Marc Prensky nel 2001 conia il termine nativi digitali o madrelingua del linguaggio digitale per indicare le nuove generazioni cresciute negli ultimi quindici anni. Parliamo di giovani cresciuti nell’epoca dominata dalle nuove tecnologie. A distanza di un anno dalla nascita di questi nuovi termini, inizia a manifestarsi un fenomeno con sempre maggiore evidenza: il cyberbullismo.

Le forme del cyberbullismo

Il termine cyberbullismo fu coniato nel 2002 da Bill Belsey, educatore canadese. Nonostante la diffusione del fenomeno, non esiste ancora una definizione condivisa. Smith e collaboratori proposero una definizione più affine a quella del bullismo convenzionale, quindi il cyberbullismo come forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, contro un singolo o un gruppo, con lo scopo di ferire e mettere a disagio la vittima. Gli stessi autori dividono il fenomeno in varie categorie che vanno dagli sms alle chiamate passando per e-mail, mms e chattrooms. Willard ha proposto, invece, una classificazione alternativa, non centrata sugli stumenti ma sul comportamento perpetrato:

  • Flaming: messaggi violenti che mirano a suscitare battaglie verbali nei forum
  • Harassment (molestie): invio ripetuto di messaggi offensivi e sgradevoli
  • Denigration: diffamazione online mediante pettegolezzi e menzogne per danneggiare la reputazione e i rapporti di una persona
  • Impersonation (furto d’identità): l’aggressore si appropria dei dati di accesso dell’account della vittima con lo scopo di danneggiarla
  • Outing and Trickering: diffusione online di segreti e informazioni personali, spingere una persona con l’inganno a rivelare informazioni imbarazzanti per poi pubblicarle in rete
  • Exclusion: esclusione intenzionale di qualcuno da un gruppo online (chat, forum, ecc.)
  • Cyberstalking: invio ripetuto di messaggi intimidatori contenenti minacce e offese

Bullismo e Cyberbullismo

Numerose ricerche evidenziano una probabilità più alta per le vittime di bullismo di diventare anche vittime di cyberbullismo, rispetto ai coetanei che non subiscono queste violenze. Tra i due fenomeni esistono però delle differenze. Innanzitutto nel cyberbullismo la trasmissione del messaggio aggressivo non avviene di persona, ma attraverso la rete. Questo porta la vittima a sentirsi ancora più impotente. Da questo ne consegue anche che venga a mancare un feedback diretto sugli effetti delle aggressioni. Questi due fattori sono quelli che alimentano maggiormente il fenomeno: l’anonimato dell’aggressore e l’assenza di coordinate spazio-temporali. Un’altra differenza è che nel bullismo tradizionale, il fenomeno è circoscritto a specifici momenti (tipicamente l’orario scolastico), nel caso del cyberbullismo, invece, le aggressioni hanno una dimensione temporale potenzialmente illimitata.

Le vittime di cyberbullismo si sentono impotenti dinanzi all’anonimato dell’aggressore. www.quotidianogiuridico.it

In Italia

Il progetto DAPHNE II, promosso dall’Unione Europea, mostra che l’incidenza del fenomeno nel nostro paese sia in linea con il panorama internazionale. Interessante lo studio di Menesini et al. che ha indagato l’incidenza del fenomeno in sei paesi europei tra cui Spagna, Germania e Italia. Per quanto riguarda il nostro paese, i dati raccolti su un campione di 295 ragazzi, ha evidenziato che tra le pratiche di cyberbullismo più diffuse troviamo il flamming, denigration, impersonification e exclusion, con una percentuale simile tra maschi e femmine.
La condizione di anonimato e il mancato contatto corporeo con la vittima, come abbiamo visto, sono i fattori che amplificano maggiormente il fenomeno. In generale la percentuale di vittime che non conosce l’identità dell’aggressore arriva al 69%. I dati italiani per quanto riguarda il bullismo elettronico attraverso il cellulare mostrano come le percentuali di anonimato siano più basse (28,9%). Spesso il bullo frequenta la stessa scuola della vittima, è nella stessa classe (18,9%), è un coetaneo di un’altra classe (10%) o uno studente più grande della stessa scuola (17,9%).

Le conseguenze

Già per quanto riguarda il bullismo tradizionale, diversi studi hanno messo in evidenza che l’essere vittima o bullo rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di successive manifestazione psicopatologiche. Il bullo si caratterizza per mancanza di empatia, scarso rispetto per le norme sociali, è più frequentemente coinvolto in comportamenti problematici e in forme di trasgressione. Anche le vittime sono affette da diverse tipologie di disturbi, come il progressivo isolamento sociale. Nel cyberbullismo i rischi non scompaiono. I cyberbulli spesso non sono capaci di comprendere l’effetto delle proprie azioni, il disimpegno morale unito all’anonimato, amplifica l’aggressività e alimenta nel tempo una dissociazione tra vita online e offline. L’impatto del cyberbullismo sulle vittime può variare a seconda della gravità e della frequenza. Tra le principali conseguenze troviamo un maggiore assenteismo scolastico, depressione, ansia sociale e bassa autostima.

Delfina Ruggero