Prima regola del Fight Club: non parlare mai del Fight club. Questo è uno degli slogan più famosi del film del 1999, diretto da David Fincher e basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Abbiamo bisogno di infrangere questa prima regola per addentrarci in questo capolavoro, e per farlo, ci aiuteranno tre pensatori che non amano affatto le regole. Marx, Nietzsche e Freud: i Maestri del Sospetto.

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Da sinistra, Karl Marx (1818-1883), Friedrich Nietzsche (1844-1900) e Sigmund Freud (1856-1939). (Philosophica)

Chi sono i filosofi del sospetto?

Apparentemente lontani fra loro, questi pensatori hanno una convinzione comune: il fondamento della filosofia moderna da Cartesio in poi, la coscienza, è una ‘falsa coscienza’. Di questa verità, sospettano. La filosofia cartesiana dubitava della realtà e si appigliava al pensiero umano. I tre ‘penetratori degli infingimenti‘ portano il dubbio all’interno dello stesso pensiero e lo destituiscono di fondamento. Il soggetto della tradizione, cosciente, razionale, trasparente a se stesso, in realtà è una menzogna. Dobbiamo ‘decifrare’ tale coscienza e scavare nel profondo: ci accorgeremo che non avevamo capito proprio niente. Per Marx non è la coscienza a determinare l’essere dell’uomo, ma il suo essere sociale a determinare la sua coscienza. L’individuo non è mai assoluto, ma sempre contestualizzato in una determinata cultura, struttura economico-sociale, in un preciso momento storico. E’ sempre un prodotto di circostanze. Nietzsche si spinge ancora oltre: la totalità delle nostre convinzioni è una mastodontica menzogna. Non c’è verità oggettiva, ma una vasta rete di convenzioni a cui tutti obbediscono, dalla cultura alla morale alla religione. Tutto questo non riguarda solo il mondo esterno ma anche il nostro mondo interno, come suggerisce Freud: le motivazioni del nostro comportamento sono per lo più inconsce e non direttamente accessibili dalla coscienza.
La filosofia del sospetto demolisce ciò che diamo per scontato. Ora vediamola in azione.

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Edward Norton interpreta il protagonista anonimo di Fight Club. (tesine.marconirovereto)

“Le cose che possediamo finiscono per possederci”

Il protagonista e narratore del film è anonimo, il suo nome non viene mai rivelato. Per comodità lo chiameremo Edward. Quest’ultimo lavora come impiegato per una “delle maggiori” società che producono automobili, un lavoro castrante, alienante, che lo estrania rispetto al prodotto del lavoro, al lavoro stesso, alla sua essenza di essere umano e al prossimo. Edward non ha un’identità delineata ed è uno schiavo (a tratti inconsapevole) del consumismo imperante, tanto che sfogliando i cataloghi dell’Ikea si chiede “Quale salotto mi definisce come persona?”. Non solo, Edward è depresso e soffre di insonnia, schiacciato da una vita che non vuole vivere (fantastica di morire in un disastro aereo), vittima di un nichilismo passivo che si adagia sulle proprie sofferenze senza alcuna voglia di reagire. Trova una soluzione alla sua insonnia nei gruppi di supporto per malattie terminali, a contatto con persone che “soffrono davvero“. Arriverà fino ad organizzare la propria settimana sulla base di questi incontri, che dovrà spartire con Marla Singer, una femme fatale la cui “filosofia di vita era che poteva morire ogni giorno. La tragedia – diceva Marla – è che non succedeva“. Marla è rischio e provocazione, un “tumore” che stride con il possente Super Io che domina Edward. Il nostro insonne e oppresso protagonista è quasi al limite. Cosa farebbe il vostro inconscio per soccorvervi, adesso?

+++ATTENZIONE: QUESTA PARTE CONTIENE SPOILER+++

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Tyler e Edward, Es e Super Io, parti della stessa personalità.

“Tutti i modi in cui desideravi essere, quelli sono io”

Solo alla fine del film scopriremo che il co-protagonista Tyler Durden (interpretato da Brad Pitt) non è reale, ma è solo una proiezione di Edward. L’insonnia e la depressione (e non solo, Edward fa più volte riferimento alla pesante situazione familiare che ha dovuto vivere fin da bambino) hanno probabilmente causato un disturbo dissociativo (in particolare di identità dissociata o di personalità multipla) che, secondo il DSM, implica “la presenza di due o più identità o stati di personalità separate che a loro volta prendono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da un’incapacità di evocare i ricordi personali”. Ripercorrere la storia con il senno di poi ci offre una diversa e consapevole prospettiva. Tyler è l’Es che combatte il Super Io, è il polo pulsionale, ribollente, irriverente, deciso e impulsivo della personalità instabile del protagonista, che intrappolato e alienato (spersonalizzato) grida aiuto. Il processo è inconscio, non è Edward a creare Tyler, è Tyler che prende il sopravvento per salvarlo e salvarsi, perché l’Es è capace di fare ciò che il Super Io non vuole o non ha il coraggio di fare. Fin dall’inizio ci accorgiamo che non è solo insonnia quando Edward ci dice “quando soffri d’insonnia non sei mai realmente addormentato, non sei mai realmente sveglio” e tutto sembra una copia di una copia di una copia all’interno di un sogno onirico. E’ proprio la sensazione che si prova a causa della dissociazione, con conseguente de-realizzazione.

