“Fletto i muscoli e sono nel vuoto”. Questo il celebre motto di Rat-Man, personaggio creato dal fumettista Leonardo “Leo” Ortolani nel lontano 1989. Con la sua tuta giallastra e due enormi orecchie da topo, Rat-Man si è battuto per più di vent’anni contro nemici fuori dal comune, dando vita a una saga fitta di intrecci narrativi che sono valsi a Ortolani decine di premi e migliaia di lettori accaniti (lo scrittore di tale articolo per primo). In una serie a fumetti così di successo, però, emergono subito elementi ricorrenti che fanno di Rat-Man un fumetto adatto ad ogni età, la cui ridondanza si presenta come originale e sempre pronta a strappare una risata o una lacrima di commozione. Esattamente come i “metodi narrativi” proposti in questo periodo storico dal populismo.

Fabula e Intreccio

Andiamo con ordine, prendendo come riferimento l’acerrimo nemico di Rat-Man: l’Ombra, una nemesi immateriale che avvolge ogni cosa, costretta però ad utilizzare un essere umano come “guscio” per continuare a sopravvivere. Tale guscio è principalmente Janus Valker, padre adottivo di Rat-Man. Nel corso della storia, il protagonista vivrà diverse avventure con diversi nemici, che si dimostreranno però insulsi in confronto al Vero Nemico, la temibile Ombra, che occuperà infatti gran parte della serie.

Quanto spiegato finora può essere già avvincente di per sé. Ma bisogna tenere da conto che è semplice fabula: una narrazione diretta e cronologica dei fatti. E da che mondo è mondo, al lettore esperto non basta la semplice trama: servono flashback, rivelazioni, salti temporali d’ogni sorta. Serve, insomma, un intreccio che risponda alle aspettative dell’osservatore accanito, bisognoso di provare emozioni forti. Ed è proprio qui che l’analogia con la propaganda dell’Alt-Right emerge.

Il potere della risata

Come si capisce quando una storia funziona? Nel numero 100 di Rat-Man, la risposta che ci viene data è questa:

“Alcuni dicono con l’esperienza, altri con l’intuito…Io la sottopongo a Nicolas Cage. Se lui accetta di interpretarla, è da scartare.”

Non avendo a disposizione Nicolas Cage, in questo specifico caso si può solo analizzare il tipo di prodotto offerto al pubblico. Nato come serie di nicchia (come ogni fumetto d’altonde), Rat-Man si è poi scavato col tempo un posto al sole tra i colossi italiani, guadagnandosi una schiera di fan di tutto rispetto. Ma concentriamoci ora sulla trama, punto cruciale dei singoli numeri della serie.

Le battute e le gag, come già si è potuto notare, non mancano di certo. E per quanto ciò sembri futile, è in realtà proprio il coraggio di parlare fuori dagli schemi il vero punto vincente del fumetto: laddove il “politically correct” avanza, Rat-Man lo stravolge completamente deridendolo.

A questo punto la risposta alla domanda di inizio paragrafo comincia a farsi più vicina: quando una storia funziona? Quando si è in grado di far provare emozioni al lettore, facendolo ridere, ma anche piangere; quando il lettore stesso si identifica con il fumetto, quella realtà che sola è in grado di comprenderlo; ed è a questo punto che la creazione di un nemico diventa il tassello vincente per conquistare del tutto il proprio pubblico.

Il nemico alle porte

L’Ombra, questa sconosciuta. Un’entità alla quale raramente facciamo caso, anzi che diamo per scontata, su Rat-Man diventa il peggior nemico del protagonista. E il pensiero secondo cui la nemesi e il suo rivale siano in realtà una cosa sola è ricorrente in quasi tutti i volumi dell’uomo-topo: se uno dei due cede e scompare, anche il suo opposto è destinato a perire.

In tutto questo minestrone di trame e pensieri, è sempre più evidente come una trama fumettistica e lo stile di propaganda populista non siano poi così differenti. E ciò perchè, in fondo, si tratta della storia più vecchia del mondo.

Con il potere della risata, gran parte del pubblico viene definitivamente incuriosito. E il lettore comune viene pian piano portato a chiedersi: “perchè le persone ridono, e io no?”. Ciò può valere per un uomo disegnato in calzamaglia quanto per una persona reale, ovviamente. E ciò può valere sia per le risate che per ogni stimolo primordiale dell’uomo: rabbia, tristezza, paura…tutte emozioni istintive difficili da controllare. E se una semplice risata può incuriosire un lettore, beh, un’intera gamma di sentimenti spacciata a buon mercato non può che conquistarlo.

Ma il nemico è decisamente il tassello vincente di Rat-Man così come di ogni trama (che sia fumettistica o politica). Perchè, diciamocelo, se non c’è un nemico da combattere, che senso avrebbe l’esistenza di un protagonista?

Questa domanda, nemmeno a dirlo, è stata presa, violentata, e ricreata a proprio piacimento da una miriade di persone diverse. Il protagonista è l’essenziale, tanto quanto l’antagonista. Ma ciò che più davvero è comico è il fatto che questo concetto sia stato reso nella realtà in modo ben più estremo rispeto a un fumetto comico. La prova di ciò può essere l’istintiva reazione a parole come “migranti”, “Boldrini”, “vaccini”, “Unione Europea” per alcuni; “Fascismo”, “Salvini”, “Diciotti”, “Def al 2,4%” per altri.

E il pensiero che una cosa sia solo bianca o nera, senza possibilità di sfumature alternative, si fa strada oltre il semplice fumetto che, ricordiamo, esiste anche nella sua versione a colori, rispetto alla nostra realtà attuale.

 

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