La carenza di medici in tutta la penisola è una problematica importante: molti ospedali sono sotto organico e la condizione non fa che aggravarsi. Entro il 2028, secondo una stima del sindacato dei medici dirigenti Anaao, più di 47 mila medici specialisti e 33.392 medici di famiglia andranno in pensione. 

Inoltre, ogni anno la domanda ospedaliera è maggiore dell’offerta e come riporta Fimmg – Federazione medici di medicina generale- le uscite stimate dai pensionamenti non saranno comunque bilanciate dalle nuove assunzioni. 

Proprio per questo motivo Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle regioni, ha fatto un appello al Ministro dell’Istruzione chiedendo di trovare al più presto un modo per adeguare l’offerta formativa. 

Dopotutto, la mancanza di specialisti sta creando seri problemi di funzionamento in tutto il sistema sanitario. Basti sapere che le specialità più carenti sono pediatria, chirurgia, ginecologia e medicina interna. 

In risposta a questi dati allarmanti esce oggi, il decreto approvato dal consiglio dei ministri, in cui si legge al punto 22 del bilancio di previsione dello stato finanziario per l’anno 2019 “ Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina- Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di accedere agli studi”. 

La manovra ha subito provocato scalpore, ma le risposte di Palazzo Chigi hanno cercato di raffreddare la situazione, ribadendo che si tratta di un “obiettivo di medio termine per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti”. 

Lo stesso ministro dell’istruzione Bussetti smentisce, affermando “Voglio essere sincero, a me non risulta”. 

A questo punto, rimangono due stati delle cose che si escludono a vicenda: che la manovra venga effettivamente portata a termine, oppure che sia uno “spot” come l’hanno definito alcuni rettori. 

Se il numero chiuso venisse effettivamente abolito questo porterebbe a cambiamenti di grande impatto sul corso di laurea in Medicina, e ciò è innegabile. 

  1. In primis, la maggior parte delle università italiane ha problemi di spazio a livello architettonico, dunque se il numero chiuso venisse abolito a livello statale, l’unica opzione sostenibile per molti atenei sarebbe quella di introdurre il proprio numero limite di studenti, vista la larga partecipazione ai test ogni anno. Ci sarebbero 60000 studenti in strutture che ne possono contenere a malapena 9000. 
  2. A meno di ingenti fondi alla scuola pubblica, ci sarebbe un calo drastico nella qualità dell’insegnamento: nel bene e nel male, il numero chiuso effettua una scrematura e fa sì che il rapporto insegnante a numero di alunni non sia eccessivo.
  3. Maggior numero non significa maggiore competenza. Il mestiere di medico necessita di una preparazione teorica e pratica per poterlo esercitare. 
  4. Permettere a tutti di accedere agli studi significa complicare la già grave situazione dei tirocini, altrettanto importanti per la formazione. 

A questo punto, visti i toni vaghi di Montecitorio, c’è la preoccupazione che a questa proposta non segua una seria attuazione concreta nelle strutture per poter rendere possibile questo cambiamento. 

D’altra parte se il numero chiuso non venisse effettivamente abolito, rimarrebbe il problema stringente della mancanza di medici. Non possiamo dimenticare che fra cinque anni quattordici milioni di italiani rimarranno senza medico di famiglia, se non ci saranno veri provvedimenti che esulano dalla continua campagna elettorale che sperimentiamo quotidianamente. 

Una soluzione auspicabile potrebbe essere aumentare i fondi destinati alle borse di studio per le specializzazioni, così da avere un maggior numero di posti alla laurea magistrale, perché se è vero che gli atenei non possono accogliere 50000 studenti in più, alcuni possono permettersi di aumentare lievemente il numero degli iscritti. 

Per ora non ci sono dati certi sui riscontri pratici, ciò che è incontestabile è l’opinione del ministro degli interni e quello del lavoro, da sempre contro il numero chiuso. 

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