Nella Storia della Filosofia della Morale la questione della Giustizia ha rappresentato e tutt’ora rappresenta uno dei nodi più problematici delle riflessioni di chi si cimenta in questo campo. Oggi nella nostra società ne abbiamo un’idea ben scolpita e istituzionalizzata, ma scavando nell’antichità l’idea del giusto e di ciò che sia definibile giusto assume connotati mutevoli. Definire cosa sia la Giustizia è difficile. Lo è però ancora di più se la necessità della sua definizione nasce da un ambiente in declino che richiede una revisione integrale di istituzioni e valori morali. È proprio questo il caso di Platone, che tra il IV ed il III secolo a.C. si trova a fronteggiare la crisi di una Democrazia ateniese in balia della demagogia e della sofistica.

La scuola di Atene, Raffaello Sanzio

Ciò nonostante la minaccia che incombe perennemente in Platone e che Platone stesso pone come ostacolo al suo Socrate personaggio, onnipresente nei dialoghi platonici, è solo secondariamente la vuota retorica o il pericolo della demagogia. O meglio, esse sono un prodotto di un male ancor più radicato. Alla base della decadenza della polis ateniese vi è infatti una definizione di Morale, e parallelamente ad essa di Giustizia, completamente opposta a quella squisitamente platonica. Platone sostiene che sia meglio subire un’ingiustizia piuttosto che commetterla. E tuttavia nella società dove egli vive il concetto è tragicamente ribaltato nel senso comune in uno scenario cavalcato ed assecondato proprio da quei maestri di retorica che Platone critica aspramente. Nella mentalità del greco del III secolo a.C. (ma ad essere più puntigliosi dell’intera civiltà greca a partire dai tempi di Omero) la felicità è associabile solo alla figura del Tiranno, l’uomo che, ottenuto il potere, decide di tutto e di tutti assecondando le proprie passioni e restando esente da responsabilità. È la cosiddetta Morale del più forte, accompagnata dalla Giustizia come utile del più forte.

La Giustizia di Trasimaco nella Repubblica

Nel Primo Libro della Repubblica di Platone uno dei personaggi che dialogano con Socrate, tale Trasimaco, propone la propria idea di giustizia. La visione proposta è però la più terribile posta come problema al Socrate personaggio in tutta l’opera platonica, nonché probabilmente la più ardua da scaridinare. Per Trasimaco la Giustizia non è per nulla qualcosa di dato idealmente, né tantomeno naturalmente: al contrario essa è artificiosa, creata da un singolo uomo, ossia il più forte il quale ha avuto la forza di imporre la propria giustizia come mezzo per ricavarne il proprio utile. Non è importante, secondo Trasimaco, come si diventa i più forti, ma solo che questi esistano, che vi sia un tiranno sommamente felice di compiere ciò che più desidera senza pagarne le conseguenze.

Il Death Note, Kira ed il Tiranno

Death Note, Light Yagami (fishtankbabe)

Nell’anime Death Note si assiste a qualcosa di molto simile. Non a caso la tematica principale dell’opera nipponica è proprio la Giustizia, in particolare quella imposta dallo studente Light Yagami, il quale entrando in possesso del Death Note, un quaderno in grado di uccidere chiunque vi venga iscritto, decide di giustiziare qualunque criminale, con l’intento di epurare la razza umana da coloro che ne rappresentano la feccia. Proprio come secondo l’opinione di Trasimaco il più forte non è necessariamente il più forte fisicamente, anzi, non vi è alcuna ragione per la quale dovrebbe esserlo, come non vi è alcun motivo per il quale possa o debba ottenere il potere. Light, uno studente, certo eccellente, ma nulla di più, vede cadere dal cielo l’arma che lo rende il più forte e grazie a ciò diventa Tiranno, vedendosi giustificato nei suoi atti, che nell’essenza sono omicidi, dal fatto che è egli stesso che ne plasma la legittimità. Proprio come la leggenda del soldato Gige che, ottenuto l’anello dell’invisibilità, compie nefandezze di ogni tipo senza pagarne le conseguenze e in tal modo ottiene il potere, così Light, nell’invisibilità della sua camera e nascosto metaforicamente dietro una pagina, attua la sua giustizia che diventa, a discapito del mondo intero, la Giustizia universale.

Death Note – La Giustizia di Kira (lawlietpop)

Poco importa che essa ferisca e danneggi il prossimo. Ciò che conta è che si dia una giustizia imposta e che il giusto sia l’utile di Light Yagami. Che poi Kira, come verrà in seguito chiamato il nostro personaggio, sia mosso da ideali di per sé nobili ha poca rilevanza: il Death Note cade dal cielo, ma non per Light. Se un qualche studente, professore o bidello fosse stato più rapido e lo avesse raccolto per primo nulla sarebbe cambiato per Trasimaco. Si sarebbe dato un più forte, che avrebbe imposto la sua giustizia a discapito del mondo e degli esseri umani e che avrebbe agito giustamente contro gli altri solo in virtù dei propri interessi. La storia ideale di Death Note avrebbe potuto prendere mille pieghe diverse e più cruente, avremmo potuto assistere ad una tirannide ben più feroce di quella di cui siamo testimoni aldilà dello schermo eppure, alla fine, il caso ha voluto scegliere Light. E forse, tutto sommato, è meglio così.

Giovanni Cattaneo

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