politico, la Commissione starebbe approntando in gran segreto una direttiva per facilitare la circolazione degli individui britannici all’interno dell’UE. La proposta prevede l’eliminazione della necessità di un visto per viaggiare all’interno dell’Unione Europea per un massimo di 90 giorni, in un arco di tempo di 180 giorni. Occorrerebbe solo munirsi un documento (sullo stesso stile dell’eTA per il Canada) e pagare una tassa di €7 per ottenere il diritto all’ingresso in un paese dell’Unione. Tuttavia, questa proposta potrebbe saltare in mancanza di un accordo, perché diritti simili non sarebbero garantiti ai cittadini europei che vorrebbero entrare nel Regno Unito.

Inoltre, con una hard Brexit, viaggiare nel Regno Unito sarebbe ancora più complicato. Infatti, le compagnie aeree britanniche perderebbero la licenza per volare nello spazio aereo europeo e atterrare in aeroporti europei (e viceversa), rendendo necessario un nuovo iter di approvazione delle singole licenze che potrebbe protrarsi per mesi o anni. Niente più voli low cost EasyJet per Londra o Edimburgo, dunque.

Tuttavia, sebbene le parti si stiano preparando al peggiore degli scenari, i negoziati sono ancora in fase di sviluppo e sembra difficile che, sia UE che UK, ripudino il pre-accordo dello scorso dicembre. Tuttavia l’incertezza e i lunghi tempi di attesa per l’accordo potrebbero mettere a serio rischio le nostre vacanze: per l’estate prossima meglio prenotare in Spagna e andare sul sicuro, almeno per ora.