Quando il bullismo vince e si desidera essere invisibili.

Lo scorso 18 dicembre a Palermo, nei locali dello Studios Coworking si è tenuto un importante convegno dedicato alla lotta contro il bullismo e cyberbullismo. L’evento è stato un incontro fra il mondo della psicologia, pedagogia, delle istituzioni penitenziarie e associazioni che hanno affrontato l’argomento non solo dal punto di vista teorico, ma hanno analizzato anche dei casi clinici. Per sperare di ottenere dei risultati, vi è la necessità di lavorare in sinergia con scuola e famiglia. Il bullismo e la sua naturale evoluzione ai tempi dei social, il cyberbullismo sono fenomeni di estrema rilevanza sociale, civile e conseguentemente giudiziaria. Angela Ganci, psicologa e psicoterapeuta presso la sede di Palermo dell’Associazione Contro tutte le violenze, ente patrocinante del workshop afferma: Il bullismo e il cyberbullismo sono, a mio avviso, due realtà criminali che necessitano di interventi di natura psicologica, attraverso una sensibilizzazione al rispetto dell’Altro e di se stessi e del proprio valore personale, avvalendosi di programmi di educazione socio-affettiva, con partenza dai più precoci gradi di istruzione.

BULLISMO E CYBERBULLISMO

Il termine bullismo deriva dall’inglese bullying, ovvero mettere in atto comportamenti prepotenti e violenti, oppressivi, vessatori, sia di natura fisica che psicologica perpetrati da una o più persone nei confronti di una vittima incapace di difendersi. Generalmente i ruoli sono ben definiti. Da un lato c’è il persecutore, una persona che sfrutta la superiorità dovuta all’età piuttosto che alla prestanza fisica per vessare la vittima. Quest’ultima è usualmente più sensibile e più esposta alle prese in giro, non sa opporsi ed ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che lo rendono più incline alla vittimizzazione. Il cyberbullismo, invece, è forse più generico. Non c’è alcun tipo di contatto, avviene tutto dietro lo schermo di un computer, anche in modo assolutamente anonimo e spesso si propaga più facilmente. È incredibilmente facile mettere un like o condividere un video non preoccupandoci delle conseguenze che si potrebbero avere. 

Quando il bullismo vince e si desidera essere invisibili. DESIDERARE DI ESSERE INVISIBILI

Come accade al protagonista del capolavoro del regista premio Oscar Gabriele Salvatores. Il ragazzo invisibile è il tredicenne Michele Silenzi, bambino adottato che vive a Trieste. È un tipo sensibile, estremamente introverso e timido, vittima di episodi di bullismo. Sovente in classe è attaccato dai due bulli della scuola, di cui uno ripetente e ben più alto e grosso del ragazzino protagonista. Durante il cambio dell’ora corre a chiudersi in bagno, sperando di non essere trovato e tutte le volte viene beccato e costretto a dare i propri risparmi. In uno di questi episodi viene derubato di ben 50€, soldi che gli servivano per comprare un costume da supereroe per Halloween. Alla festa va comunque, anche se con una maschera cinese ma, poco dopo, è costretto così come a scuola a rinchiudersi nella toilette perché perseguitato dai compagni. È in quel momento che desidera di sparire, di essere invisibile. Un desiderio che sembrerebbe non destinato a realizzarsi, se non che la mattina dopo Michele si accorge di essere veramente invisibile mentre si appresta a lavarsi i denti. Passato un momento di sconforto, in cui considera di essere un mostro, pensa bene di sfruttare questa agognata invisibilità per farla pagare ai due ragazzi malefici della scuola. Il film evolverà fra ragazzetti spariti e mutazioni dovute ad un disastro nucleare ma il bullismo resterà tema latente della pellicola.

CONCETTO DI SÉ E BULLISMO

Diverse ricerche hanno collegato questi due termini. Il concetto di sé è l’immagine che si ha di se stessi. Non è paragonabile all’autostima, in quanto quest’ultima è più che altro il valore che ci attribuiamo mentre il concetto di sé riguarda gli aspetti cognitivi, la percezione e la cognizione delle nostre caratteristiche, ovvero le capacità, le opinioni che ogni individuo pensa di avere e che lo distinguono dagli altri. Un basso concetto di sé favorisce la vittimizzazione, in quanto vincerebbe il sentirsi inadeguato. Al contrario un’alta concezione di se stessi caratterizza i ragazzi aggressivi, ma questo è dovuto essenzialmente al potere e all’attenzione che attirano grazie ai loro comportamenti prepotenti. 

CONCLUSIONI

Le conseguenze di questi episodi non hanno pessimi risvolti esclusivamente nell’immediato, ma possono protrarsi e costituire nuovi ostacoli nel futuro. È accertato che chi è stato vittima degli attacchi di bullismo, passando dall’adolescenza all’età adulta, presenterà disturbi quali agorafobia, disturbi d’ansia generalizzato, attacchi di panico, depressione e dipendenza. Dunque occorre partire  dal principio, ovvero dalla base di tutte le relazioni sociali, l’educazione. Prima in famiglia e poi nella scuola, l’educazione deve essere autorevole. Servono regole chiare, coerenza, quei sani principi che aiutino il bambino a crescere in modo equilibrato e sereno. Devono convivere le risposte empatiche di cui necessita il lato emotivo del ragazzo, ma anche quei No che temprano il carattere.

Sonia Felice

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