Probabilmente perché, come Kierkegaard, vediamo la seduzione prima di tutto come un “gioco vitale”. Ma chi è il seduttore? In termini filosofici la prima analisi completa di questo personaggio arriva dall’opera “Diario del seduttore”, composta da Kierkegaard vent’anni dopo la pubblicazione di “Aut-Aut”. Nello sviluppo della sua filosofia esistenziale, egli individua tre stadi della vita: quella estetica, quella etica e quella religiosa. Come dovremmo vivere? In quale stadio l’uomo può sentirsi totalmente realizzato? Queste sono solo alcune tra le domande su cui si articola l’intera riflessione kierkegaardiana che parte proprio dall’analisi della vita estetica, in tutto il suo puro edonismo.

Sotto il cielo dell’estetica tutto è facile, bello, alato; ma quando entra in campo l’etica, tutto diviene allora severo, squallido, infinitamente noioso” (Diario del seduttore).

La seduzione come dinamica idealizzante

Si trova nella fase «estetica» chi “è immediatamente ciò che è”, chi vive attimo per attimo, cercando il piacere e rifiutando qualsiasi forma di impegno o responsabilità. E con queste premesse l’immagine della vita estetica non poteva non essere che quella del Don Giovanni, il seduttore per antonomasia. Kierkegaard però divide la figura del seduttore intellettuale (quello del Diario), da quello sensuale (il Don Giovanni). La differenza tra i due è che quest’ultimo seduce con l’immediatezza del proprio desiderio: egli vede, desidera, ama e gode nella fugacità del momento. Il seduttore intellettuale, invece, non coglie nella realtà tutto l’eccitamento che può emergere dal pensiero e nutre il costante desiderio di attuare, per mezzo della conquista, una serie di esperimenti psicologici.

Ma cos’é la seduzione? È soprattutto un gioco vitale ed estetico. Si tratta di una dinamica estremamente passionale ed eccitante che presuppone emozioni, sguardi, attese e, soprattutto, idealizzazione. Idealizzazione proprio perché sono le fantasie ad animare la vita del seduttore: è la prospettiva che un amore sia più profondo e più eccitante che alimenta il desiderio. Tutto il processo della seduzione è in qualche maniera mistificato e alterato dalla fantasia che porta con sé: la felicità di chi è innamorato non risiede dunque nella realtà, ma nell’immaginazione. “L’immagine che serbo di lei oscilla vagamente tra la sua figura vera e quella ideale.” (Diario del seduttore). Ci sentiamo sedotti quando una certa persona ha in sé e ci comunica vitalità e passione, quando nell’altro vediamo e percepiamo questo slancio di idealizzazione. Come quando tendiamo a idealizzare il ricordo che abbiamo di una storia o di una persona: la realtà viene ingigantita rispetto a quello che è grazie all’immaginazione. La sensualità istintiva che scaturisce dalla dinamica della seduzione prescinde dal tempo e dallo spazio: non può essere cristallizzata perché non risiede in un momento specifico, ma in una successione intensissima di circostanze diverse, in cui l’attesa (che è dilatazione del tempo stesso) rappresenta la fase più importante: “La maggior parte degli uomini si buttano allo sbaraglio, si fidanzano o commettono altre balordaggini e, in un batter d’occhio, tutto è passato ed essi non sanno né quello che hanno guadagnato né quello che hanno perduto.” Il loro errore, afferma Kierkegaard, consiste proprio nel non saper attendere. Il seduttore intellettuale di Kierkegaard si avvale della fantasia e del ricordo per alimentare e nutrire il desiderio e quindi per sedurre. È con l’immaginazione che il seduttore anticipa e pregusta, mentalmente, l’atto della conquista.

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