Sono 11 i militari statunitensi rimasti in isolamento a Vicenza nelle ultime due settimane. Sono in attesa, tenuti sotto osservazione, trattati come potenziali portatori di pandemie. E infatti c’è poco da scherzare: quando si tratta di Ebola, la paura è più che giustificata. Ma sembra che ciò venga spesso dimenticato.

Li passano a prendere con un camion. Alcuni vengono ritirati dai carri trainati a mano. Altri vengono portati all’ospedale, senza fare ritorno. Gli addetti al ritiro dei malati indossano tute stravaganti, che offrono scarsa protezione. Sebbene i metodi possano ricordare gli untori e i Monatti narrati su “I promessi sposi”, siamo in realtà a Kikwit, in Congo, nel 1995. Qui, un’epidemia di Ebola falciò vite a non finire, comprese quelle di sei suore italiane.

Ci spostiamo a oggi, e la situazione sembra cambiata, ma non migliorata. 200 morti circa nelle ultime due settimane, dopo un’estate che ha visto crescere carestia e povertà. Secondo l’OMS, tutti i decessi sono stati causati da Ebola, “la Morte Rossa” come viene chiamata, per via delle emorragie che causa ai malati. 11.000 sono, ad oggi, i malati sanguinanti passati a miglior vita in Guinea, Congo, Sierra Leone negli ultimi due decenni. E sebbene cura e prevenzione siano al primo posto, un altro importante fattore si contrappone a questi: si tratta della tendenza a dimenticare, e a ingigantire le notizie.

Fidarsi è bene…

Si tratta principalmente di paura, spesso immotivata. Questo è il motivo principale che ha portato il Bel Mondo ad avere un’idea vaga e caotica di ciò che realmente è Ebola. A esempio di ciò vi è un’altra potente piaga che ha contagiato il mondo occidentale: la disinformazione. Non è certo da biasimare chi, sentendo parlare di una malattia inguaribile che causa sanguinamento dai pori della pelle, perde il lume della ragione. Chi davvero va incolpato è colui che invece sfrutta la corrente del panico per attirare l’attenzione. Così non si può certo dimenticare il caso di Pisa risalente ad aprile del 2014: con un’abile manovra di marketing (degna in realtà di un bambino di seconda elementare che gioca al telefono senza fili), il caso di alcuni clandestini portati in ospedale per controlli di routine si trasformò in “INCREDIBILE IMMIGRATI PORTANO EBOLA IN ITALIA!!1!11!”. E si, il Caps Lock era necessario.

Altri esempi di come la disinformazione sia dannosa vengono invece offerti dagli USA: qui, furono più di uno i casi in cui famiglie americane rifiutarono di accogliere bambini africani in casa loro, all’interno di un programma scolastico di scambio scuola-famiglia. Ultimo di questa serie di eventi fu il rifiuto di una scuola del New Jersey di accettare in classe due bambini del Rwanda. Nazione, ricordiamo, in cui il virus non ha mai costituito una seria minaccia rispetto ad altri paesi sopra citati.

…Non fidarsi è meglio

Attualmente sono centinaia i militari e le equipe di medici che lavorano in Nord Africa per prevenire un’epidemia totale. E dal 2014 in avanti sono stati fatti passi da gigante in materia di sicurezza e prevenzione. Si potrebbe già aver individuato una tra le cause principali della nascita del virus (l’alimentazione con cibo morso da un tipo di pipistrello). E lo stesso direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo aver visitato il Congo martoriato dal virus, si ritiene “soddisfatto dello sviluppo medico contro Ebola”. Ma questo non basta.

A fare da vera causa principale per la mancanza di fondi e di richiamo internazionale per una cura concreta (già possibile, secondo lo stesso Ghebreyesus), vi è infatti la disinformazione. Una piaga, questa, ben più subdola, che non lascia scampo a chi è incline a farsi prendere dal panico- o a chi non ha voglia di aprire un link, basando la sua conoscenza sul solo titolo di un articolo clickbait. Perché sarà anche vero che Ebola è una minaccia che incute panico a chi vi si informa. Ma sarebbe ben più folle dare il via libera a un virus mortale solo per aver concordato con un post (falso e privo di fonti) di Donald Trump su Twitter.

Meowlow

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