Membro del Partito Social-Liberale (PSL), Jair Bolsonaro, conosciuto per il suo orientamento esplicito contro donne, omosessuali e neri, nazionalista, conservatore ed estimatore del regime militare, conquista la carica di 38° presidente della Repubblica Federale del Brasile. Con il 55,2 % dei voti, Bolsonaro supera di misura il suo rivale, Fernando Haddad, che si ferma al 44,8 percento; Haddad è il candidato del partito dei lavoratori, sostenuto dall’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

Elezioni Brasile
grafico dei risultati elettorali del secondo turno di votazioni in Brasile. Fonte: termometro politico

Vincitore al primo turno di elezioni, dove il PSL aveva ottenuto il 46 per cento, contro il 29,3 per cento del partito avversario, Bolsonaro ottiene ufficialmente la carica di presidente del Brasile il 28 ottobre con la vittoria al ballottaggio contro Fernando Haddad. Il partito dei Lavoratori vince solo nell’area nord-est del Brasile raccogliendo “solo” 45 milioni di voti (la popolazione del Brasile è di quasi 210 milioni). Mentre, secondo quanto riportato dal quotidiano brasiliano “O Globo”, Il PSL, di cui Bolsonaro è il presidente de facto, racimola 57 milioni di voti; il nuovo presidente si proclama “difensore della Costituzione, democrazia” e la libertà “.

Secondo i primi dati degli exit poll, Bolsonaro avrebbe guadagnato numerosi consensi dall’indebolimento del Partito dei Lavoratori, il quale negli ultimi anni non ha soddisfatto l’elettorato brasiliano che accusa il partito di non essere riuscito a diminuire la corruzione del paese. Forte dei consensi dei giovani, dei cristiani evangelici e della fetta di elettorato mangiata alla sinistra brasiliana, Bolsonaro sarà ufficialmente in carica come presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019.

Il “Partito Social – Liberale” di Bolsonaro

Di origini Italiane (il bisnonno paterno di Bolsonaro emigrò dal Veneto in Brasile nell’ultimo decennio del 1800, mentre i nonni materni erano Toscani) il neo presidente del Brasile si è sposato 3 volte e ha 5 figli. Ha prestato servizio militare diventando ufficiale di carriera. Dal 1991 è membro della Camera dei Deputati brasiliana; si iscrive al PSL, partito nazionalista e conservatore, con cui si candida nel 2016 alle elezioni presidenziali del 2018. Il 6 settembre è stato vittima di un’aggressione da parte di un estremista di sinistra che lo accoltella all’addome; operato d’urgenza ha affermato, ringraziando i medici, di aver ottenuto un “nuovo certificato di nascita”.

Bolsonaro ha espresso più volte la sua linea di pensiero contro omosessuali, donne e minoranze etniche. La sua visione conservatrice ha attirato i consensi dei cristiano evangelici, allineati con la posizione del neo presidente. Inoltre la sua dura campagna contro la criminalità e la lotta alla corruzione, affiancata dalla necessaria riforma dell’istruzione, ha influenzato le scelte di molti cittadini brasiliani scoraggiati dall’inadempienza delle amministrazioni precedenti su questi temi.
Tali posizioni, collocabili nell’asse politico orientato all’estrema destra, hanno portato Bolsonaro ad essere definito dalla stampa estera il “Trump Brasiliano” per la sua costante comparizione sui social network e la natura populista dei suoi slogan.

Reazioni alla vittoria dell’estrema destra in Brasile

La notizia della vittoria di Bolsonaro ha fatto eco nel resto del mondo sia per la posizione politica radicale del neo presidente che per l’importanza geopolitica del paese dell’America latina.

Nel resto del Sud America, i presidenti del Cile, dell’Argentina e lo stesso Maduro in Venezuela, non hanno manifestato particolare attenzione nei confronti del risultato delle elezioni brasiliane, limitandosi a complimentarsi con Bolsonaro per la vittoria.

Il vero Donald Trump ha rinnovato l’impegno a collaborare con il Brasile; con una telefonata si è congratulato con il leader del PSL per la vittoria e ha sottolineato la necessità di lavorare insieme a Bolsonaro per migliorare la vita di cittadini brasiliani e statunitensi.

Anche il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, si è complimentato in un tweet con la vittoria dell’ex militare brasiliano.

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Salvini si complimenta con Bolsonaro in un tweet: “Anche in #Brasile i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al Presidente #Bolsonaro, l’amicizia fra i nostri Popoli e i nostri Governi sarà ancora più forte!!!

L’ascesa dell’estrema destra

La riflessione proposta nel presente articolo non intende assolutamente paragonare l’ascesa istituzionale del presidente Bolsonaro all’avvento ed instaurazione del regime fascista. Piuttosto la coincidenza cronologica tra il giorno della marcia su Roma e il successo del neo presidente brasiliano offrono un importante spunto di analisi sull’ascesa dei populismi nel mondo e sullo sdoganamento dei neo fascismi.

Il 28 ottobre 1922 rappresenta il giorno zero del calendario fascista. Mussolini assiste da Milano alla marcia su Roma nel giorno in cui la violenza squadrista conquistava le prefetture e minacciava i ministeri. Il re Vittorio Emanuele III, incapace di fronteggiare le camicie nere, non sottoscrive lo stato d’assedio del paese: il 30 ottobre il re conferirà a Mussolini l’incarico di formare il governo.

