Enemy è una pellicola del 2013 diretta da Denis Villenueve con portagonista Jake Gyllenhaal. Il film si basa sul romanzo L’uomo Duplicato di José Saramago di cui ne ripropone la trama. Adam Bell (Jake Gyllenhaal) è un docente universitario di storia, sposato con la bella Helen (Sarah Gadon). Adam è inghiottito da una vita frustrante, noiosa, priva di distrazioni quando improvvisamente la sua monotonia viene spezzata. Un giorno un suo collega gli consiglia di noleggiare un DVD, Volere è potere. Durante la visione Adam scoprirà al suo interno un attore secondario identico a se stesso: Anthony Claire. Da qui inizierà la sua ricerca ossessiva, maniacale, del suo sosia, del suo doppio.

I grandi avvenimenti accadono due volte

Come ci suggerisce il protagonista dell’opera nei suoi lunghi discorsi accademici, i grandi avvenimenti accadono due volte. La prima è una tragedia e la seconda una farsa. La realtà, quindi, è soltanto un’imitazione, una replica fasulla di qualcosa già successo ma che magari è stato cancellato. La mente del protagonista si resetta dopo un incidente automobilistico (la tragedia) e crea nella sua mente una replica (il suo doppio). Questo scatena in lui un disturbo dissociativo, una divisione dell’essere; che lo spinge alla ricerca compulsiva di un se stesso ormai perduto. Lotta così contro un suo doppio per ottenere la libertà a cui tanto ambisce che però non esiste nella vita reale, esiste solo nella sua mente.

L’aracnide

In Enemy la città è lo specchio della stabilità mentale. Il ragno è il mezzo che riporta la mente all’ordine tessendo la sua tela, ricostruendo l’intera persona. L’uomo padrone di una mente contorta e caotica, ma orfana del giusto equilibrio. L’aracnide non è altro che un’allegoria del controllo che la figura femminile ha sull’uomo. Adam è schiavo della donna, reprime  le sue pulsioni sessuali nei suoi confronti ed è spaventato dai doveri della fedeltà, dal sacro vincolo matrimoniale. Tradisce sua moglie e costruisce una vita parallela con la sua amante, dove cerca di essere ciò che vorrebbe essere. Crea nel suo subconscio un altro sé, quello sicuro, significante, curato, dotato di controllo che Adam vorrebbe essere. L’attore, l’altro sé, tenta di prendere il sopravvento nella lotta psicologica, dove apparentemente vince Adam, il sé buono; ma non ha la meglio nessuno dei due. Il vero vincitore alla fine è sempre uno: l’aracnide, che prende il controllo dell’uomo.

Dualismo

Riviviamo il dualismo tragedia-farsa nelle antitetiche personalità dei due protagonisti. Ne conseguono delle dinamiche narrative non semplici da seguire, ma Jake Gyllenhaal dimostra ancora una volta il suo grande talento, muovendosi con eleganza tra due personaggi pressoché identici. Appaiono infatti distinguibili solo grazie a piccoli dettagli, come il tremito di una mano, una smorfia più tirata in volto, uno sguardo insicuro o l’indecisione della voce. Il film si apre con una lezione tenuta dallo stesso Adam incentrata sui totalitarismi e i relativi espedienti utilizzati dal potere per mantenere gli uomini all’interno di confini imposti, i quali forniscono un’illusione di libertà e leggerezza, necessaria per mantenere l’ordine. Adam parla di panem et circensesdella necessità della distrazione come elemento principe della stabilità. Suggerisce fin dalle prime battute il peso che ogni obbligo quotidiano può avere sulle esigenze dell’istinto, di quel freudiano Es (necessariamente represso dal Super-io) che fatica a mantenersi invisibile e integrato in un Io socialmente accettabile e irreprensibile.

Nel film l’aracnide rimanda allegoricamente alla donna, amata e temuta allo stesso tempo. www.google.it

Delfina Ruggero