I carabinieri sul campo, quotidiano.net

Il delitto di Seregno

Seregno, Lombardia. È il 30 maggio, una normale giornata di inizio estate che si tinge all’improvviso del rosso di un brutale omicidio. Bouchaib Frihi, 35 anni, uccide la moglie 34enne Fjoralba Nonaj con diverse coltellate al torace, in auto, davanti agli occhi del figlio di 5 anni.
L’uomo, subito dopo essersi accanito sulla compagna, si costituisce ai carabinieri di sua spontanea volontà. Dichiara di ricordare solo il prima e il dopo l’accaduto:”È come se mi fosse calato un muro davanti, mi sono svegliato solo quando ho sentito piangere il bambino.” Il reo confesso è stato così accusato di omicidio volontario premeditato, oltre che per violenza domestica a causa delle numerose denunce sporte dall’ex coniuge prima del tragico evento.

È di queste ultime ore la richiesta dell’avvocato difensore, Massimo Bertolini, di disporre una perizia psichiatrica per l’accusato, al fine di chiarire le ragioni che lo hanno spinto a commettere un così atroce delitto. Secondo l’avvocato, l’uomo è stato colpito da un raptus di follia, ipotesi sostenuta dal suo comportamento successivo, che si è sempre dimostrato corretto. Il 35enne infatti è sempre parso lucido durante gli interrogatori, ha confermato davanti al giudice la confessione già fatta ai carabinieri ed è sempre stato disponibile a collaborare: sostiene, sconvolto, di aver perso il lume della ragione.

Violenza sulle donne, cronacadelveneto.com

Quando l’amore diventa malato

Insulto, stalking, stupro, omicidio. Queste le numerose violazioni della sfera intima di una donna. Resta prigioniera in un’oscillazione sentimentale disturbata, spesso subita in silenzio e causa di un radicale annientamento individuale.
La psicoanalista Silvia Vegetti Finzi sostiene che l’unica cura alla violenza è l’educazione, che deve iniziare nelle famiglie e dalle madri: le bambine verrebbero così educate non ad un comportamento rinunciatario, stereotipato e passivo, ma ad una maggiore consapevolezza di se stesse e del valore dell’altro. In questo modo le nuove generazioni cresceranno senza sentire il bisogno di prevaricare il prossimo.

L’idea di Matteo Lancini, pscicoterapeuta e presidente della fondazione ‘Il Minotauro’, è invece speculare: egli sostiene che bisognerebbe aiutare i ragazzi, nel periodo dell’adolescenza, a creare una propria identità perché oggi anche i maschi hanno problemi di fragilità. Un problema forse dovuto alla tipica educazione maschile basata sulla negazione: non devi piangere, non devi essere aggressivo.
L’obiettivo di questo studio è quello di ritrovare una specificità maschile anche riguardo la fisicità, troppo a lungo giudicata e stigmatizzata, con l’intento di far nascere uomini più consolidati con se stessi, che non reagiscono con la violenza davanti alla fine di una relazione o quando questa non soddisfa le loro aspettative.

È inevitabile che un ambiente familiare violento influenzi di conseguenza il carattere dei propri figli. Ci sono bambini che svilupperanno una personalità scontrosa, cercando di proteggersi nell’isolamento e nella timidezza, senza aver completamente superato il trauma infantile. Molti più casi in cui il bambino diventa aggressivo vomitando la sua ira sugli altri, come se fosse l’unico modo per ‘cicatrizzare la ferita’.

Alla luce di tutti questi avvenimenti, forse è a monte il problema: bisogna ricostruire l’intero concetto di relazioni, fin dall’infanzia, e contribuire ad una nuova concezione dell’equilibrio tra i sessi. Diversamente non si tratta di amore ma di possesso.

Martina Di Perna