Tendiamo sempre a reprimere la consapevolezza, la stima e l’amore per noi stessi per godere così di una sorta di auto-protezione inconscia: ma abbiamo mai pensato alle persone che invece amano troppo il loro essere se stessi?

L’equilibrio perfetto del proprio Essere Se Stessi.

Perchè amarsi?

Può sembrare una domanda insensata o non degna d’attenzione, ma non dovrebbe essere tale: effettivamente abbiamo dei motivi reali che ci spingono ad amarci? Se qualcuno dovesse porci una domanda del genere sapremmo realmente darne un responso decoroso?

Amare se stessi non è inteso come provare un qualsivoglia sentimento verso la propria persona: l’amore, qui inteso, è soprattutto rispetto della propria persona. Rispettare se stessi non è solo la chiave della felicità, ma anche la chiave di un vissuto che sia degno di essere chiamato tale. Se rispetto me stesso in quanto tale posso anche amarmi, sublimandone la fisicità: ottengo una maggiore consapevolezza del mio operato, e quindi, riesco a operare secondo logica, ed essere felice delle conseguenze che le azioni portano, siano esse desiderate o no.

Rispettandomi, e godendo del giusto amore per me stesso, riesco anche a non crogiolarmi nell’angoscia della possibilità di aver potuto agire meglio. So quindi, che ho agito in tal maniera, subendone le conseguenze, ovvio, ma attese in qualche modo, e non mi crogiolo nel dolore di aver potuto agire meglio. Bisogna amarsi perché, volenti o nolenti, siamo “intrappolati” nel nostro caduco corpo, e dobbiamo amarlo, poiché ci accompagna nel nostro viaggio del divenire.

Amarsi significa essere parte di se, e volerne essere parte, non alienarsi, neanche in se stessi.

Amore Patogeno

Filautìa ed Egotismo: Amore straripante verso l’Interno.

Abbiamo parlato dell’amore per se stessi non patologico, ma quando questo diviene, esacerbandosi, egotismo o filautìa, cosa accade?

Accade che non si ha più alcun tipo di volontà di potenza: il voler fare, diviene il fare e basta, senza alcun tipo di controllo. Le conseguenze delle azioni sono inesistenti per l’egotista: qualsiasi azione da lui svolta diviene tautologicamente corretta poiché eseguita da lui stesso. Non perché l’azione in se è giusta, semplicemente poiché eseguita da lui in quanto tale.

L’egotista è una persona il cui amore straripa in se stesso, non riuscendo, eppure mai, ad implodere. Sente di essere di se stesso, e si appartiene talmente tanto, che è sicuro delle proprie azioni e del suo essere perfetto, tanto da amarsi come se potesse alienarsi dal suo essere uno.

L’egotismo è quindi una forma d’amore incondizionata e straripante all’interno verso se stessi: io sono io, e quindi sono giusto in quanto tale, senza alcun tipo di compromesso. Non ce ne devono essere, per l’egotista. Questo tipo di amore incoercibile pone l’individualità di quella persona al centro del suo mondo, al centro della sua visione della Realtà: ne diviene il fulcro. D’altronde se lui riesce ad amarsi in questa maniera vuol dire che ha qualità di spicco rispetto alla plebaglia che lo circonda: perché questa non dovrebbe amarlo alla stessa maniera o addirittura maggiormente?

Una persona dalla grande filautìa deve essere riportata allo stato base: non è la persona ad alimentare il mondo, ma il mondo che si alimenta con le sue azioni, che non sono sempre corrette, ma spesso e volentieri anche inique. Non quindi corrette tautologicamente poiché svolte dalla persona in quanto tale. Dobbiamo avere un grado di filautìa base: esso deve permetterci di rispettarci in quanto persona di noi stessi, ed essere corretti nel giudizio degli altri e di se.

Non è solo il mondo ad essere intriso di equilibrio, ma lo deve essere anche la nostra persona, in quanto anche noi, nel nostro piccolo, siamo “mondo”.