Brutto colpo per la storica causa automobilistica Ford, che stando a quanto riportato dalla BBC si prepara ad una radicale riduzione nel suo personale: nonostante per ora le cifre restino incerte, si parlerebbe infatti di migliaia di posti di lavoro sfumati in tutta Europa, compreso il Regno Unito.

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Credit: The Verge

Una “riduzione del surplus di manodopera”. Così è stata definita dai padroni di “casa Ford” la manovra aziendale che da ormai parecchio tempo li vede confrontarsi con i sindacati in merito alla diminuzione dei costi aziendali. Come spiegato dal leader di Ford Europe, Steven Armstrong, l’obiettivo sarà la messa a fuoco di modelli più redditizi e l’uscita da mercati meno favorevoli, il tutto a favore di uno sguardo proiettato verso il futuro e, nello specifico, sulla tecnologia elettrica e ibrida.
Il più importante tra i sindacati del Regno Unito, Unite, avrebbe dichiarato di stare lavorando a stretto contatto con Ford per salvaguardare i posti di lavoro nel Regno Unito e curare gli interessi dei dipendenti, prevedendo inoltre che l’impatto dei tagli sui posti di lavoro UK sarà limitato.

La colpa non è (tutta) della Brexit

“Questa mossa aziendale non è una conseguenza della situazione Brexit” avrebbe assicurato Armstrong, spiegando come la colpa del taglio allo staff – in totale ad oggi, circa 54.000 dipendenti -non sia imputabile ad “un problema di uno o due anni”. Eppure, nell’ultimo anno non si può certo dire che la situazione sia stata rosea per la nota marca automobilistica: nel 2018, infatti, i profitti di Ford Europa sono diminuiti dell’82%, e in parte anche a causa del calo del valore della sterlina dovuto all’incertezza circa l’uscita dalla cerchia europea dell’Inghilterra.

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Credit: BBC

Nonostante i recenti problemi di cui si ritrova attualmente vittima, il marchio statunitense – e tutto il movimento Fordista ad esso legato – rappresenta però ancora oggi uno dei precursori della produzione di massa industriale, nonché dell’attuale materia trattata dalla psicologia del lavoro.

Ford, tra mito e motori

La linea produttiva di Henry Ford – non vantando finalità sociali ma essendo quasi meramente rivolta ad una problematica prodotto-mercato – mirava a garantire il massimo dell’efficienza delle linee di montaggio, semplificando per mezzo della tecnologia i metodi e il lavoro. “È mia ambizione che ogni pezzo di macchina sia così forte e così ben fatto che nessuno abbia bisogno di acquistarne un secondo. [La macchina] sarà grande abbastanza per contenere una famiglia, ma piccola abbastanza perché un uomo solo la possa condurre e tenere in buon ordine. E il suo prezzo sarà così basso che ogni lavoratore ben salariato sarà nella possibilità di averne una” era solito affermare il leader della casa automobilistica.
Il sogno visionario di Ford prese forma nel 1908, con il lancio della rivoluzionaria Ford Modello T, messa sul mercato a meno di mille dollari: le sue peculiarità erano la standardizzazione delle componenti, nonché l’assenza di tutti quegli optional tipici delle auto dell’epoca (le quali erano fortemente personalizzate, o addirittura realizzate su misura per il cliente). Nemmeno due decenni dopo, la Ford era la maggiore casa automobilistica del mondo e il tempo impiegato per la costruzione di ciascun veicolo passò da 9 ore e 54 minuti a 5 ore e 56 minuti.

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Credit: Michigan Radio

La nascita del welfare

Oltre ai progressi tecnici ed industriali, il fordismo si è però fatto portavoce anche di un profondo cambiamento sociale. Uno degli aspetti fondamentali dell’evoluzione dei sistemi industriali che si manifesta per la prima volta nelle officine Ford è infatti la configurazione di un primo sistema di welfare, nel contesto del quale, accanto ai salari, vengono istituiti premi di produttività correlati alla concessione di case, scuole e determinati livelli di assistenza medica e sociale.
Ford era infatti consapevole della necessità di offrire ai suoi operai un salario maggiore (soprattutto dopo l’enorme successo conquistato dal proprio marchio) ma allo stesso tempo era altrettanto conscio degli effetti che avrebbe avuto sulla qualità della vita dei suoi dipendenti, reduci da un periodo di grande povertà dovuto a motivi non solo sociali ma anche storici. Un salario più elevato avrebbe da un lato offerto la possibilità di intraprendere stili di vita migliori, ma dall’altro, rischiava di essere veicolo di cattive abitudini capaci di minare la professionalità degli individui. Fu per questo motivo che – per la prima volta nella storia – alla Ford Motor Company venne ideato un dipartimento di sociologia con lo scopo di vigilare sulle reali condizioni di vita che il lavoratore realizzava con il proprio plus-salario: nello specifico, si trattava di 30 “investigatori” (successivamente ribattezzati “consiglieri”) il cui compito era quello di vigilare sull’osservanza delle regole morali (come, ad esempio, il divieto di bere).
Un modus operandi, quello di Ford, che – seppur fortemente ancorato alla cultura contadina e puritana nel quale era cresciuto – ha allargato per la prima volta lo  sguardo anche sulla vita extra-lavorativa degli operai, controllandola ma allo stesso tempo arricchendola: ampia fu infatti l’offerta della casa automobilistica, che iniziò ad offrire ai suoi dipendenti anche una scuola di inglese per insegnare la lingua ai lavoratori immigrati, un dipartimento medico per l’assistenza sanitaria, insieme a diverse associazioni filarmoniche e di intrattenimento.

Francesca Amato

 

FONTEFord to cut thousands of jobs in turnaround plan
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