Il termine risulta abbastanza sconosciuto, ma questa “fobia” è, in realtà, molto frequente nelle giovani generazioni. Parliamo della cherofobia, ovvero la paura di essere felici, termine divenuto ultimamente più noto grazie al talent show X Factor.

La cherofobia “lanciata” su X Factor

Durante la prima puntata di audizioni di X Factor 12 è stato presentato un brano inedito, dedicato proprio alla paura della felicità. Portato fino ai Live Show, il brano di Martina Attili – già nota per aver recitato in diverse fiction italiane – è stato uno dei più applauditi. Si chiama appunto “Cherofobia“, e nel testo del brano diverse strofe lasciano ben poco all’immaginazione quanto al significato di questo inusuale termine, qui puoi vedere un piccolo servizio ad esso dedicato dal TG1. Oggi nel team di Manuel Agnelli, in categoria Under Donne, la Attili fu anche vincitrice del premio Piero Calabrese, arrivando alle finali di Area Sanremo. La cantautrice ha dichiarato che l’idea per il brano è nata tre anni fa, in concomitanza con un intervento chirurgico al piede. Periodo particolarmente duro e difficile, in cui sembra non essere riuscita a dichiarare i suoi sentimenti ad un ragazzo, forse proprio a causa di questa cherofobia. Sembrerebbe dunque, un testo autobiografico.

La cherofobia è, appunto, la paura della felicità. In queste situazioni, gli individui evitano di proposito situazioni che possono arrecare gioia o emozioni di carattere positivo. Diverse paure e cause, spesso di carattere ansioso, possono celarsi dietro questo fenomeno. Paura che ad un evento positivo segua subito un evento negativo a fungere da punizione; paura dell’instabilità e fragilità della felicità stessa; credenza che eventi negativi accadano a persone felici; supporre che la felicità renda cattivi; credere che l’espressione della felicità sia un male per l’individuo stesso e gli altri o temere che perseguire la felicità possa essere un male.

Giovani generazioni e cherofobia

La cherofobia, che in realtà può tradursi in diverse situazioni incrociate, quali ansia, depressione, disagi di altro tipo o di derivazione ambientale, sembra “spopolare” negli ultimi tempi, specialmente tra i giovani. L’ansia e la depressione si manifestano nel 50% dei casi tra i 15 e i 19 anni, e il 20% degli studenti di scuola superiore ne sembra colpito. La depressione si presenta come il disturbo più diffuso in età adolescenziale, e l’età della comparsa di quest’ultima sembra essersi abbassata particolarmente. I tassi di suicidio notevolmente aumentati, sempre per via di ansia e depressione, sono stati il movente che ha spinto diversi psicologi britannici dell’università di Bath e di York St John, a dedicarsi ad un sondaggio chiamato “Multidimensional Perfectionism Scale”. Il sondaggio è stato somministrato ad oltre 41 mila studenti universitari, in un periodo che va dal 1989 al 2016.

I ricercatori, dati alla mano, hanno valutato che la ragione di tanto malessere sia legata ad un sogno di perfezionismo, sempre più intrusivo per le nuove generazioni. Questa idea di perfezionismo è maggiore rispetto al passato e sembra legata allo spirito di competizione della società ed alla diffusione dei social media. Nei social media, competizione e tentativi di riversare un’immagine perfetta di se stessi, si incontrano in un connubio decisamente forte, soprattutto per le giovani menti. Secondo gli scienziati, infatti, questi elementi possono influenzare in maniera decisamente negativa la salute mentale dei giovani.

Quanto aumenta il perfezionismo e che effetti ha?

I risultati dello studio britannico, sono stati così commentati dal professor Curran, coordinatore della ricerca: “Questi risultati suggeriscono che le recenti generazioni di studenti universitari hanno aspettative più alte su se stessi e sugli altri rispetto alle generazioni precedenti. I giovani di oggi sono in competizione l’uno l’altro al fine di soddisfare le pressioni della società per avere successo, e sentono che il perfezionismo è necessario per sentirsi sicuri, socialmente connessi e di valore.” I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Psychological Bulletin.

Le statistiche dello studio indicano che, in trent’anni, il perfezionismo socialmente “prescritto” è aumentato in media del 33%, quello verso se stessi del 10% e quello indirizzato agli altri del 16%. Dunque questo perfezionismo, oltre ad altre note situazioni ambientali, pare essere buona parte della causa del proliferare di ansia a depressione nelle nuove generazioni. Anche per questo forse, oggi parliamo di cherofobia. Prendere coscienza di quali siano le ragioni che ci separano dal benessere, è il primo grande passo per uscire fuori da una situazione difficile. Nel caso in cui si sentisse il bisogno di ricevere aiuto, parlare con persone fidate o con professionisti, deve apparire come una priorità.

Serena Vitale

 

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