Nel 1910 il Venezuela scopre nel proprio terreno nazionale il petrolio e l’economia del paese è destinata a cambiare per sempre. Quello che era un paese ricchissimo di materie prime esportate dalle grandi potenze europee ora accumula sempre più ricchezza grazie al suo oro nero e diventa uno dei maggiori esportatori di petrolio del pianeta.

Il debito nazionale viene cancellato e l’economia comincia a dipendere dal sali-scendi del prezzo del petrolio, che quindi determina le sorti della ricchezza del paese. Ecco che quindi nel ventesimo secolo il Venezuela diventa il paese sudamericano con il PIL più alto e attira a sé molti immigrati, anche dall’Europa. Molti di noi infatti avranno parenti, o conosceranno qualcuno che ne ha, che sono espatriati dall’Italia fino in Venezuela in cerca di maggior fortuna.

Il Venezuela attuale, come da molto tempo si sente in tutti i mass media, sembra aver dimenticato e cancellato del tutto questi tempi floridi. Il Venezuela attuale è entrato in una delle crisi più nere della storia politica dell’umanità e la via d’uscita sembra sempre più lontana, con il prevalere necessario del disordine sulla coesione sociale.

Come detto in apertura, l’economia del Venezuela negli ultimi decenni è sempre stata strettamente legata alla vendita del petrolio e quindi al suo valore di mercato di volta in volta, senza un necessario sviluppo di settori diversi su cui fondare la ricchezza del paese.

In questo senso un personaggio fondamentale della storia venezuelana porta il nome di Hugo Chávez. Hugo Chávez fu una personalità fortemente amata dal popolo venezuelano. Carismatico, sempre attento alle necessità degli ultimi della società e ai problemi della povertà, cercò il colpo di stato, fallendolo, nel 1992, per poi essere eletto nel 1998 e venire rieletto nel 2000, nel 2006 e nel 2012, vincendo quindi per quattro volte le elezioni.

L’ex presidente del Venezuela, predecessore di Maduro, Hugo Chávez.
Fonte: brindisireport.it

Sommariamente, Chávez investì molto sulla ricchezza che il petrolio portava al Venezuela, intervenendo con decisione sui problemi riguardanti il benessere della popolazione e le disuguaglianze sociali, ovvero su analfabetismo, sanità e soprattutto malnutrizione e povertà.

La politica di stampo bolivarista di Chávez apportò allo stesso leader un grandissimo appoggio da parte della popolazione, appoggio che lo portò nel 2002 a respingere un colpo di stato che lo aveva deposto, così da riuscire a risalire al potere in seguito alle proteste di circa 6 milioni di venezuelani scesi in strada per chiedere il ritorno del loro condottiero al governo.

Tuttavia Chávez non fu esente da accuse durante il suo governo, a seguito del suo atteggiamento propagandistico teso a ottenere sempre più voti e a sconfiggere ogni opposizione in occasione delle elezioni. Molti suoi detrattori lo accusarono di essere un “populista autoritario”.

Quella di Chávez a questo punto rappresentava un’eredità estremamente pesante.

Subito dopo la sua quarta rielezione Chávez dovette cedere il proprio ruolo politico, in seguito alle complicanze di un tumore che lo aveva colpito nel 2011 e che lo avrebbe portato alla morte nel 2013. Dopo la sua rinuncia e quindi in corrispondenza con l’inizio del governo del suo successore, Nicolás Maduro, cominciarono anche i gravi problemi dell’economia venezuelana.

Una foto delle proteste della popolazione in Venezuela.
Fonte: investireoggi.it

Come già detto, la ricchezza del paese si fondava sul suo essere vastamente fornito di petrolio e quindi essa dipendeva strettamente dal variare del prezzo del petrolio sui mercati. Come prevedibile quindi, quando il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere, in coincidenza con la politica economica di Maduro, il Venezuela ha conosciuto una crisi senza precedenti nella storia, che ha portato ad un aumento dell’indice di povertà, della criminalità e dell’inflazione, con effetti disastrosi sulla qualità della vita del popolo venezuelano.

L’economia non aveva trovato gli sviluppi necessari a sostentarsi e le infrastrutture responsabili dell’estrazione del greggio e della sua qualità non potevano più rispondere alle richieste del mercato. In tutto ciò, l’azione del nuovo presidente non si è rivelata all’altezza del suo predecessore.

Maduro nel suo governo si è dimostrato tutt’altro che clemente, attirando a sé le proteste violente della popolazione e accentrando sempre di più il potere nella sua persona.

