Il sud-est asiatico è sicuramente una meta per turismo allettante per chiunque sia volenteroso di conoscere culture ben distanti dalla propria, ed ecco che così tutti i vari templi thailandesi, vietnamiti e Balinesi si ritrovano popolati più spesso che volentieri da alti uomini nordeuropei, rigorosamente biondi, muscolosi, con canottiera e pantaloncini addosso e ragazza alta la metà di loro (ma scottata dal sole quanto loro) per mano.

I soliti stereotipi vero? E invece un fondo di verità in questo stereotipo c’è, eccome. Basti visitare anche un solo tempio buddhista a Bangkok per accorgersi della quantità di turisti adeguati alla descrizione data più sopra, che per numero pareggiano i turisti cinesi fotocamera-muniti che si muovono in gregge in ogni grande capitale europea e non.

Finché il turismo vede numeri così grandi di affluenza, tuttavia, le autorità di tali nazioni asiatiche non possono di certo lamentarsi, visto l’interesse mostrato per la loro cultura.
Ciò di cui invece possono a buon diritto lamentarsi, e ciò di cui effettivamente le autorità si lamentano, è il declino della qualità dei turisti che tanto fanno muovere l’economia locale.

Il tempio di Pura Besakih a Bali.
Fonte: travel.fanpage.it

Secondo quanto riportato dal The Guardian, le autorità balinesi, responsabili del turismo dei templi del paese indonesiano di Bali, avrebbero recentemente annunciato di avere in porto un progetto di rifacimento del regolamento e delle linee guida per turisti nei maggiori luoghi di attrazione della cultura locale. I casi di turisti irrispettosi e maleducati sarebbero infatti troppi, e al di là di ogni ragionamento di stampo economico prima di tutto vanno difese la cultura, la religione e la spiritualità.

Le nuove regole non sono ancora pronte e ancora non sono state pubblicate, ma l’intenzione di agire rispetto a una tale situazione evidenzia come il problema delle mancanze di rispetto verso le culture locali sia forte e presenta, e come sia preso seriamente dalle autorità locali, in quanto i templi e i luoghi spirituali asiatici rappresentano molto spesso i luoghi centrali dello spirito del popolo locale, che in essi si riconosce e riconosce le proprie radici.

Numerosi sono e sono stati i casi di turisti irrispettosi dei luoghi di culto e delle varie culture diventati virali, ed essi sono avvenuti in pressoché la maggior parte dei paesi del sud-est asiatico e dell’Asia in generale.

Si consideri anche solo uno dei più noti, il caso riguardante lo youtuber americano Logan Paul, finito in mezzo alla bufera social dopo il suo sciagurato viaggio in Giappone, documentato con fierezza anche nelle sue parti più ridicole.

Un frame del video incriminato di Logan Paul (cappello verde).

La bufera certo nasce dalle riprese di un cadavere ritrovato all’interno di una foresta giapponese, verso il quale lo stesso Logan avrebbe mantenuto un comportamento poco consono a quello da mantenere davanti a un corpo esanime, ma al di là di ciò nel resto del video intero pubblicato e poi immediatamente rimosso lo stesso ragazzone americano muscoloso non mostrava certo un forte senso spirituale e di rispetto verso la religiosità giapponese. Oltre a tutte le fantastiche e divertentissime marachelle da dodicenni combinate a tranquilli cittadini giapponesi, nel video si poteva osservare Logan entrare in un tempio e partecipare a un rito religioso di buon auspicio e di preghiera, nel quale egli esprimeva lo spirituale desiderio di avere “Hella bitches“, la cui traduzione è lasciata al lettore.

In Thailandia poi la questione è presa fin troppo seriamente, con punizioni severissime anche per i gesti più semplici. I turisti nel vecchio Siam infatti spesso non sono visti di buon occhio, e nei casi in cui lo sono ancora spesso lo sono in quanto polli da spennare (usanza del resto tipica di ogni paese). I thailandesi in genere adorano il turista interessato alla splendida e profonda cultura thai, ma dall’altro lato detestano quei turisti che questa stessa cultura ignorano e schiacciano con i loro sandaloni numero 44 da ricco vacanziere.

