L’11 ottobre, a Milano, i due fratelli proprietari della catena “This is not a sushi bar”, apriranno un ristorante decisamente particolare. La spesa finale dipenderà dal numero di followers di Instagram dei clienti, a condizione che venga postata una foto delle portate corredata da hashtag ufficiali ed eventuali commenti. La base per un piatto gratuito è di mille seguaci, salendo con i numeri, si arriva fino ad otto portate e, per chi si merita il vero rispetto oltrepassando la soglia dei centomila, cena offerta e standing ovation. Matteo Pittarello, presidente di This is not’, spiega: “Intendiamo rendere la formula permanente: per cui, salvo sorprese, dovremmo essere i primi al mondo ad utilizzare in maniera strutturata questa formula”. L’obiettivo è attirare gli influencer più popolari e, a catena, i rispettivi fans e i clienti più curiosi, per avviare una dinamica di mercato basata principalmente su pubblicità e sponsorizzazioni, sfruttando la realtà dei social network. Sicuramente una trovata geniale e innovativa, che cavalca l’onda del dinamismo social e mediatico e che si serve a pieno degli ideali di una società decisamente di massa.  Un’iniziativa per certi versi curiosa ma d’altro canto sconcertante quella dei fratelli Pittarello, che hanno fatto della popolarità un valore concreto, monetizzando l’apparenza e incentivando la fama per trarne profitto. Hanno volto a loro favore le dinamiche di una società appariscente e inconsistente che ha compiuto decisamente quella che Nietzsche chiamerebbe una Trasvalutazione dei valoriapparenza

Una nuova tavola di valori a misura d’uomo

La prospettiva nietzschiana della trasmutazione o inversione dei valori si sviluppa in un’ottica diversa da quella prima esposta, ma il concetto di fondo è lo stesso, generare una nuova tavola di valori ‘a misura d’uomo’. Nietzsche parla di trasvalutazione in riferimento all’avvento di valori mondani e all’abbandono degli ideali ultraterreni dettati dalla religione cristiana, effimeri e anti-vitali. Non si parla di sostituzione radicale e abolitiva dei valori precedenti ma un adattamento di essi ad un uomo sostanzialmente terreno e terrestre, essenzialmente mondano, che non ha bisogno di credenze metafisiche e spirituali. “È giunto il momento di operare la trasvalutazione di tutti i valori tradizionali non per cambiarli ma per completamente smontarli con comportamenti che vanno “al di là del bene e del male”, liberando l’uomo da tutti quelle morali che pretendano d’imporgli una condotta che sminuisce la vita ed esalta la morte: l’uomo vivendo in modo gioioso la propria essenza terrena deve farsi creatore di valori” (Il crepuscolo degli idoli). L’uomo è nato per vivere sulla terra e non esistono altri mondi, il corpo non è più la prigione dell’anima della morale tradizionale, la terra non più il deserto esiliante dell’esistenza.“Vi scongiuro fratelli rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio. Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire!” (Così Parlò Zarathustra). Nietzsche condanna l’etica tradizionale, in particolare cristiana, per aver diffuso una piramide di valori inadatti alla struttura ontologica dell’uomo che lo hanno portato alla perdizione morale. La riflessione culmina nel concetto di ‘Morte di Dio’ che rappresenta la fine delle illusioni metafisiche e le forme di trascendenza, prospettive consolatorie e bugie di sopravvivenza, dietro le quali l’uomo si è sempre rifugiato per convivere con la casualità dell’universo e con l’irrazionalità cosmica che pervade gli accadimenti del mondo. “C’è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso. […] Un mondo così fatto è il vero mondo. […] Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa ‘verità’, cioè per vivere” (Frammenti postumi).apparenza

Essere e apparire

La trasvalutazione valoriale dei nostri giorni non riguarda la trascendenza ed è totalmente e decisamente mondana, applicata ad una cerchia di valori già umani che, più che mutare, cambiano la loro posizione gerarchica in riferimento agli altri. Popolarità e apparenza non sono più semplici aspirazioni dei sognatori, sono valori in tutto e per tutto, necessari per una sopravvivenza serena in un mondo ostile e superficiale che condanna chi non si omologa e lincia chi si oppone al suo divenire. L’apparire soppianta l’essere trasformando la società in una moltitudine liquida, come direbbe Bauman, e inconsistente, in cui le personalità vengono abbattute dal vento dell’uniformità. L’uomo vive di maschere e interpreta ruoli che lo indirizzano alla fama, per aggiudicarsi un posto tra i maestri dell’apparenza e farsi modello per gli altri, si copre di veli di Maya direbbe Shopenhauer, veli illusori che nascondono l’essenza reale delle cose; siamo uno, nessuno e centomila direbbe Pirandello, una persona, centomila maschere e nessuno perché sublimati nel flusso infinito delle apparenze. Già Seneca parlava di omologazione, sostenendo che  ‘Nemo suum agit, ceteri multiformes sumus’ (“nessuno si attiene a un solo ruolo, siamo tutti multiformi”) nella misura in cui ci limitiamo ad apparire per nascondere il nostro essere, inadatto, a nostro parere, al contesto in cui ci troviamo, alle circostanze e alle mode del nostro tempo, questa dinamica, dice Seneca, porta ad una spersonalizzazione che azzera l’Io trasferendolo nella massa e risucchiandone l’essenza.

Grafica di Filippo Di Biasi; clicca per vedere di più

Samuele Beconcini

 

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