Oggi, nove novembre, è uscito Playlist, nuovo album del rapper Maurizio Pisciottu, in arte Salmo. Personaggio controverso e critico, senza peli sulla lingua, Salmo ha fatto discutere di sé già con il contenuto del singolo “90MIN”, dove è evidente la critica ad un certo tipo di politica e ai suoi esponenti: <<Poteri forti, aprono i conti ma chiudono i porti/ rubano i soldi, impossibile opporsi>>. Il rapper si è già schierato: l’opposizione a Salvini e Lega è evidente. Opposizione sempre più forte: <<Tutta colpa dei migranti (stai zitto!)/ senegalesi e marocchini (ma stai zitto!)>> è parte del ritornello di “Stai zitto”, canzone in collaborazione con Fabri Fibra. Il nuovo disco è una critica/parodia dell’italiano medio e un’opposizione feroce a chi secondo l’artista è esponente e si serve di questa figura, tanto che lo stesso Salmo ha affermato: “Se vi piace Salvini non ascoltate rap e andatevene affanculo”. Analizzando la sua musica si nota come il procedimento è sempre volto a distruggere preconcetti, luoghi comuni, moralità diffusa e particolari atteggiamenti. Salmo critica aspramente la Chiesa e la fede in Dio in canzoni come “Un Dio personale” e “999”; e passioni comuni per lui denotanti stupidità, come l’andare allo stadio in “Perdonami”. Il rapper ha un atteggiamento esclusivamente negativo, quasi elenchico (“Elenchos”, greco= confutazione).

Copertina dell’album “Playlist”

Questo termine evidenzia le affinità con un noto personaggio del passato, il filosofo Socrate. Cittadino di una polis in evidente stato di decadenza, dove l’economia era in crisi a causa della sconfitta nella guerra del Peloponneso e avente una democrazia allo sbando, nelle mani di malvagi demagoghi, egli sentì di avere una missione terapeutica. Si offrì quindi come <<Dono di Dio alla città>> e il suo dono non era altro che la confutazione feroce di ogni credenza infondata o malvagia. Per questo Socrate era un personaggio controverso, una figura scomoda, che ai più non piaceva. La stessa democrazia, gli stessi suoi concittadini, i benpensanti dell’epoca, lo condannarono a morte, perché non si piegò alla temperie comune ma cercò di sbugiardarla, agendo nello stesso modo del rapper sardo. Testimonianza di questo può essere il discorso difensivo tenuto dal filosofo nel processo che decreterà la sua morte, riportato da Platone nell’Apologia, in particolare nell’appello ai concittadini sul il futuro dei propri figli: <<E se sembrerà che essi siano qualcosa senza essere niente, svergognateli, come io a voi, perché  non si occupano di quello che conviene e si credono qualcuno ma non sono degni di nulla>>. Sbugiardare e criticare ferocemente senza mostrare una prospettiva positiva può, quindi, essere proprio anche di grandi personalità. I posteri decideranno chi è stato cafone e chi no.

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