Il frontman dei Doors, oltre che per aver rappresentato una personalità dalla cultura sconfinata, è noto per essere stato l’ultimo dei poeti maledetti. Ma se davvero volessimo indagare a fondo riguardo l’origine del suo pensiero, non potremmo non passare per gli scritti di uno dei filosofi più originali e complessi della storia: Friedrich Nietzsche. Quando Jim Morrison si diplomò, al posto di farsi regalare un’auto come tutti i suoi coetanei, pensò bene di chiedere in dono dai suoi genitori l’intera opera del filosofo tedesco, dalla quale trasse degli spunti e delle intuizioni che stanno alla base della sua musica, della sua poesia e della sua stessa esistenza. Il re lucertola seguì uno stile di vita completamente opposto rispetto alla morale comune, dedicando la propria vita all’esplorazione di se stesso, alla propria arte e all’instancabile ricerca della propria libertà. Tutto ciò, unito alla sua passione per l’infinito e l’eterno non possono non ricordare la condotta predicata dal filosofo tedesco per raggiungere ciò che egli indicava come l’Oltreuomo, obiettivo che per certi versi Morrison sembra aver perseguito.

Morrison e l’Eterno Ritorno

Il riflesso dell’influenza di Nietzsche oltre che nel comportamento di Jim, si manifesta palesemente anche nei testi dei Doors. Il primo album, per esempio, è intriso della teoria nicceiana dell’ “Eterno Ritorno dell’uguale”.

«Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”»

Questo frammento, anche se in maniera simbolica ed enigmatica, rende bene ciò che intende Nietzsche per “eterno ritorno”, apparentemente il più singolare ed il più ostico fra i temi trattati dal filosofo tedesco. Non si tratta di una teoria metafisica, il filosofo non è effettivamente in grado di dire con certezza se il tempo si muova in senso circolare e se effettivamente gli eventi si ripetano all’infinito. L’eterno ritorno è la prospettiva in cui deve vivere l’oltreuomo profetizzato da Nietzsche, un essere umano finalmente privo di sofferenze e libero dalle catene di una morale prefissata. Immaginiamo per un attimo di avere la certezza che tutto ciò che stiamo vivendo, che stiamo provando in questa vita (amori, piaceri, sofferenze, dolori), siano destinati a ripetersi all’infinito. Cosa proveremmo? Sopraggiungerebbe il terrore, ci sentiremmo come in trappola, soffocati, schiavi di un circolo vizioso senza via d’uscita. Dunque cosa bisognerebbe fare? Rassegnarsi passivamente? No! L’eterno ritorno, il cerchio, non è una gabbia, è la chiave per la liberazione definitiva dalla paura di vivere, dal timore del destino, dall’ansia del domani. Con questa teoria Nietzsche afferma che nel momento in cui accetteremo l’inesorabile corso degli eventi, nell’esatto istante in cui riusciremo ad amare la vita nella sua interezza, nella sua magia ed insieme nella sua brutalità, allora saremo liberi di vivere davvero il nostro presente, di affermare senza paura la nostra volontà e saremo pronti per accogliere l’oltreuomo.

Ma andiamo a Morrison. Diverse sono le allusioni a questa parte del pensiero nicceiano. Il simbolo dell’eterno ritorno viene preso in prestito dall’antichità: si tratta dell’uroboro, un serpente che si mangia la coda, senza inizio nè fine. 

In “The End”, pezzo con cui si chiude il primo album dei Doors, Morrison non parla solo di fine, ma di nuovi inizi, passando da un inizio cupo ed oscuro a:

“Can you picture what will be? So limitless and free…

E, inoltre, il cantante allude al serpente ripetendo come un mantra:

Ride the snake, Ride the snake

Verso la fine della canzone il tema del ritorno alle origini raggiunge l’apice in quella che è conosciuta come la parte edipica di “The End”. Morrison infatti sussurra al padre di volerlo uccidere ed alla madre di volere avere un rapporto sessuale con lei. Non bisogna fermarsi all’apparente brutalità di questi atti che hanno un valore del tutto simbolico: uccidere il padre, infatti, significa abbandonare la morale prefissata da una società che ci condiziona fin dalla nascita, significa liberarsi dalla schiavitù mentale in cui l’uomo versa e che gli impedisce di giungere veramente a se stesso. L’incesto simboleggia il ritorno alle origini, a ciò che si è davvero, se ci pensiamo bene un atto del genere, nel quale i protagonisti sono madre e figlio, può essere un chiaro richiamo all’immagine dell’uroboro, al serpente che si mangia la coda.

Ma non è finita, ancor più che in “The End”, la dottrina dell’eterno ritorno, dell’accettazione del destino, si riflette in “Take it as it comes”, presente anch’essa nel primo album.

“Tempo di vivere, tempo di mentire
Tempo di ridere, tempo di morire
Prendila con calma, bimba
prendila come viene.

Non muoverti troppo in fretta
Se vuoi che il tuo amore duri
Finora ti sei mossa troppo in fretta.

Tempo di camminare, tempo di correre
Tempo di puntare le tue frecce sul sole
Prendila con calma, bimba
Prendila come viene.

Vita & morte, felicità & tristezza, luce & buio. La nostra esistenza è costellata di eventi contraddittori, di folgoranti gioie ed imprevisti dolori. L’uomo passa la vita a farsi carico di macigni che trascina attaccati al proprio cuore, si sente piccolo, spaventato, di fronte alla grandezza del destino. Nietzsche ci insegna l’ “amor fati”, la passione sfrenata per tutto ciò che ci accade, buono o cattivo che sia, abbracciandolo come parte integrante della vicenda umana. E’ vero, siamo su una nave alla deriva, un momento prima gioiamo della brezza marina, quello dopo siamo vittime delle tempeste che sorgono all’orizzonte senza ragione. Ma nella nostra insignificanza di marinai senza timone abbiamo la possibilità di attraversare i mari senza paura, di gioire delle onde che ci travolgono e di apprezzare ogni raffica di vento con cui la bufera ci colpisce.

“Take it as it comes,
Specialize in having fun!”

-Jim Morrison

a cura di Andrea Arrigo

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