La maggior parte di noi hanno visto almeno una volta il capolavoro di Stanley KubrickShining, in cui il protagonista si presenta al colloquio di lavoro come custode dell’Overlook Hotel. Egli si mostra ben vestito e sicuro di sé, particolari ritenuti importanti quando ci si trova di fronte a un colloquio di lavoro.

Alcuni sostengono, infatti, che il biglietto da visita sia l’eleganza nel vestiario che dona un tocco di serietà. Altri, invece, che la cosa più importante sia il modo di porsi, una varietà di linguaggio o un sorriso sicuro. E se esistessero dei trucchetti per dare l’idea di essere molto intelligenti in un colloquio di lavoro?

L’intelligenza: cos’è e da dove viene

L’intelligenza è un argomento vasto che fin dalla filosofia degli antichi greci prende vita. Platone nel 380 a.C. sosteneva che gli individui nascessero con delle attitudini prescritte e innate: vi erano bravi mercanti o bravi soldati, per esempio.
Solo nel XIX secolo però essa diviene oggetto di studio. Dapprima le ricerche si concentrarono sulle dimensioni del cranio e sulla capacità di individuare e differenziare note musicali (Francis Galton, 1869). Con queste osservazioni si giunse alla conclusione che l’intelligenza fosse ereditaria. Ma come è vero che in una famiglia vi è uno scambio di geni, così vi è anche uno scambio di esperienze. Vennero iniziati esperimenti sui gemelli, dizigoti o monozigoti, traendo la conclusione che probabilmente l’intelligenza fosse davvero determinata, in larga scala, dai geni. I gemelli identici risultavano, infatti, avere una correlazione positiva (se uno presentava un determinato QI, anche l’altro probabilmente lo aveva tale).

Ragazzo in un colloquio di lavoro

L’intelligenza nel linguaggio comune 

Nella mente degli scienziati, l’intelligenza risultava avere circa otto abilità intermedie: apprendimento e memoria, percezione visiva, fluidità verbale, capacità mnemonica, rapidità cognitiva, conoscenza, intelligenza cristallizzata e intelligenza fluida. Queste ultime due rispettivamente sono la capacità di applicare le conoscenze acquisite tramite l’esperienza e la capacità di ragionare e risolvere nuovi problemi.
Non tutti gli studiosi sono concordi, però, con questa teoria. Stanovich (nel 2009), per esempio, esplicò come tutte queste abilità fossero basate su solide realtà e come nessun’altra venne scoperta oltre quelle già emerse con l’evidenza. Anche lo psicologo Robert Stenberg (1999, 2006) evidenziò come nei test fatti ci fosse una sola risposta corretta e come, invece, nella vita di tutti i giorni gli individui si trovino di fronte a molteplici possibili alternative valide. Situazioni in cui subentrano l’intelligenza creativa, ovvero la capacità di generare soluzioni che altre persone sarebbero incapaci di generare, e pratica, la capacità di adattare queste soluzioni alla vita quotidiana. Accanto a queste, in rapporti interpersonali si affianca l’intelligenza emotiva, che ci aiuta a dire verità che fanno male a persone care o ad analizzare ciò che proviamo.

La diversità di considerare l’intelligenza nel mondo

Il considerare l’intelligenza differisce anche dai luoghi: per esempio gli occidentali considerano molto intelligenti le persone che parlano spesso e in fretta. Per gli africani invece hanno la meglio coloro che parlano con calma e determinazione.
Anche nelle diverse filosofie di vita si hanno diverse considerazioni dell’intelligenza: i taoisti attribuiscono grande valore all’umiltà e alla conoscenza di sé. I buddisti, invece, risaltano la determinazione e lo sforzo mentale.

Mappa del QI mondiale

Ma tornando all’argomento iniziale… Come possiamo dare un’idea di intelligenza al nostro prossimo datore di lavoro? Proviamo a prendere spunto dalla scena del colloquio del film Shining: Jack Torrance (interpretato da Nicholson), si presenta sicuro di sé, vestito di tutto punto, ma con un particolare non trascurabile.
Sicuramente anche voi vi sarete vestiti elegantemente, avrete guardato e riguardato il curriculum e magari anche riletto un discorso approssimativo. E se nulla di tutto questo fosse utile? Alcuni studi hanno dimostrato come solo dal guardare una foto o un video si possa con certezza stabilire chi abbia il QI più alto: magari dall’aspetto fisico o dal comportamento o ancora dall’indossare gli occhiali da vista. Nessuno di questi indizi è però un attendibile indicatore di intelligenza. La ragione per cui molte persone sono validi giudici dell’intelligenza altrui è che considerano molto importante il contatto oculare sia mentre si parla che mentre si ascolta, a prescindere che si portino o meno gli occhiali da vista! Nel film, infatti, Jack guarda per tutto il tempo del colloquio il datore di lavoro negli occhi, ecco il particolare di cui parlavo prima.

Jack Nicholson nel film “Shining” durante la scena del colloquio di lavoro

Tutto ciò è importante soprattutto quando a giudicare è una donna e ad essere giudicato un uomo, ironia della sorte.
Dunque, come fare bella figura ad un colloquio di lavoro? Va bene aggiustarsi i capelli, va bene vestirsi eleganti, ma non dimenticate di guardare il vostro interlocutore dritto negli occhi!

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