Facebook, per un certo lasso di tempo, ha oscurato l’immagine della famosa statua del “Bacio” di Auguste Rodin, parte della mostra di Treviso sullo scultore francese. Marco Goldin, responsabile dello studio trevigiano che organizza la mostra ha dichiarato: “Può una scultura, simbolo della storia dell’arte, essere paragonata ad una qualsiasi immagine di carattere sessualmente esplicito?”

Il “Bacio” di Auguste Rodin

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende 
prese costui de la bella persona 
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.                 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona.                  

Amor condusse noi ad una morte: 
Caina attende chi a vita ci spense.”

E’ con questa anafora che Francesca si rivolge a Dante all’interno del cerchio dei lussuriosi, raccontando della passione amorosa che la condusse negli inferi.

“Noi leggiavamo un giorno per diletto 
di Lancialotto come amor lo strinse; 
soli eravamo e sanza alcun sospetto.                         

Per più fiate li occhi ci sospinse 
quella lettura, e scolorocci il viso; 
ma solo un punto fu quel che ci vinse.                         

Quando leggemmo il disiato riso 
esser basciato da cotanto amante, 
questi, che mai da me non fia diviso,                           
la bocca mi basciò tutto tremante. 
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: 
quel giorno più non vi leggemmo avante.”

Augusto Rodin immortala quel bacio nell’opera d’amore probabilmente più famosa della storia dell’arte. I due corpi nudi: Paolo, perno strutturale della figura appare quasi esitante, mentre Francesca si inalbera sull’uomo che da spirito piangerà in silenzio il suo peccato d’amore. Il marmo cattura la luce, la lavorazione della roccia ruvida e poco riquadrata contrasta con la levigatura luminosa dei corpi. Rodin cattura un istante di felicità pura e seduzione satanica. I corpi sono stretti, complici, la gamba di lei sulla gamba di lui. “E paion si al vento esser leggeri.” Immortalati in eterno probabilmente nell’ultimo istante della loro vita, un attimo prima che Gianciotto, il marito tradito, irrompa; scoprendoli nell’amplesso ancora incompiuto, primitivo e li uccida, accecato dalla rabbia e dall’orgoglio.

L’immagine di quest’opera, scelta per pubblicizzare la mostra a Treviso di August Rodin, è stata oscurata dai social network. “Mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”. L’impresa di Zuckerberg suggerisce “di utilizzare contenuti che si concentrano sul prodotto o servizio evitando allusioni di natura sessuale” . Questa non è certo la prima falla del social. Facebook non ha tollerato nemmeno L’origine du monde di Gustave Coulbert, la cui rimozione dal profilo di Sgarbi ha creato grande clamore, o L’Allegoria del tempo di Guido Cagnacci.

L’artista, probabilmente, iniziò a pensare all’opera incriminata già nel 1880, quando lo stato gli commissionò una porta decorativa dedicata alla divina commedia. Il primo abbozzo della coppia era una voluta sul battente sinistro della porta, venne eliminato nel 1887 per essere sostituito con una variante di Paolo e Francesca” molto più drammatica. Nello stesso anno Rodin espose prima a Parigi e poi a Bruxelles il gruppo scultoreo, commissionato per l’esposizione universale del 1889.

Porta decorativa dedicata alla Divina Commedia

La vicenda sfocia nell’assurdo: Facebook, che dimostra spesso uno scarso controllo sui contenuti che circolano sui social, non riusce nemmeno a contenere la diffusione di fake news, arriva a oscurare per nudo un’opera d’arte. Il fatto, ovviamente, ha scaturito polemiche riguardo ai meccanismi e ai criteri che determinano i controlli di Facebook, ma arrivare a parlare di censura (come hanno titolato invece diversi giornali) è fuori luogo. Con censura si intende un controllo preventivo delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico, ma il filtro di Facebook non ha nulla che vedere con un atto volontario. L’algoritmo legge l’immagine e per lui un seno è un seno, poco importa che l’abbia scolpito Rodin. Il problema è quindi da identificarsi con un limite tecnico. E’ sbagliato pensare di mettere un’opera dietro un algoritmo pensando che questo possa decifrarla, l’arte non può essere contenuta o spiegata con un procedimento sistematico di calcolo.

Visto l’impatto mediatico che la vicenda ha avuto è doveroso vagliare anche l’ipotesi, mai verificata o accertata, che lo stesso curatore della mostra abbia segnalato l’immagine, ottenendo una pubblicità maggiore rispetto a quella che il post sulla mostra con l’immagine del “Bacio” di Rodin gli avrebbe offerto.

Dettaglio del “Bacio” di Rodin

Nell’episodio infernale, raffigurato nell’opera vittima delle falle del sistema informatico, le due anime volano affiancate nella bufera che trascina i corpi dei lussuriosi in eterno. Dante nel passo della Commedia dà ai due amanti un nome, sono riconoscibili nei personaggi del suo tempo, nonostante questo non li caratterizza individualmente. Crea una situazione generale, non affronta il peccato come una responsabilità individuale ma lo trasporta sul piano di una forza incontrollabile. La scultura di Rodin ha la capacità di restituire visivamente un’intensa tensione emotiva tramite la materia senza alterare la forza poetica. L’intenzione di Dante viene resa da Rodin mediante la scelta di rappresentarli senza un volto definito, che non è riconoscibile. I due volti sono quasi sul punto di scomparire perché la loro individualità sembra cedere il passo a questa fusione inevitabile e incontrollabile: nascono dallo stesso blocco di marmo e il loro amore diventa senza tempo. La passione che li anima li terrà insieme per sempre nelle atroci  sofferenze infernali, colpevoli di un amore che ne causa la morte e la dannazione, nella storia più tragica e, allo stesso tempo, affascinante di sempre. E tutto questo un algoritmo non sarà mai in grado di percepirlo.

-pincorno