Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l’origine della filosofia.”  -Aristotele, Protreptico

L’obiettivo comune di giornalismo e filosofia

In questo passo Aristotele descrive con chiarezza cosa sia la filosofia e termina affermando che la ricerca è la causa della filosofia. La ricerca, in quanto tale, è comune a molte discipline ed attività, tra cui la pratica del giornalista. Il giornalista è colui che vuole raccontare una storia ai propri lettori e la caratteristica più importante è la verità di tale storia.

Old Library, Trinity College, Dublino

Si deduce chiaramente che filosofi e giornalisti perseguono un fine comune: la verità. Non esiste filosofo che si rispetti che non abbia dedicato almeno una parte della propria ricerca alla verità, o come direbbero i Greci: aletheia. Ognuno è arrivato ad una conclusione, modellata sia dal percorso intrapreso che dall’epoca storica. Alla stessa maniera un giornalista si prefigge un argomento, o meglio una vicenda se si parla di giornalista di cronaca, e si muove da quell’argomento ponendosi domande o interrogando testimoni fino a ricostruire la verità dei fatti. Ora, il filosofo non muove da una vicenda accaduta, ma prende spunto dalla realtà attuale, o come direbbe Foucault inattuale. 

Il giornalismo filosofico di Foucault

Ritratto di Michel Foucault
Michel Foucault

Michel Foucault riprende il termine inattuale dalla filosofia di Nietzsche e lo utilizza per esprimere una critica dei valori morali all’interno di un percorso storico che mira a capire come si siano sviluppati. Foucault parla di giornalismo filosofico, attribuendogli l’aggettivo di inattuale, ovvero esso deve muovere al di là del proprio tempo. Secondo il filosofo francese è necessario comprendere l’interconnessione  tra giornalismo e filosofia. Il giornalismo ha bisogno di concedersi spazio e tempo per crearsi i presupposti per un pensiero critico e la filosofia aiuta il giornalismo in questo compito. Mentre la filosofia ha bisogno delle aperture e della possibilità di comunicazione che il giornalismo le fornisce.

Questa ricerca del giornalismo filosofico deve condurre alla verità. Ma Foucault distingue la verità in dimostrativa, quella che si da come universalmente presente, e in verità-folgore, ovvero quella che si produce come un evento. Si vuol dimostrare che la scoperta della verità si evince da un scontro di potere e consiste, in realtà, in una certa modalità di produzione della verità. Qui giornalismo e filosofia si incontrano in un conflittuale rapporto tra differenti poteri, che contribuisce alla creazione di una verità sempre in divenire.

Un maestro di verità

Cartello stradale verde con scritto "The Truth Just Ahead"La verità è l’obiettivo di filosofi e di giornalisti. Un esempio lampante di un uomo che si è sacrificato per la verità è sicuramente Socrate, un maestro, che pur non avendo scritto nulla ha insegnato molto. La caratteristica di Socrate era di demolire le presunte conoscenze dei propri interlocutori, dimostrando loro la necessità di conoscere se stessi e di prendere coscienza dei propri limiti: il vero sapere è il sapere di non sapere.  Le definizione non sono risposte definitive alla questione di che cosa sia una cosa: l’importante è interrogarsi sul vero carattere delle cose, è cercare di cogliere una prospettiva generale e giungere. La verità è plastica, non ne esiste una solamente, tutto può essere sottoposto nuovamente ad indagine.

Socrate subì un processo a causa delle sue idee innovative: venne accusato di corruzione dei giovani e di empietà. Al processo, nonostante avesse la possibilità di salvarsi, preferì difendere il proprio pensiero e la verità accettando il destino fatale di bere la cicuta.

Il Socrate contemporaneo: Spotlight

Una scena tratta dal film premio Oscar, "Il Caso Spotlight"
Una scena tratta dal film premio Oscar, “Il Caso Spotlight”

Molti hanno sacrificato la loro carriera, se non la loro vita, per amor della verità. Come i giornalisti del famoso Team Spotlight, a cui è stato dedicato un film omonimo nel 2015. Spotlight è un team di giornalisti d’inchiesta del Boston Globe che nella metà del 2001 si è occupato di un’indagine riguardante abusi sessuali su minori da parte di autorità ecclesiastiche. La scoperta è stata agghiacciante: più di 80 preti erano coinvolti negli abusi e gli esponenti delle alte gerarchie ecclesiastiche locali avevano coperto tutto costringendo le vittime a tacere in silenzio. Nonostante l’audacia di questi giornalisti oggi le ingiustizie sono molte e pochi sono coloro disposti a parlare o ad ascoltare.

 

Tornando in Italia, nella capitale vi è una nota docente dell’università Sapienza che fino a poco tempo fa veniva protetta dalla scorta. Le ragioni di tale protezione sono dovute alle minacce che la filosofa ha ricevuto a seguito dei suoi libri e delle sue pubblicazioni riguardanti la Shoah. Ora non possiede più la scorta e sicuramente non si può sapere se questo sia per lei motivo di maggiore insicurezza o sollievo. Ciononostante ci dovrebbe essere la libertà di pensiero e il dovere morale di dire la verità e se non si ha il coraggio di affrontare la verità, almeno di proteggere chi ha la temerarietà di farlo.

Barbara Butucea

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