Le affermazioni del neo presidente brasiliano su donne, gay e neri.

Il 28 ottobre 2018 i cittadini brasiliani eleggono democraticamente come presidente della nazione un uomo espressamente di estrema destra. Bolsonaro ha affermato di rimpiangere la dittatura militare in Brasile. Ha minato la libertà di stampa dichiarando il più grande giornale della nazione, il “Folha de São Paulo”, “la più grande fabbrica di fake news” del paese. Dichiarò di avere avuto “un momento di debolezza” in riferimento alla nascita della sua unica figlia femmina (dichiarazione poi “rettificata” più avanti). Nell’occasione della festa della donna, il Corriere riporta la seguente affermazione: “Dobbiamo farla finita con questa lagna del femminicidio. C’è solo l’omicidio e io infilerei un’arma in tutte le cinture”. Ha più volte sottolineato la superiorità dell’uomo come lavoratore rispetto alle donne. Ha affermato di preferire un figlio morto a un figlio gay.

28 ottobre 2018 Predappio

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Selene Ticchi durante la manifestazione di Forza Nuova a Predappio, Forlì

Durante il 96esimo anniversario della marcia su Roma, circa 2000 manifestanti di estrema destra si sono ritrovati a Predappio, città natale di Benito Mussolini.
Anziani, giovani e anche bambini inneggiavano al duce, intonando cori e fotografandosi mentre mostravano il braccio destro teso. A fare scalpore la maglietta di Selene Ticchi, candidata a sindaco di Budrio in provincia di Bologna. La maglietta reca la scritta “Auschwitzland“, paragonando il campo di sterminio al parco divertimenti “Disneyland”.

Sgombero Casapound

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La sede del gruppo neofascista Casapound in Via Napoleone III

Lunedì 22 ottobre i militari della Guardi di Finanza e della Digos si sono presentati al palazzo situato al civico 8 di Via Napoleone III a Roma. Quel palazzo è occupato dal 2003 dai militanti del gruppo neo fascista “Casapound“; prima era di proprietà del ministero dell’Istruzione. I militari hanno raggiunto l’immobile per fare delle ispezioni all’interno e valutare la presenza di danni alla struttura. Ciò non è avvenuto: “Se entrate sarà un bagno di sangue“, sono le parole di uno degli esponenti che ha fatto desistere le forze dell’ordine dall’ultimare il sopralluogo.
Mancano informazioni riguardanti le famiglie in “emergenza abitativa” rifugiatesi a via Napoleone III, così come non sono presenti le informazioni riguardo lo stato della struttura occupata che dal 2003 non riceve manutenzioni o controlli.

Lo sgombero dello stabile è così giunto all’attenzione del ministro Salvini che ha sottolineato come in tutta la capitale ci siano oltre 90 edifici da sgomberare. Di questi, 24 hanno la priorità e quello che ospita la sede del partito di estrema destra non è tra questi.

Per precisazione, nella Costituzione italiana c’è una legge (definita legge Scelba) che punisce l’apologia del fascismo con arresto da 18 mesi a 4 anni. La legge sanziona chiunque “promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

L’ascesa di AFD in Germania

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Risultati elezioni nella regione tedesca Assia. Fonte: ilPost.it

La conferma dell’ascesa dell’ultradestra nazionalista in Germania e, in generale, in Europa arriva dalle elezioni per il parlamento regionale in Assia.
Già in Baviera, oltre al conclamato successo dei Verdi, il partito “Alternative für Deutschland” è riuscito ad entrare nel parlamento regionale superando, per la prima volta nella storia del partito fondato nel 2013, il 10 % dei consensi totali.

Così, anche nelle elezioni in Assia, il partito di derivazione neonazista conquista un consenso inaspettato registrando il 13 % dei voti ed entrando nel Lander di Francoforte. Adesso il partito AfD è presente in tutti i parlamenti regionali della Germania e, anche se può contare ancora su pochi seggi, rimane un partito in forte ascesa che sta rubando i voti storicamente appartenenti al partito conservatore di Angela Merkel, il Christlich Demokratische Union (Unione Cristiano democratica) e al partito dei lavoratori (SPD).

La scomparsa dei partiti “storici”; il cambio di bandiera dei lavoratori che non si sentono più rappresentati dai fallimentari partiti tradizionali; la crisi della sinistra europea; il crescente utilizzo di propaganda populista e il veicolare messaggi distorti per l’opinione pubblica; l’impiego di una retorica nazionalista e sovranista. Sono elementi che concorrono, qualcuno più qualcuno meno, alla crisi dell’internazionalità e alla proliferazione dei consensi legati alla sfera della destra più estremista. Il cambiamento è anche legato a dinamiche istituzionali e all’incomprensione del ruolo fondamentale dei mercati nella regolazione degli assetti politici.
Tutto questo crea un disordine sociale che trova conforto in un estremismo più concreto e palpabile rispetto alle complesse derive “tecnocratiche” proprie della sinistra. Antidoti: istruzione, cultura e storia.

Gian Marco Renzetti

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