È inutile negarlo per pudore. Siamo eredi di una società prettamente schiavile. Se ad oggi gli atteggiamenti dei nostri antenati illustri ci paiono come barbarie frutto di un periodo storico che non ci appartiene, ciò che invece nell’immaginario comune percepiamo come normale e perfettamente conforme alla nostra definizione di civiltà potrebbe celare al suo interno le radici di quella stessa Schiavitù che respingiamo concettualmente. Occorre precisare, a onor del vero, che non solo la cultura occidentale, ma tendenzialmente ogni civiltà umana ha posto la dicotomia tra libero e schiavo come pilastro della propria struttura sociale. Eppure sembra che l’emancipazione graduale dell’uomo lo abbia portato a rinnegare le presunte brutalità di cui esso stesso si macchiava in passato. Sembra, per l’appunto. Perché sarà pur vero che il concetto di Schiavitù almeno dal punto di vista istituzionale è respinto, ma ancora oggi ne portiamo intrinsecamente l’eredità.

Aristotele: Schiavitù come legge naturale

(Aristotele, busto)
Fonte: Wikipedia

Per capire la profondità culturale delle radici della Schiavitù in occidente ci basta l’esempio di Aristotele. Non stiamo parlando di un filosofo tra gli altri, ma di colui che ha formulato l’intero sostrato filosofico della cultura occidentale di quasi due millenni. Siamo nel III secolo a.C. e Aristotele definisce filosoficamente in maniera chiara, per la prima volta nella storia, la Schiavitù. Lo schiavo è schiavo per Natura. Ha naturalmente meno qualità dell’uomo libero e per questo è schiavo. Proprio per questa ragione la sua massima aspirazione non può che essere quella di divenire il migliore schiavo, perché questo è il suo essere secondo Natura. Già, perché gli uomini, nella cultura greca, sono diseguali per Natura. Ad oggi noi, uomini e donne del XXI Secolo, rifiutiamo categoricamente questo tipo di pensiero, anzi, siamo culturalmente protesi a credere il contrario.

Eppure Aristotele muove il suo pensiero da una logica stringente, che ha le basi nella struttura sociale della polis ateniese in cui vive. Perché la Polis ha bisogno dello schiavo per sopravvivere. E se è vero che l’uomo è un animale sociale per Natura, se è vero che i Greci sono il popolo padrone per eccellenza, e se ciò legittima naturalmente la struttura sociale della Polis, allora legittima anche la Schiavitù come fatto naturale.

Galileo – Discorsi e dimostrazioni matematiche attorno a due nuove scienze

Quando nel XVII secolo iniziò a farsi strada il concetto di Meccanica nella cultura occidentale lo fece a partire da una necessità prima pratica e poi filosofica. Lentamente stava infatti sparendo la Schiavitù in senso stretto, si stava affacciando sulla scena europea l’Illuminismo ed occorreva trovare un modo per sopperire alla mancanza dello schiavo. Alla macchina da lavoro perfetta, l’uomo, si sostituì lentamente una macchina il più possibile efficiente e che potesse reggere un sistema economico che andava perdendo la sua componente fondamentale, anche a causa del crollo della Filosofia della Natura Aristotelica. I Greci infatti, pur avendo matematici illustri che avrebbero potuto sviluppare una Meccanica, non lo fecero semplicemente perché l’accettazione a priori della Schiavitù l’avrebbe resa inutile di fronte alla possibilità di utilizzare illimitatamente la forza dell’uomo.

Illuminismo e attualità: siamo del tutto emancipati?

Illuminista
Un movimento politico, sociale, culturale e filosofico. L’Illuminismo abbracciava tutta una serie di discipline con una spinta progressista che inondò l’Europa del XVIII secolo.

L’illuminismo dunque apre la porta all’emancipazione della figura dello schiavo. Lentamente l’idea stessa di Schiavitù viene piano piano accantonata dal pensiero comune, fino ad arrivare ad oggi, dove difficilmente qualcuno ne approva i contenuti ed i metodi pratici. Ma siamo davvero completamente emancipati? Sicuramente si sono fatti passi da giganti, ma che dire di Hegel e della dialettica Servo – Signore, che analizza storicamente la dipendenza del secondo dal primo ben dopo l’avvento dell’Illuminismo? Che dire della lotta di classe e della tanto sperata Rivoluzione Proletaria? Cosa cambia da Spartaco a Marx, se non una maggiore consapevolezza di sé e del proprio ruolo sociale?

Ed oggi, nel 2018, chi si erge spocchiosamente a intellettuale, cosa pensa davvero di operai, contadini, netturbini ed imbianchini? Quanto siamo effettivamente diversi dal filosofo greco che disprezza le arti ed i mestieri? Certo, non esistono più gli schiavi, o almeno non li vediamo e la cosa ci fa comodo. Ma sotto ad un velo di Democrazia a suffragio universale, in quanti segretamente pensano di essere superiori rispetto a chi non ha una laurea?

Giovanni Cattaneo

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