Quello che risulta da tutti i resoconti della situazione venezuelana pubblicati sui media è il ritratto di una situazione all’apice del proprio caos. La criminalità è impazzita, fino a costringere a non poter più uscire di casa o al non poter più tirare fuori lo smartphone per strada. I medicinali sono terminati e le politiche del governo per cercare di mettere una pezza si sono rivelate fallimentari: chi ha bisogno di medicinali deve necessariamente rivolgersi al mercato nero. Il cibo scarseggia, la spesa al supermercato è un’avventura ed è tutto legato alla speranza di riuscire a trovare qualcosa sugli scaffali. La popolazione è in esodo e milioni di venezuelani hanno lasciato il paese, seppur con difficoltà. Il turismo è crollato, i prezzi sono diventati proibitivi e le mete turistiche sono pericolose per europei e americani in visita. I voli sono pochi e costosissimi. L’inflazione ha raggiunto il tasso più alto al mondo. Povertà e criminalità dilagano e in tutto ciò il governo nega o scarica la colpa su altri fattori esterni o esteri.

Una foto di un supermercato venezuelano. Trovare cibo è diventato sempre più difficile, gli scaffali sono sempre vuoti e il denaro è raramente sufficiente.
Fonte: lavocedeltrentino.it

Un recentissimo reportage di BBC News ora sembra riportare una situazione già insostenibile come ancora più grave, rivelando i risvolti della crisi su quelle che sono le condizioni di moltissime famiglie in Venezuela.
Il problema messo in luce da Vladimir Hernandez riguarda migliaia di bambini e ragazzi abbandonati dai propri genitori e dalla propria famiglia a causa delle durissime condizioni economiche.

Secondo quanto riportato all’interno del servizio pubblicato in un video su bbc.com, e secondo inoltre molti altri articoli pubblicati negli scorsi mesi, moltissime famiglie avrebbero infatti dolorosamente destinato i propri figli a sorti distanti dal nucleo in cui sono cresciuti.

I bambini e ragazzi più fortunati sono stati dati in adozione, anche prima del parto, altri invece sono stati destinati a strutture di carità ed orfanotrofi, che tuttavia sono ora entrati in crisi profonda in seguito al numero esorbitante di richieste di ospitalità. I più sfortunati, invece, si sono trovati a dover cercare maggior fortuna calcando le strade delle città, costretti a vivere di elemosina e di stenti.

Le strade per quest’ultimi rappresentano poi un luogo tutt’altro che sicuro. Come si evince dalle parole degli intervistati, vivere e dormire per strada espone ad un altissimo rischio di maltrattamenti sia da parte della polizia che da parte del gran numero di criminali che rendono le strade del Venezuela un luogo estremamente pericoloso.

Il motivo dell’abbandono di un così grande numero di bambini e ragazzi sta nella scarsità di cibo. I genitori spesso decidono di dare via i propri figli per far sì che essi possano trovare un futuro migliore lontano da una famiglia in grave difficoltà.

Non si sta parlando quindi di atti di estrema cattiveria o negligenza, ma piuttosto di amore verso un’ulteriore bocca da sfamare. Come descritto da diversi testimoni, privarsi di un figlio rappresenta un dolore ineguagliabile, che però di certo allontana il senso di responsabilità e di sofferenza che la vista della propria prole malnutrita e sempre più magra può causare.

Un frame del video del servizio. Vladimir Hernandez ha intervistato un gruppo di ragazzi che vivono in strada.
Fonte: bbc.com

Una situazione, quella del Venezuela, che ora appare quindi nei suoi esiti più estremi e più dolorosi, dove molte madri e molti padri si trovano a costretti a rinunciare al loro bene più grande per poter dare a quest’ultimo almeno la possibilità di un futuro migliore.

Per questo motivo quello di adulti, ragazzi e bambini che scavano nella spazzatura in cerca di cibo è uno scenario che non ha nulla di sorprendente per chi fa parte di questa realtà, tale che spesso un pezzo di cibo scartato da qualcun altro rappresenta una salvezza per chi altre opportunità non riesce neanche ad immaginarle

Quello che quindi dall’esterno si può osservare rappresenta una situazione caotica al punto di rivolgere i nostri istinti umani contro se stessi, da spingere un sentimento tanto naturale quale quello dell’amore per i propri figli contro la propria soddisfazione paradossalmente per avvicinarsi alla sua realizzazione. Ovvero, quella venezuelana sembra essere una crisi tanto forte da portare una madre o un padre a decidere di rinunciare alla presenza dell’oggetto del proprio amore materno o paterno per garantire a questo stesso amore un compimento, ovvero per cercare di garantire ai propri figli un futuro degno di essere vissuto, sebbene lontano dalla famiglia e lontano da sé. La vita poi è sempre capace di deluderci, e quindi ecco che le condizioni di coloro che si ritrovano allontanati dalla propria famiglia spesso finiscono per precipitare nella miseria e nell’insicurezza del domani.

Simbolica è infatti la conclusione del reportage della BBC, dove un gruppo di ragazzi intervistati scopre che il cartone che avevano tenuto da parte per la notte è stato gettato e che quindi ora aspetta loro una notte fredda e dall’esito incerto.

Per molti una scelta forzata, con la speranza che un giorno questa scelta possa andare incontro a una reversione, grazie ad un nuovo incontro con i propri figli, ma una scelta estrema nella maggior parte dei casi compiuta per amore.

Giovanni Ciceri

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