Gué Pequeno

Il genere trap, come visto nell’articolo “La filosofia del trap“, ha una solida base ideologica (più che musicale) da cui partire. Un aspetto fondamentale è quello della cultura del capitalismo che il trap condivide, per critica o per celebrazione. Anche nei testi più critici rispetto al materialismo (davvero pochi) vi è comunque un culto importante di denaro, orologi preziosi, vestiti sfarzosi e gioielli, visti come la base per la scalata al successo. Chi ce l’ha fatta non è povero o non conduce una vita media, chi ce l’ha fatta è ricco ed ostenta la ricchezza come status sociale. L’atipicità del trap è proprio quella di farlo per designare il punto di arrivo. Parto dalla strada, con pochi soldi, ed arrivo in cima alla vetta, ricco e famoso. Per capire bene di cosa sto parlando basta prendere alcuni estratti del testo “Bling Bling” di Gué Pequeno:

Ehi, per averti sai che pagherei
Ehi, euro cash grana soldi sghei
Ehi, un milione anche più
E tu che ci stai si sei senza dei
Ehi, sulla base sono bulletproof
Uuh senti nello stomaco che pompa il sub
Uuh calpesto la strada con le Balenciaga (shhh)
Ti porto dove il crimine ripaga
Per i Bling Bling, mi dici di sì (sì)
Ti riempi quella borsa di ridindin
Cosa te ne fai di tutto questo oro (oro)
Per te io darei anche l’ultima Marlboro
Non siamo ancora usciti come le mie Nike
Mi odiano perché non saranno mai qui
Milano Vice City
G U E troppo icy
Addosso quanto oro (oro)

[…]

Ehi Sono un pezzo grosso come Big Fish
Ehi Quando entro nel posto fra è per fare bis
Ehi per killare il beat, per baciare i jeans
Per tornare a casa con una ba-bad bitch
Ti assicuro siamo seri, siamo nei quartieri
La mia voce è vera anche se esce da uno stereo
Tu guardi troppe serie, d’oro il mio marciapiede
Baci esagerati ai diciotto carati

Gué mostra come non solo la cultura dello sfarzo sia fondamentale nel genere ma anche come il linguaggio del trapper sia fortemente legato al materialismo. Il trapper deve guadagnare con la sua musica, senza risparmiare la questione ai suoi fan.

Adam Smith ed il trap

In Italia vi è da sempre il tabù morale che vieta di guadagnare denaro tramite la cultura (arte, musica, seminari, ecc…). La questione si è affievolita nei primi anni 2000, grazie ad internet, ma non è ancora completamente deperita. I fondamenti di questo limite starebbero nella nobiltà dell’arte culturale e nel fatto che essa debba essere accessibile a tutti. Il trapper sfonda selvaggiamente questa istanza, arrivando ad essere provocatorio tanto da ribaltare il paradigma. Non solo l’artista deve guadagnare con la sua attività, ma deve anche ostentarlo per rendere tutti consapevoli del suo successo: per rivendicare il suo primato individuale nei confronti della società.

Adam Smith

Adam Smith (filosofo ed economista) ne “La ricchezza delle nazioni” del 1776, scriveva su come bisogna favorire le passioni e gli obiettivi individuali per arrivare ad una società ricca e libera. Se ogni individuo pensa a sé e non vi sono limiti culturali/statali (l’unico limite è quello che vieta la libertà altrui) allora tutti gli interessi, intrecciandosi, creano competitività e benessere. Smith immagina una sorta di “mano invisibile” che regola il mercato, insita però negli istinti individuali. Il trapper rompe la tradizione dell’artista socialista/comunista e diventa il baluardo della legge di mercato e del capitalismo. I suoi testi sono carichi di valori pragmatici e distruggono il romanticismo tipico della musica.

Per concludere

La tesi di Smith è molto forte e si contrappone con forza allo statalismo ed all’appiattimento del mercato. Il trap riscopre la cultura etico-individualista del farsi da sé che può essere letto come un grande pregio. Infatti, chiunque studi materie accademiche differenti da ingegneria e medicina, viene visto come un senza futuro (nella migliore delle ipotesi come cuoco da McDonald’s). Il trapper sfida invece questa convinzione e mette al centro della sua vita il suo interesse, conscio di poter fallire, offrendo una moltitudine di valori ai propri fan (e quindi al mercato). Allo stesso tempo, l’estremizzazione di questo concetto porta ad una visione eccessivamente materialista che contraddistingue l’artista. La poesia e lo spiritualismo insito nella musica dei cantanti in genere, è totalmente assente nel trap. Il trapper, come già detto nell’articolo precedente, non vende musica ma emancipazione. Esso propina infatti una caricatura che a moltissimi piace. Non si può certo definire questa azione immorale. Il genere segna quindi una evoluzione molto forte, riguardante la vendita di valori quali libertà di espressione, libertà di essere e libertà di prendere la propria vita in mano. Il trapper è il primo capitalista, è l’imprenditore di sé stesso: da un lato vende la nuova mentalità individualista del XXI sec., dall’altro mercifica sé stesso diventando personaggio e spogliandosi della propria essenza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.