Il 9 settembre si sono svolte le elezioni in Svezia per la nomina dei rappresentanti del parlamento. I risultati del voto indicano una situazione di equilibrio tra i Socialdemocratici e il Partito Moderato. Entrambe le fazioni sembrano intenzionate a non volere governare con i Democratici svedesi, partito sovranista che avvicinandosi al risultato del Partito Moderato ha rotto il secolare equilibrio bipartitico svedese.

elezioni in Svezia
Il leader del Partito Moderato Ulf Kristersson (fonte: Il Post)

I risultati del voto

Lo scorso 9 settembre la Svezia è tornata al voto per eleggere i membri del Riksdag, la camera unica del Parlamento. Alle urne si sono recati l’84,4% degli aventi diritto, numero impensabile per il nostro paese ma che in Svezia è assolutamente nella media. A seguito dello spoglio delle schede elettorali i risultati attestano i Socialdemocratici a capo della coalizione di centro-sinistra primi con il 28,4% di voti (-3 punti rispetto alle elezioni del 2014), secondi i Moderati a capo della coalizione di centro-destra con il 19,8% (-3,5 punti rispetto al 2014) e terzi i Democratici svedesi (SD), partito che rappresenta l’estrema destra anti-establishment e anti-migranti che ha ottenuto il 17,6% di voti. Tra i 3 grandi partiti che si contendono la governance del paese solo i Democratici svedesi hanno conseguito un aumento di voti rispetto alle elezioni del 2014 nelle quali avevano ottenuto circa il 13%. Il partito sovranista ha avuto negli anni una crescita costante che con queste elezioni si è riconfermata, senza però raggiungere la soglia del 20% prevista dai sondaggi. Le elezioni sono state un successo invece per i partiti minori. In crescita infatti Vänsterpartiet (sinistra ex-comunista) che raggiunge il 7,9% (+2,2%), il Partito di Centro che si aggiundica l’8,6% di voti e i democratici cristiani che hanno ottenuto il 6,4%. Non ci sono nuove entrate all’interno del Parlamento i cui seggi saranno divisi tra gli stessi 8 partiti che dal 2010 legiferano per il paese.

elezioni in Svezia
(fonte: YouTrend)

Come hanno votato gli svedesi?

Il primo dato da sottolineare è che il 41% degli elettori ha deciso di cambiare il proprio voto rispetto alle elezioni del 2014. Solo SD è riuscita a confermare l’86% dei voti ottenuti nel 2014, socialdemocratici e Moderati al netto della perdita complessiva sono riusciti però ad ottenere voti in alcune zone che tradizionalmente votavano altro. I socialdemocratici hanno perso molto nel nord del paese a favore dei Moderati, ma sono riusciti ad aumentare il proprio consenso nella zona urbana di Stoccolma. Per quanto riguarda invece la demografia del voto i dati attestano una preferenza per i socialdemocratici tra gli over 65, mentre tra i giovani sono riusciti a fare breccia i partiti di centrodestra. La popolazione maschile ha preferito scegliere la destra mentre quella femminile la sinistra. Tra le classi sociali è possibile notare come i socialdemocratici abbiano perso voti tra gli operai che però rimangono l’elettorato dominante di sinistra. Tra agricoltori e imprenditori spopola invece il centro-destra.

elezioni in Svezia
(fonte: YouTrend)

Le conseguenze del voto

elezioni in Svezia
Schema che mette a confronto la divisione dei seggi prima e dopo le elezioni (fonte: La Stampa)

Dal voto di domenica non è emerso nessun vincitore. Entrambe le coalizioni guidate dai partiti che hanno ottenuto il maggior numero di voti al momento non hanno i numeri per governare da soli ed entrambe le parti hanno da tempo dichiarato di non voler cooperare con SD per via dei legami del partito con formazioni neo-naziste. La coalizione di centrosinistra ha infatti ottenuto il 40,6% (144 seggi) mentre la coalizione di centro destra ha ottenuto il 40,2% di voti (142 seggi). I restanti 63 seggi sono in mano a SD. Le possibilità politiche verso cui la Svezia va incontro sembrano essere principalmente due. La prima è la formazione di un governo sostenuto da partiti di destra e partiti di sinistra che escluda SD. La seconda è la formazione di un governo di minoranza appoggiato esternamente. Viste le notevoli divisioni all’interno della coalizione di centrosinistra l’opzione più probabile sarebbe un governo di minoranza del centro-destra appoggiato esternamente da SD.

La situazione di stallo creatasi a seguito del voto svedese può essere letta in maniera analoga al contesto politico formatosi a seguito delle elezioni italiane del 2013. Il risultato di quelle elezioni vide le due storiche coalizioni di centro destra e sinistra pari al 30%, mentre fece il suo esordio in politica il Movimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo ottenendo il 25% e spezzando il bipartitismo da decenni vigente in Italia. Allo stesso modo il partito sovranista e anti-migranti Democratici svedesi di Åkesson hanno spezzato il sistema bipartitico svedese ai cui poli trovavamo i socialdemocratici a sinistra e i Moderati di destra.

I socialdemocratici, il cui attuale leader è Stefan Löfven, hanno governato la Svezia pressochè ininterrottamente dal 1932 al 2006 e solo a partire dal 1988 hanno cominciato ad avere dei cali scendendo sotto il 40%, cosa che dal 32 non era mai successa. Questo partito è riuscito nel tempo ad improntare lo sviluppo del paese secondo il “modello svedese” che prevede politiche egualitarie realizzate tramite il potenziamento del welfare volto a creare ottime condizioni di vita. Queste tipo di politica implica un forte aumento della spesa pubblica sostenuto da una pressione fiscale alta ma con un’imposizione progressiva in base al reddito.

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L’attuale primo ministro e leader dei socialdemocratici Stefan Löfven durante un comizio in campagna elettorale (fonte: Ansa)

Nel 2015 la Svezia ha accolto 163.000 migranti, il maggior numero di profughi per abitante d’Europa (circa 1,6% della popolazione totale). I Democratici svedesi attaccarono il governo socialdemocratico scagliandosi contro una politica migratoria ritenuta irresponsabile. Quando gli indici di gradimento del governo cominciarono a calare furono ripristinati controlli e politiche più severe sull’immigrazione. Dal 2016 ad oggi in Svezia la soglia di migranti da accogliere annualmente è scesa a 25.000. Nonostante questo il problema migranti ha continuato ad interessare sempre più persone e la linea dura di SD sul tema portando ad un aumento di consensi. Con l’espansione del proprio bacino elettorale SD ha potuto moderare le proprie proposte in tema per arrivare anche all’elettorato moderato improntando la questione sul fallimento del sistema d’integrazione. Nonostante il forte flusso di immigrati del 2015 l’economia svedese continua a crescere mentre la disoccupazione e i reati sono in calo.

La questione migranti però è il terzo tema al centro del dibattito pubblico dopo la questione climatica e il welfare state. Credo che quest’ultima frase, senza la necessità di troppe esemplificazioni, possa senza già una prima importante lezione che il nostro paese dovrebbe imparare dalla politica svedese.

Edoardo Dal Borgo