Come può il cervello decidere se farci combattere, scappare, o immobilizzare davanti a una possibile minaccia (Fight, Flight or Freeze)? La risposta, a sorpresa, arriva dal moscerino della frutta. Dei ricercatori sono infatti riusciti a individuare un circuito neuronale deputato proprio alla messa in atto del “Freezing” nel piccolo insetto

Il cervello e le tre F dell'autodifesa
Di fronte a una minaccia siamo portati a scegliere se reagire (fight), fuggire (flight) o immobilizzarci e fingerci morti (freeze)

Tutti quanti almeno una volta ci siamo trovati di fronte a una situazione di pericolo. E ognuno di noi avrà avuto l’impulso a scappare, a combattere, o, nella peggiore delle ipotesi, si è sentito paralizzato e incapace di muoversi. Ebbene, è tutto naturale. Praticamente tutto il regno animale ha a disposizione, davanti ad un’aggressione, questi tre meccanismi di difesa, detti, inglese, le tre F: Fight, FLight or Freeze.

Perché scegliamo un certo meccanismo?

Cervello e mediazione cognitiva
Non sono ancora del tutto chiari i meccanismi cerebrali che si attivano per farci decidere se scappare o contrattaccare: chiaro che nell’uomo la mediazione cognitiva abbia un ruolo molto importante

Molti studi etologici hanno mostrato che nei mammiferi la messa in atto di una strategia piuttosto che un’altra è fortemente influenzata dalla distanza della minaccia. Questo però non è detto avvenga per tutti gli animali, così come non sono chiari i meccanismi che si innescano nel nostro cervello per portarci a scegliere quale strategia usare. Non sono neanche del tutto noti tutti i meccanismi che sono in gioco. Si basti pensare alla teoria dell’attaccamento di Bowlby e a come ogni bambino sottoposto all’esperimento della Strange Situation reagisca in maniera diversa alla stessa situazione di pericolo percepito.

Le risposte del moscerino della frutta

Un gruppo di ricercatori del Champalimaud Centre for the Unknown, a Lisbona, guidati da Marta A. Moita, hanno deciso di cominciare coi loro studi dal moscerino della frutta (Drosophila melanogaster). Hanno scommesso contro tutti quelli che sostenevano che un insetto così piccolo avesse una sola opzione: la fuga. E hanno avuto ragione. L’osservazione sistematica di questo moscerino ha mostrato che di fronte a una minaccia molti esemplari optavano per il freezing. “Proprio come i mammiferi – spiega Moita – rimanevano perfettamente immobili per minuti e minuti, a volte in posizioni molto scomode, per esempio accovacciati a metà, o con una o due gambe sospese in aria“. I ricercatori hanno anche scoperto che la decisione dipendeva dalla velocità di movimento della Drosophila. Se il moscerino si stava muovendo lentamente optava per il freezing, se si muoveva velocemente preferiva la fuga.

Il cervello e il freezing
Il meccanismo di Freezing è in realtà un’extrema ratio per noi uomini: significa non avere nessun’altra possibilità o strategia di sopravvivenza a parte il fingersi morti

Un preciso circuito neuronale nel cervello

Con avanzate tecniche di ingegneria genetica, l’équipe ha potuto identificare i neuroni coinvolti nella scelta del freezing, riducendoli poi a due, uno per ogni lato del cervello. I ricercatori sono stati entusiasti della scoperta: secondo loro rappresenterebbero le porte d’ingresso alle scelte delle strategie di difesa. “Poiché i comportamenti difensivi sono comuni a tutti gli animali – ha concluso Moita – le nostre scoperte offrono un buon punto di partenza per identificare le ‘regole del gioco’ che definiscono il modo in cui tutti gli animali scelgono di difendersi“. La scoperta può così creare un nuovo ponte tra il mondo neuroscientifico e quello più psicologico.

 

Matteo Sesia