Il 23 luglio scorso, tra Prato e Firenze, un uomo stava tranquillamente ritornando a casa, forse perché era appena uscito da lavoro oppure perché aveva appena finito la sua sessione quotidiana di jogging. Mentre camminava la sua attenzione è stata però catturata da un’auto parcheggiata nei pressi del supermercato, ha intravisto la figura di un prete e quella che temeva essere di una bambina. Con sangue freddo l’uomo si è avvicinato e ha fatto scendere la piccola dall’auto, ritrovandosi faccia a faccia con il 70enne. Tra i due è scoppiata una colluttazione molto animata: il prete avrebbe rischiato il linciaggio se non fossero intervenute le forze dell’ordine.
Adesso la bambina attende i risultati della visita ginecologica e dovrà essere seguita da un sostegno psicologico. Il sacerdote invece, sorpreso in flagranza di reato, è accusato di violenza aggravata su minore. Dopo il caso, molti suoi conoscenti sono rimasti sconcertati perché non era mai stato segnalato per circostanze simili. Tanti altri però hanno sostenuto di aver notato attenzioni equivoche che il religioso riservava per la bambina, attenzioni che sono ascrivibili di fatto ad atteggiamenti deviati e disturbati della sessualità di chiara matrice pedofila. Un fenomeno che suscita da sempre l’interesse della psicologia e presenta dei caratteri precisi e strutturati.

L’amore malato per i bambini, diariopopular.com

Il profilo del mostro

La pedofilia è un disturbo sessuale classificato nella categoria delle parafilie, ovvero quei disturbi caratterizzati da fantasie, impulsi e comportamenti sessualmente eccitanti verso oggetti o situazioni inusuali.
L’origine del termine è da ‘pais’ e ‘filìa’, cioè ‘amore verso i bambini’. L’oggetto della ‘filìa’ del pedofilo è, ovviamente, il minore in età prepuberale, quindi al di sotto dei 13 anni. Per poter parlare di sintomi e quindi della sussistenza di una vera malattia, bisogna che questi siano presenti da almeno sei mesi in un soggetto non inferiore ai 16 anni, verso una vittima di minimo 5 anni più piccola. Solitamente, questa devianza si presenta nella prima adolescenza allo sviluppo dell’identità sessuale, oppure nella prima età adulta.

Ciò che più ci interessa però è il profilo psicologico di chi vive questa problematica. Il pedofilo commette spesso errori sistematici di pensiero, detti bias cognitivi: tende a negare l’accaduto, a minimizzare la situazione, a giustificare e razionalizzare il proprio comportamento, seppur malato, sostenendo il suo presunto valore ‘educativo’. C’è la completa assenza di senso di colpa e una mancata empatia nei confronti della vittima. Non è capace di sostenere un rapporto amoroso adulto – ed è per questo che si approccia con i bambini – né tanto meno una relazione qualsiasi in maniera adeguata.

Il più indifeso è sempre più facile da affrontare, psychondesk.it

Forti con i deboli

La psicoanalisi ci viene in aiuto per analizzare le origini dell’orco: l’atto pedofilo è legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile. L’arresto del normale sviluppo psicosessuale è dovuto ad un trauma vissuto da bambini oppure all’aver vissuto la sessualità in un ambiente poco stimolante. In questi casi, il ‘trauma infantile’ diventa ‘trionfo adulto’, una vendetta cioè alle umiliazioni ricevute dai propri genitori, una disumanizzazione poi del partner durante l’atto perverso.
Proprio a causa di queste ‘rotture’, i pedofili sono notoriamente additati come persone deboli e impotenti ed è per questo che scelgono i bambini come oggetto sessuale, sono indifesi e oppongono meno resistenza e creano minore ansia rispetto ai partner adulti. Addirittura anche la scelta del bambino non è casuale ma narcisistica, perché il pedofilo vede la ‘preda’ come un’immagine a specchio di se stesso da piccolo. Infatti, spesso, cercano bambini che non godono di molta attenzione da parte dei genitori e che sono sempre isolati.

Molto spesso capita che questi individui decidano di lavorare a stretto contatto con i bambini per poterli osservare da vicino e avvicinarsi pian piano, dopo aver ottenuto la loro fiducia e magari anche quella dei genitori. Sono capaci di convincere questi ultimi che non sono in grado di sorvegliare i propri figli nel modo giusto o che non sono abbastanza affidabili: il pedofilo proverà in tutti i modi a sostituirsi alla figura genitoriale. Invece approccerà al bambino in tutt’altra maniera, con carezze, baci, adulazione, comportamenti sessualmente espliciti e ‘amore’.

Tutto questo perché l’idealizzazione che i bambini hanno e fanno di queste persone serve loro a mantenere un’immagine positiva di sé stessi, a rinforzare in qualche modo il senso di mascolinità. Serve a rimanere giovani per sempre.

Martina Di Perna