Dal momento in cui l’uomo ha strutturato la sua vita in società, si è posto il problema di chi dovesse essere a capo del gruppo di individui che aveva deciso di unirsi. Le forme di governo che si sono avvicendate nel corso della storia sono molto diverse tra loro, ma la condizione di possibilità di qualsiasi potere politico è che il popolo riconosca il proprio sovrano come tale.

Una lotta per il riconoscimento

Nella sua Fenomenologia dello SpiritoGeorg Hegel descrive la nascita del primo rapporto di potere della storia. La sua narrazione, che si trova all’interno del capitolo Autocoscienza, prende come attori principali due individui che si confrontano per affermare la loro indipendenza. Questo scontro prende la forma di un vero e proprio duello, in cui entrambi sono disposti a mettere in gioco la propria vita per il desiderio di riconoscimento.

Ecco però la prima particolarità della narrazione hegeliana. La morte di uno dei due contendenti, anche se facilmente preventivabile, darebbe un esito negativo sul piano del riconoscimento. Come può infatti la persona che ho appena ucciso confermare la mia vittoria? La battaglia si deve necessariamente concludere con un vincitore ed un vinto entrambi in vita, un riconosciuto ed un riconoscente, un Padrone ed un Servo. Il vincitore dovrà quindi graziare il suo avversario, che arriverà ad un passo dal perdere la vita. La sola cosa che verrà persa dallo sconfitto, tuttavia, sarà la sua autonomia.

Il vincitore ottiene la totale disponibilità del perdente, ponendosi dunque in una posizione di comando. Il Servo dà sempre al Padrone ciò di cui ha bisogno, lasciandogli il privilegio di godere totalmente del risultato del suo lavoro. Il Padrone non esercita quindi nessuna azione concreta sul mondo, poiché tra la esso e se stesso ha posto il Servo. Immaginiamoci una situazione in cui un singolo schiavo esaudisce tutti i voleri del suo re: cucinare, pulire, gestire gli animali, coltivare i campi, produrre utensili ecc. Sembra superfluo specificare che il Padrone, godendo certamente di tutti i privilegi dati dal suo ruolo, non stia assolutamente imparando niente. Ha ottenuto quello che voleva, ma non si rende conto che un tenore di vita come questo non può durare a lungo.

La sovversione dei ruoli

A questo punto della narrazione, analizziamo la situazione sotto il punto di vista del riconoscimento. Esso deve essere per definizione bilaterale, reciproco, ma fin qui il risultato non è soddisfacente perché il Servo è l’unico dei due attori a riconoscere l’importanza del ruolo altrui. Il Padrone, invece, sfrutta semplicemente un’altra persona. In altre parole è il perdente che consente al vincitore di essere tale. Il Servo non tarderà molto a rendersi conto del fatto che in realtà è lui a tenere in piedi le redini della relazione. Hegel disegna qui un’inversione dei ruoli, una sovversione delle parti che si basa sulla consapevolezza acquisita dal Servo. Egli capisce che è lui, grazie alla sua attività, che ha il potere di cambiare il mondo, mettendoci mano in prima persona. Il Padrone invece delega il suo rapporto con il mondo, lo media tramite il lavoro del Servo.

Dopotutto, solo chi è sconfitto percepisce la vera angoscia della morte, davanti alla quale tutti noi siamo uguali. Il perdente è stato sul punto di perdere la vita, e si è reso conto della relatività delle gerarchie sociali. Hegel si esprime in termini molto poetici, dicendo che il Servo “divenendo, mediante il lavoro, signore della Natura, si libera dunque della propria natura”. Questa signoria che nasce dal lavoro sarà ben diversa da quella vista finora poiché il lavoro ha la capacità di trasformare non solo le cose, ma anche il lavoratore, che riesce a vedere negli oggetti il suo potere creativo. 

A. Von Menzel, La fornace col laminatoio, 1875

L’importanza del lavoro

Karl Marx, uno dei filosofi che ha maggiormente incentrato la sua riflessione sul lavoro, ha ovviamente attinto a piene mani dalla produzione hegeliana. La sua ripresa della dialettica Servo-Padrone è stata difatti molto importante, perché ha messo in luce ancora di più la forza rivoluzionaria dell’attività lavorativa svolta dal Servo. L’interpretazione marxiana arriva ad identificare il Servo con il proletariato e il Padrone con il capitalista. In effetti, sappiamo bene che le dinamiche al tempo della rivoluzione industriale erano molto simili a quelle tratteggiate da Hegel, ma al giorno d’oggi questa visione dei rapporti di potere, soprattutto negli ambienti di lavoro, è ancora valida? Il lavoro è certamente fondamentale, ma non sempre il Padrone (fuor di metafora il datore di lavoro o il proprio responsabile) approfitta del lavoro del suo sottoposto. Il lavoro è ciò che permette a tutti di realizzarsi, indipendentemente dal ruolo che si ha. Possiamo dire che, anche se non dappertutto, sono stati fatti dei piccoli passi avanti nella gestione delle dinamiche di potere.

Nicola Copetti