“Vai via, siediti in fondo, sei nero, di un’altra religione!”

Sono le parole usate da una signora dai capelli rossicci, sulla quarantina, verso un ragazzo di colore a cui spettava il posto accanto a lei per via del numero di biglietto. Siamo a Trento, sopra un autobus in partenza per Roma, della compagnia Flixbus, dove i posti sono assegnati. Mamadou, senegalese di venticinque anni, residente a Bolzano da quindici, vuole andare a visitare la Capitale insieme a un amico che vive là. Entusiasta della vacanza si dirige verso il posto che gli è stato assegnato e viene respinto da quella che sarebbe dovuta essere la sua compagna di viaggio, per il colore della pelle e per la differenza di religione. Mamadou non capisce e chiede spiegazioni facendo innervosire ancora di più la signora che, richiedendo l’intervento delle autorità, pretende un cambio di posto per il ragazzo. La polizia, per placare la situazione, accontenta la quarantenne facendo accomodare Mamadou accanto ad una giovane ragazza, Elena Iiriti, che, sconvolta, ha raccontato l’accaduto con un post su Facebook. Mi ha detto con gli occhi lucidi che è stufo, che è stanco di questa cattiveria, che lui non voleva fare nulla, semplicemente andare a Roma come tutti noi a trovare un suo amico. “credimi, non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perché sono stanco.”. Elena, inorridita dalla situazione afferma: “Quando a scuola leggevo di Rosa Parks e degli autobus con posti riservati vedevo quella società lontana anni luce dalla nostra e mi dicevo “per fortuna ora non è così”. Quanto accaduto oggi su questo flixbus mi rattrista, mi fa tornare indietro a quei tempi e mi fa capire che forse non siamo mai cambiati, che non c’è fine alla cattiveria umana.”.

Una notizia che fa rabbrividire, che fa cadere le braccia a chi spera nella fine della xenofobia diffusa e nella diversità come valore piuttosto che condanna. Il diverso, l’altro, sono concetti che hanno una caratterizzazione variegata e importante, a partire dalla filosofia greca, per Socrate e Platone l’alterità era il mezzo per la realizzazione dell’Io, della persona, e l’oggetto del bene comune. Per Aristotele il rapporto con l’altro era una tendenza naturale per l’uomo, che è zoon politikon, animale politico (o meglio, sociale). Nella filosofia moderna il concetto si amplia, si approfondisce e diventa fondamentale per correnti di pensiero tra le quali soprattutto l’Idealismo e l’Esistenzialismo.alterità

L’alterità nell’epoca moderna

Per i filosofi dell’Idealismo, la questione dell’altro è problematica, e rimanda al concetto di alienazione, di posto al di fuori. Nella dinamica di una soggettività creativa e costitutrice, l’altro diventa un concetto difficile da definire. E’ un ente che, pur essendo al di fuori, è posto comunque dall’ Io, per l’Io. Fichte sosteneva che il diverso, il non-Io, fosse posto dal Soggetto, che per essenza è infinito, per acquisire determinatezza, così facendo però, questo viene limitato dall’oggetto posto e perde la sua essenza. A questo punto non gli resta che tornare in sé e porre un nuovo oggetto dando il via ad una dinamica coattiva, ad un circolo vizioso che non è altro che il modo in cui la coscienza produttrice genera la sua realtà. Hegel affronta l’argomento in maniera ancora più complessa, considerando l’altro una forma di presenza dello Spirito Assoluto, posto in una dinamica di negazione per uscire da sé e tornarvi con la determinazione di nuovi contenuti, in un’ottica simile a quella di Fichte. L’Esistenzialismo invece sostiene che  l’esperienza formativa di ciascun essere umano è costantemente attraversata e costellata dalla presenza dell’altro, attraverso cui possiamo uscire dalla solitudine ed instaurare relazioni autentiche. Heidegger, uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo, riflette sul concetto di diverso in relazione all’essere, che egli definisce dasein, alla lettera essere gettato, proiettato nel mondo, nella misura in cui l’essenza stessa della nostra vita è essere immersi in una realtà che ci pone necessariamente in rapporto ad altri, i quali aiutano alla definizione e al riconoscimento di noi stessi superando dinamiche di solitudine e solipsismo.alterità

E’ strano dunque l’attribuire un senso negativo al concetto di alterità in un’ottica in cui è grazie ad essa che ci determiniamo, ci riconosciamo e definiamo ed è davvero sconcertante che si parli tanto di uguaglianza, di libertà e di umanità in un mondo in cui avvengono episodi come quello sopracitato. Viene giudicato un capitolo chiuso quello della segregazione razziale, dell’Apartheid , ma cos’è, se non razzismo nudo e crudo, allontanare un ragazzo perché nero? Attribuirgli un credo senza conoscerlo e condannarlo per la sua natura? E, inoltre, cara signora dai capelli rossi, lei che professa sicuramente il cristianesimo dovrebbe sapere che Gesù, il nostro, il suo Salvatore, che si è sacrificato in nome di Dio per redimerci, morto sulla croce per l’umanità tutta, era nero come la pece, e lo dimostra il fatto che fosse nato in Palestina, non di certo terra di biondi con gli occhi azzurri e che il Vangelo diffonde l’amore e la fratellanza e non il disprezzo e l’odio.

Samuele Beconcini

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