Pesto, Paracetamolo, Orgasmo, Oroscopo, Hubner

Tutti titoli dell’oramai conosciuto Calcutta, il cantautore di Latina che ha iniziato a suonare a casa di amici, nei bar e nei piccoli posti ‘per 50 euro in 50 euro’ e che suonerà sabato 21 luglio allo stadio Francioni di Latina e lunedì 6 agosto all’Arena di Verona, traguardi importantissimi per chi, come lui, ha pubblicato solo due album.

Edoardo D’Erme, il nome all’anagrafe di Calcutta, chiude gli occhi e pesca le parole dal suo inconscio, proprio come farebbe un poeta o il nostro amico Blaise Pascal, famoso per i suoi scritti sui suoi ‘Pensieri’, la sua filosofia ha come centro l’analisi della condizione umana la quale non è altro che estrema precarietà, l’uomo è pura contraddizione fra volere e ottenere, tra i due abissi dell’infinito e del nulla, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo,(ad esempio l’universo e l’atomo) l’uomo non riuscirà mai a sapere o a ignorare totalmente qualcosa, in sostanza ‘un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa in mezzo fra nulla e tutto’.

Edoardo scrive con una filosofia che va tra genio e divertissement, Pascal afferma ‘Non sappiamo chi ci abbia dato la vita, cosa sia il mondo e cosa siamo noi stessi, perciò siamo in un’ignoranza spaventosa’.

Calcutta utilizza le due conoscenze umane, l’esprit de finesse e l’esprit de géométrie al fine di parlare dell’uomo e della sua condizione, soprattutto usa il primo, lo spirito di finezza, che sfrutta l’intuito e la ‘ragione del cuore’ per della precarietà, l’incertezza, la problematicità e la contraddittorietà.

L’uomo, secondo Pascal, di fronte ai problemi presenti un atteggiamento che è possibile chiamare divertissement ovvero la distrazione, lo stordimento in pratica una fuga da sé, dalla propria infelicità e dagli interrogativi della vita e della morte, da ciò ne derivano tutte le distrazioni che però non portano la felicità ma semplicemente ci inducono ad una sensazione di smarrimento che ci porta a rinunciare al pensiero.

Calcutta, seguendo questo ragionamento, scrive canzoni prese direttamente dal suo pensiero che vanno ad analizzare e parlano del suo essere e vivere quotidiano, delle sue avventure, dei suoi sentimenti e pensieri, il tutto è spesso accompagnato da una musica capace di persuadere l’ascoltatore al fine di nascondere il reale significato delle parole.
Calcutta ci presenta un testo apparentemente basato sul divertissement ma che in realtà basa le sue fondamenta e gira intorno al suo esprit de finesse, dove ci racconta con la sua musica indie la sua vita, le sue esperienze, le sue paure e in sostanza ci permette di vedere il mondo tramite i suoi occhi, nel bene e nel male.

Calcutta ci regala squarci del suo presente, forse in chiave filosofica, forse semplicemente come sfogo; giudicare un artista dal suo genere o dal titolo delle sue canzoni è certamente qualcosa di sbagliato, Pascal non ci spiega come ragionare in questo caso ma ci insegna che l’unica cosa sulla quale si fonda la dignità umana è il pensiero e tramite le nostre conoscenze, spirito di geometria e di finezza, dovremmo imparare, o almeno provarci, a capire la nostra condizione e ciò che ci circonda, senza basarci su pensieri altrui o pre-fabbricati.