Fotografia di Jocelyn Burnell

Jocelyn Bell Burnell è un’astrofisica britannica nota per la scoperta della prima pulsar e che ha dimostrato di essere una donna geniale e talentuosa. Nata il 15 giugno del 1943 a Belfast, in Irlanda del Nord, il padre era un architetto che lavorava all’Osservatorio Armagh e sin da piccola leggeva libri di astronomia. Ha frequentato il Lurgan College e si è laureata in fisica all’Università di Glasgow.
Mentre lavorava all’Università di Cambridge per la scintillazione dei quasar, osservò con il supervisore Antony Hewish alcuni segnali inusuali che erano troppo veloci e regolari per provenire da dei quasar. Dopo essersi documentati con alcuni articoli di fisica teorica dell’epoca conclusero che tali impulsi provenivano da stelle collassate, molto dense e rotanti. Dopo questa scoperta Jocelyn continuò a lavorare dando il massimo impegno nell’astronomia e fece molta esperienza con differenti persone e laboratori. Tuttavia non ha ricevuto il premio Nobel con Hewish ma solo molti riconoscimenti per il suo operato fondamentale per la scoperta delle pulsar. Al momento è un professore invitato di astrofisica all’università di Oxford e professore emerito al Mansfield College.

L’effetto Matilda: la donna scienziata conta meno dell’uomo

La disparità di genere nelle discipline STEM è ancora vivido al giorno d’oggi e nel passato ha condotto ad oscurare il nome e la fama di brillanti menti femminili. Un fenomeno sociale correlato a questa problematica è il cosiddetto Effetto Matilda. Esso è stato formulato per la prima volta dalla storica della scienza Margaret Rossiter nel 1993 e consiste principalmente nel minimizzare o addirittura attribuire il lavoro scientifico di una donna ad un collega uomo.
Da un’analisi del 2013 (Glynn et al.), è stato desunto che anche le pubblicazioni scritte da scienziate sono meno citate rispetto a quelle degli uomini e ciò sottolinea la compartimentazione sociale legata al genere che ha condotto a gravi ingiustizie nel passato (si pensi ad esempio al furto dei lavori di Lise Meitner o di Rosalind Franklin).
I primi ad accorgersi di una forte discriminazione anche in campo accademico furono i professori del prestigioso MIT (Massachussets Institute of Technology) dopo il caso della professoressa Nancy Hopkins del 1994: il docente aveva richiesto, al fine di proseguire uno studio sullo sviluppo del Danio Zebrato, un ingrandimento del suo ufficio di circa 18,6 m2. Tuttavia la sua richiesta venne continuamente respinta e di conseguenza, volendo rendere note le misure degli uffici dei colleghi maschi, si mise letteralmente a prendere nota delle lunghezze e delle larghezze delle altre aree dell’edificio con un metro.
La conclusione fu sconcertante: mentre il suo ufficio aveva una superficie di 140 m2, quella degli altri professori uomini arrivava fino a 560 m2 . Dopo essersi appellate al Preside della facoltà di scienze, tutte le scienziate del dipartimento hanno fatto avviare un’inchiesta interna del MIT del 1999. I risultati hanno dimostrato che la percentuale femminile di docenti (rimasta invariata per un decennio) era dell’8% e che quella relativa alle posizioni amministrative rasentava lo 0%.
Questa indagine ha messo in luce anche la disuguaglianza di genere in quanto a spazio per laboratori (analogo alle vicende della Hopkins), stipendi, finanziamenti dal MIT e candidature per eventuali premi sottolineando anche l’esclusione delle donne da importanti decisioni dipartimentali e l’attribuzione di lavoro extra camuffato come azione spontanea e volontaria.

La rivincita del Breakthrough Prize

Locandina del Breakthrough Prize

Nella cerimonia di ieri sera dedicata alla consegna dei Breakthrough Prizes, istituiti da Mark Zuckerberg e altri personaggi influenti come Sergey Brin, Jocelyn Bell Burnell è stata insignita dello Special Breakthrough Prize in Fundamental Physics per la scoperta delle pulsar.
Il premio complessivo consiste in tre milioni di dollari assegnato assieme al trofeo durante la cerimonia trasmessa in diretta internazionale per celebrare le menti più brillanti e ispirare le future generazioni di scienziati.
Con il Breakthrough Prize l’America ha dimostrato di tenere a cuore le disparità di genere nel settore scientifico ed ha ricompensato come doveva la vera scopritrice delle pulsar che ha aperto la strada ad un nuovo campo di osservazione dell’astrofisica.
Siamo ancora abbastanza lontani dal raggiungimento della parità in questi ambiti disciplinari ma il trofeo della Burnell e i premi Nobel 2018 a svariate scienziate lasciano sperare che la comunità scientifica si stia muovendo in direzione della valorizzazione delle menti più brillanti a prescindere dal loro sesso.

Riferimenti:

  1. The Matilda Effect-Role Congruity Effects on Scholarly Communication. A Citation Analysis of Communication Research and Journal of Communication Articles, Glynn et al.,2013
  2. The Study on the Status of Women Faculty in Science at MIT, 1999

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