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Tyler invita Edward a colpirlo. Nasce il Fight Club. (google.it)

“Colpiscimi più forte che puoi”

Quando uno dei due dorme, l’altro si sveglia. Ormai è Tyler a condurre il gioco. Quello che all’inizio appare come un incidente, è una scelta consapevole: Edward-Tyler perde la propria valigetta con camice Calvin Klein e cravatte Emporio Armani e provoca un’esplosione che distruggerà l’appartamento. Vuole reprimere il suo essere consumatore e feticista (che tratta gli oggetti come feticci da adorare) per ritrovare l’essenza dell’uomo, cacciatore-raccoglitore. A questo punto Tyler accetta di ospitarlo a casa sua (una catapecchia instabile e abusiva) ma ad una condizione: devono combattere. Nasce il Fight Club, dove ci si libera di camice e cravatte (simboli della società capitalistica corrotta) e si combatte come uomini primitivi alla ricerca della propria essenza, si torna allo stato di natura, trionfa la volontà di potenza. “Il Fight Club era il nostro regalo al mondo“, un circolo di eletti. Qui Tyler enuncia i suoi comandamenti e si scaglia contro la generazioni consumistica: “Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona“, “la pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. […] siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star, ma non è così e lentamente lo stiamo imparando, e ne abbiamo veramente le palle piene“. Il passo successivo è prevedibile. Tyler comincia a formare un suo esercito, il Fight Club è la maggioranza degli ex oppressi che dovrà governare nel momento di transizione, di passaggio dal capitalismo all’anarchismo (mentre Marx avrebbe detto “al comunismo autentico”). Intanto Edward cerca di capire ciò che lui stesso ha organizzato. “Confidavamo in Tyler“.

“E’ solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”

La scena della liscivia (Tyler era un produttore e venditore di saponi e sapeva lavorarli per creare dinamite) è un’autentica perla filosofica: Tyler sottopone Edward ad una bruciatura chimica e gli impartisce una lezione indimenticabile, “senza dolore e senza sacrificio non avremmo niente“. “Lo Spirito conquista la propria verità solo a condizione di ritrovare se stesso nella disgregazione assoluta” diceva Hegel. Qui la psicanalisi si applica alla religione: “i nostri padri per noi erano come Dio, se loro se la svignavano questo cosa ti fa pensare di Dio? Stammi a sentire, devi considerare la possibilità che a Dio tu non piaccia, che non ti abbia mai voluto“. Tyler lo sprona a resistere, a sopportare il dolore, ad accettarlo per vincerlo: solo così potrà evolversi. Oltre la morte di Dio. La scena è chiara: Edward metaforicamente sputa la testa del serpente, si sta trasformando in Ubermensch, un Oltreuomo. Proprio come Tyler, la controparte inconscia, che è l’Oltreuomo per eccellenza: fa sempre ciò che vuole, impone la propria volontà di potenza sul mondo, accetta il fato e si adegua, non conosce comandamenti che non siano i suoi perché sta al di là del bene e del male. Tyler incarna il nichilismo attivo, in tutto e per tutto. Durante una discussione in auto infatti molla il volante e cerca di risvegliare Edward dalla patetica vita che conduce: “Devi conoscere la risposta a questa domanda. Se dovessi morire adesso cosa penseresti della tua vita?”. Risuona l’eco dell’eterno ritorno nietzscheano.

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“Sei solo una voce nella mia testa. Sei soltanto un’allucinazione perché non posso liberarmi di te?”

“Ho gli occhi aperti”

L’Oltreuomo Tyler, l’Es Tyler, il rivoluzionario Tyler è ormai il capo di una setta clandestina. Non più solo un circolo di combattenti, ma un vero e proprio gruppo di terroristi, frammenti omologati e interscambiabili di un gigantesco organismo in rivolta contro il nemico comune: la società alienante del sogno americano. Lo stesso Tyler dice infatti alla fine “se vuoi fare una frittata devi rompere qualche uovo“. Ma il tentativo di rivolta e il sogno rivoluzionario sfocia in un movimento proto-fascista simile a quello che volevano abbattere: proprio come alcune forme di comunismo che tradirono gli ideali di Marx e si trasformarono in dittatura. Tyler porta il suo piano alle estreme conseguenze, vuole far esplodere gli edifici dell’alta finanza per riportare tutti a zero, così da finire nel caos totale. Edward fa di tutto per impedirglielo, fin quando capisce che sta semplicemente lottando contro se stesso, l’Io vuole riprendere il controllo della propria vita e ristabilire l’equilibrio. Edward così si spara evitando il cranio e uccidendo ‘virtualmente’ il suo alter ego. Il film si chiude con un finale da brividi: sotto le note di ‘Where is my mind‘ il nostro protagonista capisce che finalmente può dare una svolta consapevole alla propria vita e mentre osserva gli edifici crollare (simbolo della fine del capitalismo) tiene la mano di Marla. Forse ora i due potranno aiutarsi a trovare un equilibrio, dopo la malsana relazione che hanno avuto.
Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita“.

Cristiano Bacchi