‘Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura’. Che barba direte voi, sono parole di uno sfigato dell’anno zero, che nessuno si filava e che si è inventato una storia tanto per farsi notare. Un viaggio dall’Inferno al Paradiso a trovare le anime dei morti e fare due chiacchiere, un’idea geniale niente da dire, e gli è anche venuta bene! Ma che barba caro Dante, la sintesi non ti appartiene di certo! Pagine e pagine di vicende in un italiano che non parla più nessuno, complesse e intricate solo per descrivere un mezzo sogno fatto magari da ubriaco. Ma già che ci è toccato leggerlo, proviamo a capire, a interpretare, forse infondo qualcosa da dire cel’avevi, solo che non sei molto bravo a farti intendere, parlassi come mangi… Quindi mi sono affidato a qualcuno che ti ha saputo prendere e comprendere, un simpatico ometto con gli occhi a mandorla e gli occhiali, che di solito disegna robot, e che quando ti ha conosciuto ha deciso di dare un’immagine anche alle tue parole.Dante

Go Nagai, da Mazinga a Dante

Nato nel nel 1945 a Wajima, Go Nagai è senza dubbio uno dei fumettisti manga più famosi al mondo. Mazinga, Ufo Robot, Goldrake, personaggi conosciuti e amati da tutti sono frutto della sua passione, che inizia a concretizzarsi intorno ai venti anni quando crea, assieme a Shotaro Ishimori, il suo primo manga. Nel 1970 pubblica ‘Mao Dante’, opera che, come anche ‘Devilman’, risente dell’influenza della lettura della ‘Divina Commedia’, che ammalia Go Nagai fin dall’adolescenza, tanto da spingerlo a forgiare l’opera omonima che lo ha reso famoso anche fuori dal mondo dei robot. Opera che si presenta in tre volumi, due per l’Inferno ed uno per Purgatorio e Paradiso, la ragione della scelta risiede probabilmente nella presenza, nell’Inferno di immagini più interessanti da riprodurre rispetto agli altri due. La particolarità dell’opera è la fedeltà che Go Nagai mantiene nella riproduzione delle descrizioni dantesche, si tratti delle pene dei dannati, del clima di abbandono e dolore che permea l’inferno o della beatitudine dell’incontro con Dio nell’ultimo anello del paradiso. Lo stile di disegno si distacca abbastanza dalle altre opere di Go Nagai, ma si adatta perfettamente all’argomento trattato, mantenendosi semplice e chiaro, un tratto ben definito che non lascia spazio ad artifici troppo azzardati e frivoli. Per rendere i disegni ancora più accurati e veritieri il mangaka si affida alla versione illustrata della Divina Commedia’, pubblicata nell’Ottocento da Gustave Dorè, pittore e illustratore francese di fama internazionale. 

Il viaggio di Dante e il mito di Er

L’aspetto più intrigante e mistico della ‘Divina Commedia’ risiede nell’ipotesi del viaggio dell’anima dopo la morte, dell’ascesa all’ultraterreno e della possibilità che la vita terrena non sia altro che una delle parentesi di quell’equazione, forse infinita e certamente indecifrabile che è la vita. Prima di Dante, a parlare di ascesa post-mortem e di viaggio alla scoperta dell’aldilà, è Platone che, nella Repubblica, cita a questo proposito il Mito di Er. Er, guerriero valoroso, originario della Panfilia, muore in battaglia e il suo corpo, come da tradizione, viene messo al rogo per essere bruciato ma, prima che le fiamme potessero coglierlo, si ridestò dal sonno mortale e raccontò che aveva compiuto un viaggio nell’aldilà. La sua anima appena uscita dal corpo si era unita a molte altre e camminando era arrivata in un luogo divino dove i giudici delle anime sedevano tra due coppie di abissi, una diretta in cielo e l’altra nelle profondità della terra ed esaminavano le anime ponendo sul petto dei giusti e sulle spalle dei malvagi la sentenza, ordinando ai primi di salire al cielo e agli altri di andare sotterra. A differenza dell’opera dantesca che basava le punizioni sulla legge del contrappasso, nell’Inferno platonico la pena per i dannati doveva essere dieci volte maggiore al male commesso in vita, per una durata temporanea eccetto i casi di tirannia, costretti ad un castigo perenne. Er, percorrendo le vie dell’aldilà, solo, a differenza di Dante a cui era stata affidata una guida, si imbatte nel corteo di anime dirette dalle tre moire, Cloto (presente), Lachesi (il passato), e Atropo (futuro) per decidere dove dirigere il proprio destino scegliendo una delle sorti che provengono dalla matassa tessuta da Lachesi . Platone crede nella metempsicosi, nella trasmigrazione delle anime, che hanno a disposizione diversi scenari, diverse possibilità di vita finite, se così non fosse, se l’anima vagasse errando in eterno, il valore etico della scelta di una delle sorti tessute dalle moire sublimerebbe e si vanificherebbe. Dopo aver compiuto la scelta ogni anima riceverà da Lachesi il daimon, il genio tutelare, con il compito di vegliare sull’anima in questione che a questo punto doveva confermare il suo destino dalla moira Cloto e infine presentarsi da Atropo per rendere tale destino immutabile. Un terremoto nella notte avrebbe fatto tornare Er, dopo dodici giorni, sulla terra e gettato le anime nelle loro nuove vite, dopo essersi abbeverate al fiume Lete la cui acqua, se bevuta senza parsimonia, avrebbe fatto scordare all’anima tutto ciò che aveva appreso nella vita passata, impedendole di cogliere a pieno la prossima. Er bevve con moderazione e poté raccontare ciò che gli era stato mostrato. Come Dante, egli ha avuto la possibilità di ascendere al cielo e discendere negli inferi, di vedere e scorgere oltre il terreno per volgere al meglio la vita postuma.Dante

Samuele Beconcini

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