Il “ce l’ho sulla punta della lingua” è un’esperienza comune. Ci capita quanto sentiamo di poter accedere ad una parola da un momento all’altro e tuttavia non ci arriviamo. Per anni, i ricercatori hanno speculato sulla natura emotiva dell’esperienza, dopotutto questo stato è accompagnato da un’emozione.

Sebbene ci siano state pochissime ricerche dirette, la maggior parte dei ricercatori ha ipotizzato che, in linea con le intuizioni e le esperienze personali, è probabilmente un’esperienza piuttosto negativa, in genere fastidiosa e frustrante.Tuttavia, un nuovo studio di ricerca suggerisce che queste prime impressioni riguardo alla componente affettiva del “ce l’ho sulla punta della lingua” potrebbero essere sbagliate. Infatti, questo stato potrebbe essere positivo, almeno nei momenti iniziali in cui si verifica la sensazione stessa.

I risultati dello studio

Prima di tutto, questo studio ha mostrato che le impressioni di essere nello stato di “ce l’ho sulla punta della lingua” erano più probabili davanti a domande che presupponevano una risposta positiva, piuttosto che una negativa. Ad esempio, questo stato sarebbe più probabile davanti ad una domanda come “Qual è il nome del cane nel Mago di Oz?” (ambito positivo) piuttosto che per una domanda come “Che tipo di veleno ha usato Socrate? “(ambito negativo).In secondo luogo, questo studio ha evidenziato che quando le persone affermavano di trovarsi nel mezzo di uno stato di “punta della lingua”, erano anche inclini alla positività nel formulare giudizi. Ad esempio, quando le persone sperimentavano questo davanti alla foto di una celebrità, quella star veniva giudicata come una persona più affidabile rispetto a quando la riconoscevano subito. Era come se la sensazione del “ce l’ho sulla punta della lingua” stesse influendo positivamente su un’altra opinione sulla persona in foto. Questi risultati appaiono in linea con le osservazioni del fenomeno del “worm glow” per il quale i sentimenti di familiarità sono associati alla positività. Ciò che sentiamo come “familiare” viene vissuto come più positivo e viceversa. Questa nuova ricerca sul fenomeno del “ce l’ho sulla punta della lingua” suggerisce che, come la familiarità, potrebbe esserci un “worm glow” associato a questo stato.

Gli aspetti positivi del “ce l’ho sulla punta della lingua”

Perché il fenomeno del “tip-of-the-tongue” dovrebbe essere associato alla positività? La ricerca ha mostrato alcuni aspetti positivi dell’esperienza. Per prima cosa, gli stati “tip-of-the-tongue” sono associati alla curiosità. Quando non si riesce a recuperare una risposta a una domanda, le persone che esperiscono questa sensazione hanno maggiori probabilità di voler scoprire quale sia la risposta rispetto a chi non lo sperimenta.Alcuni ricercatori hanno suggerito che lo scopo primario del “ce l’ho sulla punta della lingua” potrebbe essere adattivo: in particolare, l’obiettivo sarebbe quello di indurre la persona ad una continua ricerca nella propria memoria. Questo fenomeno può essere percepito come quando si riceve un suggerimento o un indizio in un compito di ricerca, un segnale che ci stiamo avvicinando (“fuochino, fuochino”) all’obiettivo. In questo modo, l’esperienza stessa potrebbe essere considerata tutt’altro che negativa (almeno nei momenti iniziali in cui si verifica), diventando in qualche modo motivante, e forse anche un po’ eccitante.

Allora perché tendiamo a pensare che il fenomeno del tip-of-the-tongue come ad un’esperienza negativa? La frustrazione che avviene in seguito, se la parola continua a sfuggire nonostante i continui sforzi nel cercare di scoprirla, potrebbe essere più pregnante in memoria, quindi più considerata nel momento in cui si chiede alle persone di giudicare le proprie sensazioni rispetto allo stato del “ce l’ho sulla punta della lingua”. Tuttavia, il momento in cui si manifesta la sensazione potrebbe non essere un’esperienza negativa.

Susanna Morlino
@karmadelevingne

 

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