Uno dei punti forti della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle era stato quello dell’opposizione al gasdotto tap. Per questo si è causato grande sgomento quando il vicepremier Luigi di Maio non è riuscito a smentire il sì del governo riguardo alla sua effettiva costruzione. Le motivazioni che il leader pentastellato ha dato? Il fatto di non sapere della presenza di penali da pagare nel momento in cui il progetto fosse caduto in prescrizione.

‘Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte Tap per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma è così, altrimenti avremmo agito diversamente. Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro e a noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché. Quelli che sono andati a braccetto con le peggiori lobby del Paese l’unica cosa che ci dicevano è che eravamo nemici del progresso. Non ci hanno mai detto che c’erano delle penali da pagare’.

Tutto è partito quando il premier Conte, lo scorso venerdì 26 ottobre, ha ufficialmente autorizzato il piano del gasdotto che porterebbe gas natural direttamente dall’Azerbaigian in Italia. E anch’esso ha portato come argomentazioni delle presunte penali troppo onerose da sostenere.

Una delle promesse elettorali dei % Stelle era stata quella di eliminare il progetto del gasdotto in ‘due settimane’

 

Le smentite

Non sembrano però essere d’accordo con i due leader altri parlamentari come Lello Ciampolillo, Saverio De Bonis e Sara Cunial, che affermano l’assenza di ogni tipo di contratto tra Stato e Tap (e quindi, anche l’assenza di ogni tipo di penale). Della stessa opinione è anche Calenda, che sostiene che al massimo si potrebbe avere ‘un’eventuale richiesta di risarcimento danni‘. Il membro del Pd sostiene che il leader grillino stia solo cercando di arrampicarsi sugli specchi per coprire una promessa elettorale impossibile da mantenere. 

La campagna No Tap contro i 5Stelle

Ma il disaccordo non proviene solo dal frangente politico. I vari comitati No Tap si stanno mobilitando per domandare le dimissioni di coloro i quali non sono riusciti a portare a termine le loro promesse. Oltre che delle ‘manifestazioni’ social, gli attivisti hanno anche organizzato un incontro pubblico, invitando Barbara Lezzi, ministra per il Sud, di presentare le tante contestate carte che affermerebbero senza dubbi le effettive penali.

 

Come si forma l’opinione pubblica? Il modello a cascata

Ma come si è formata questa bufera di opinione pubblica che sta raggelando i 5 Stelle? O meglio, come si forma, in generale, l’opinione pubblica? Esistono principalmente due metodi: uno ha origine dall’alto ed è chiamato modello a cascata; il secondo, all’opposto, prende origini dal basso e si definisce per ribollimento.

Il modello a cascata si forma attraverso cinque livelli. Quando accade un fatto, solitamente i primi ad avere la possibilità di crearsi un’opinione a riguardo sono gli appartenenti alle élite economiche e sociali protagoniste del fenomeno. Esse sono infatti quelle che hanno i mezzi per inquadrarlo al meglio. Dopo aver sviluppato un’idea, la diffondono a chi di dovere. Questo risulta loro facile, avendo accesso favorito ai media. Inoltre, posseggono strumenti appositi e spazi adibiti alla discussioni di questo tipo di argomenti.

Dopo di loro vengono le élite politiche ed il governo. La loro opinione tiene conto dell’elaborazione dei primi, ed è quindi in minima parte mediata. Questa opinione viene poi resa pubblica attraverso i media, così da permettere ad una fascia più ampia di persone di aver accesso alle informazioni -seppur mediate dalle influenze dei primi due passaggi-.  Si formano così dei leader d’opinione, che influenzano quella della popolazione, esponendo la propria.

L’opinione pubblica a cascata si trasmette attraverso i media

Solo alla fine di tutti questi livelli vi è il demos, cioè la popolazione, a cui finalmente arriva l’informazione, seppur sia la meno pura e la maggiormente mediata. Il demos non può infatti avere davanti agli occhi le informazioni originarie, che sono accessibili e comprensibili solo dalla prima élite.

 

Come si forma l’opinione pubblica? Il modello per ribollimento

I processi di formazione di opinione pubblica che al contrario partono dal demos, sono definiti per ribollimento.

I social media sono il punto di partenza della formazione dell’opinione pubblica per ribollimento

Questi prendono forma dalla popolazione, dove si scatenano ‘ribollimenti’ o movimenti di opinione (anche opposti a quelli suggeriti dal primo modello) in modo repentino o inaspettato. Nel periodo moderno, questi movimenti scaturiscono dalla rete. A causa (o grazie) a questa, la linea di confine tra il processo a cascata e quello per ribollimento è sempre più labile, fino ad avere una sempre maggiore integrazione. Il ribollimento è quindi sempre più visibile nella nostra società, dinamico e presente. Grazie a Internet, nonostante non si acceda alle informazioni di prima mano, è possibile infatti formarsi delle opinioni più facilmente, senza obbligatoriamente passare per tutti quegli stadi di mezzo. Così come è ugualmente possibile creare dei luoghi di discussione un tempo impensabili e di possibilità delle sole élite.

Dettaglio della campagna social dei No Tap che chiede le dimissioni di alcuni membri dei 5Stelle

Lo stesso Movimento 5 Stelle ha visto la sua nascita tra i social. Il movimento No Tap si sta mobilitando attraverso essi per chiedere le dimissioni di alcuni parlamentari appartenenti alle sue righe. Possibile che possano essere proprio quelli stessi strumenti che hanno assicurato la venuta al mondo del partito, a causarne un’eventuale fine?

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