Per analizzare al meglio un concetto e il suo raggio d’azione, è sempre bene partire dalla sua etimologia. Con-temporaneo ci dice che due cose stanno insieme nel tempo, sono legate tra loro dal tempo. Notiamo che il prefisso è con- e non iso-, perché in effetti la contemporaneità si sgancia da quella dimensione di appiattimento e di uguaglianza del secondo prefisso. Contemporaneo indica piuttosto lo stare in modi diversi nello stesso tempo. Il grado di libertà è maggiore, ed è proprio su questo punto che è importante ragionare per capire a fondo tutte le implicazioni di questo concetto.

Chi è il contemporaneo?

Contemporaneo è chi non si adagia sul proprio tempo ma non ne resta nemmeno totalmente estraneo. Si potrebbe dire, usando una parola che è diventata famosa grazie a Friedrich Nietzsche, che il contemporaneo è l’inattuale, nel senso di non perfettamente coincidente con lo status quo del suo periodo. Questa paradossale condizione trova un esempio chiaro nell’arte o nella moda. Le collezioni autunno inverno 2018 presentano capi che difficilmente vedremo indossare su larga scala prima di qualche anno, ma è ovvio che sono in qualche modo frutto del nostro tempo. Anche le opere (quadri, sculture, rappresentazioni, ecc.) degli artisti più famosi del giorno d’oggi, sono portatrici di qualcosa che, ad un primo sguardo, ci fa storcere il naso. Sembrano così strane, così difficili da capire, ma proprio per questo sono la rappresentazione più vera del nostro mondo. Stilisti e artisti riescono ad ergere lo sguardo al di sopra delle contingenze particolari e sanno cogliere quegli aspetti della realtà di cui noi non riusciamo a renderci conto, e che sanno raccontarla al meglio.

Se ciò che permette di ottenere questo risultato è la separazione di fondo che si deve creare tra il contemporaneo e il suo tempo, questo non significa che bisogna cercare di evaderne o di esserne totalmente distaccati. Non si può fuggire da questo mondo, ma si può fare un esercizio mentale per esempio per leggere un autore del passato. Volendo evitare di rileggere gli scritti di Immanuel Kant per convalidarne la veridicità in campo neuroscientifico (è ovvio che le conoscenza tecnica del cervello di trecento anni fa non era neanche lontanamente paragonabile a quella di oggi), si può benissimo cercare di essergli contemporanei, andando a collocare le informazioni presenti nei suoi libri all’interno della cornice teorica che in quegli anni era in voga e dando quindi il giusto contorno a delle affermazioni che altrimenti, per essere ritenute scientificamente valide anche attualmente, dovrebbero essere distorte e fatte rientrare con la forza in un contesto scientifico decisamente diverso da quello del Settecento. Non si può quindi scappare dal proprio tempo, ma si può decidere di recidere alcune delle corde che ci tengono ancorati a terra per cercare di guardarlo un po’ più dall’alto, ottenendo così una visuale privilegiata e carpire quelli che sono gli elementi più tipici che sta covando.

Per rendere un po’ più chiara questa dinamica, potremmo usare la metafora della luce nell’universo. La contemporaneità, grazie allo scarto che come abbiamo visto è strettamente necessario si dia tra il tempo e l’osservatore, apre la visione sull’oscurità di un’epoca, sulla parte nascosta di ciò che invece ogni giorno ci si presenta davanti agli occhi. Questa oscurità, però, non è da intendersi come l’assenza di luce, ma come una luce che sta arrivando, la luce in potenza. Il contemporaneo è raro perché sa vedere la luce nel buio dell’universo, sa capire che le stelle nel cielo impiegano un tempo diverso per arrivare al nostro occhio, e quelle che vediamo adesso non saranno quelle che vedremo domani. Il contemporaneo riesce a capire quali saranno le costellazioni del futuro, perché sa vedere oltre il semplice dato di fatto.

Il paradosso del contemporaneo

Se in fisica il termine contemporaneo viene usato per descrivere due eventi che accadono simultaneamente, abbiamo visto come in filosofia questo concetto abbia assunto una connotazione più particolare. L’autore, l’artista, il musicista, il pensatore contemporaneo è una persona che, a differenza delle altre, riesce a disgiungersi parzialmente dal proprio tempo. Ma se seguiamo fino in fondo questo tragitto, ci accorgiamo che la nozione di contemporaneità è intrinsecamente paradossale, perché la sua condizione di possibilità è in realtà l’anacronismo, ossia la non appartenenza totale al proprio tempo. Ma è solamente grazie a questa mancata coincidenza che si può aprire la visuale sul nuovo che sta arrivando. Il contemporaneo, infatti, è anche colui che ha la capacità di accogliere qualcosa che ancora non si è dato, non si è presentato, in tutta la sua carica sovversiva. Non pensiamo soltanto alle scoperte scientifiche, ma anche alle innovazioni artistiche (nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi soggetti) e musicali, così come ai concetti sovversivi che sono stati coniati da pensatori che hanno saputo intravedere in che direzione stava andando il mondo. Il contemporaneo, per dirla in una frase, è colui che ha scelto di capire il suo tempo, e non di subirlo.

Nicola Copetti