Cos’è il Trattato di Maastricht?

L’1 novembre di 25 anni fa entrava in vigore il Trattato di Maastricht che di fatto istituì l’Unione Europea e le regole per accedervi. Alla base dell’UE pose tre pilastri a seconda dell’area di competenza: la Comunità Europea, la politica estera e la cooperazione in materia di giustizia e polizia. L’accordo introdusse inoltre il principio di sussidiarietà che limita l’azione dell’Unione negli affari interni ai casi in cui lo sforzo dei singoli stati non sia sufficiente, e il concetto di cittadinanza europea, che stabilisce il diritto di residenza in ogni stato membro, il diritto di elettorato attivo e passivo e il diritto di presentare una petizione al Parlamento Europeo su questioni di pertinenza comunitaria.

Il Trattato di Maastricht all’inizio non fu accolto di buon grado dall’opinione pubblica di alcuni paesi e tutt’ora viene messo in discussione dalla compagine di governo formata da Lega e Movimento 5 stelle. Al di là delle ragioni particolari che spingono a dubitare della correttezza del Trattato, occorre fare riferimento all’idea generale che si può intravedere nella formulazione degli accordi.

 

 

 

 

 

Kant: le norme che regolano i rapporti tra gli Stati per la pace perpetua.

Da questo punto di vista se prendiamo in esame l’opera del filosofo Immanuel Kant, il Trattato di Maastricht è formulato al fine di garantire, appunto, la pace perpetua. Il filosofo tedesco scrisse l’opera Per la pace perpetua (1795) in forma di un trattato giuridico precisando sei articoli preliminari e tre articoli definitivi.

La divisione dei poteri

Il primo articolo definitivo recita: “la Costituzione civile di ogni Stato deve essere repubblicana” perché fondata sulla libertà dei suoi componenti, sulla dipendenza di tutti da una legislazione comune e sull’eguaglianza. Condizione necessaria della costituzione repubblicana è la separazione dei poteri, per la quale il Trattato di Maastricht ha diviso le tre istituzioni base alla competenza.

Una costituzione sovranazionale

Il secondo articolo per la pace perpetua è ancor più coerente con l’Unione Europea infatti sostiene: “il diritto internazionale deve essere fondato su una federazione di Stati esteri. I popoli, quali stati possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell’indipendenza da leggi esterne) già si ledono con la semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca a ognuno il proprio diritto. Dovrebbe essere una lega di popoli non uno Stato composto di popoli”.

Diritto cosmopolitico e cittadinanza europea

A giustificare il concetto di cittadinanza europea ci viene in aiuto l’ultimo articolo: “il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale”, e ancora “qui non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità significa il diritto spettante a uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui”.

Principio di sussidiarietà

Nel quinto articolo preliminare Kant tratta persino di quello che il Trattato definisce principio di sussidiarietà e sostiene che nessun paese deve imporsi con la forza nella costituzione di un altro, a meno che questo non sia preda di dissidi interni in modo manifesto.

Le riflessioni che Kant ha sviluppato nel 1795 sono di un’attualità sconcertante e meritano una lettura integrale per avere un punto di vista più aperto riguardo alla legittimità dei principi sanciti dal Trattato di Maastricht.

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