In diversi templi thailandesi alcune zone sono perfino vietate ai non-thai, a causa della profonda spiritualità che riveste tali luoghi, e in più negli ultimi anni molti sono i cartelli comparsi lungo il tutto il paese che invitano i turisti a non acquistare merchandising di stampo religioso e a non tatuarsi la figura di Buddha sul proprio corpo, soprattutto se vicino a parti poco nobili.

L’umanità nel suo genere è maleducataegoista e di certo non portata al pensiero razionale per sua natura, ma piuttosto più propensa all’ascolto della propria pancia e della propria voglia di protagonismo. Si considerino quindi tutti quei gravi casi di mancanza di rispetto avvenuti negli ultimi anni anche in grandi capitali europee, tra iniziali incise sul colosseo e tuffi dal ponte di Rialto o nella fontana di Trevi.

Fonte: Corriere del Veneto

Infatti è necessario allargare il campo: purtroppo l’essere irrispettosi sembra essere un comportamento globalmente diffuso, e non tipico solo dei turisti europei o americani.

Causa principale di simili comportamenti poi può essere considerata l’ignoranza, male che affligge l’umanità in tutte le sue attività anche in maniera spesso ingenua e involontaria. Ignorare la profondità di una cultura o di una spiritualità significa perdere la conoscenza del valore di questa, giudicarla inferiore e ingenua e quindi in ultima istanza mancarle di rispetto, per quanto in buona fede si possa essere.

Il rispetto è un valore fondamentale da coltivare in ogni occasione, in quanto esso quasi mai dovrebbe significare sottomissione, ma piuttosto interesse e virtù nel riconoscere l’altro come parte integrante dell’esistenza tanto quanto se stessi. Il rovinare e nell’agire sconsideratamente un luogo di attrazioni turistiche significa attentare alla cultura storica (e non) di una determinata popolazione, che in quel luogo si riconosce nel suo passato e nel suo presente.

Il rispetto come la spiritualità non sono una merce acquistabile, e il loro sviluppo nella propria persona va coltivato strettamente a partire dal piano morale, per quanto relativo lo si voglia considerare. Un turista a cui salta in mente per ragioni sventurate di fare una sveltina in mezzo alle piramidi del Cairo o all’interno di un tempio buddista di certo ha dimenticato la propria morale più generale nel retrobottega del proprio spirito. Attraverso uno sviluppo complessivo rispetto al proprio io di una sensibilità diretta alla profondità delle opere e delle persone che ci circondano, che spesso nascondo un valore intrinseco inaspettato. Come arrivarci? Possiamo pensare in questo caso la conoscenza come una medicina miracolosa contro l’ignoranza, anche se di certo l’apertura mentale la dovrebbe affiancare a braccetto.

Nel caso particolare della spiritualità, poi, il discorso è molto ampio. È tipico delle culture occidentali considerare le culture asiatiche come più arretrate, più ingenue e come una vera merce. Le cause di ciò possono essere cercate ancora una volta nell’ignoranza delle culture locali, la cui conoscenza potrebbe di certo portare ad un maggiore rispetto, in quanto si arriverebbe ad una presa di coscienza rispetto la profondità di una cultura o di un’opera. Una malattia che tuttavia affligge in particolare l’occidentale è poi una visione della propria etnia come centro dell’universo umano, che lo porta a incuriosirsi verso l’estraneo e l’esotico, ma anche al considerarlo inferiore e sottosviluppato, tale da risultare ingenuo soprattutto nel suo forte senso di spiritualità, che a noi occidentali così tanto manca, indebolendo il nostro senso morale.

Il turismo è un’attività così nobile, e così fondante rispetto alla creazione di una comunità globale di interscambio culturale, ma chissà com’è, nella valigia del turista perfetto l’ignoranza e l’egoismo non mancano quasi mai.

Giovanni Ciceri