Encefalo e aspetti biochimici

La solitudine è ciò che sente chi è socialmente isolato. È importante, a scopo scientifico, comprendere cosa questo stato psicologico e fisico possa fare al cervello umano – ad esempio, può renderlo super attento alle possibili minacce e bravo ad auto-preservarsi: chi si sente solo e isolato infatti può andare spesso incontro ad una serie di comportamenti negativi come l’aggressività e la paura. L’isolamento sociale, hanno osservato i ricercatori del California Institute of Technology (Caltech), determina nei topi l’aumento di una particolare proteina, la neurochinina B (NkB), responsabile dei comportamenti negativi associati all’isolamento.

La sostanza, definita un neuropeptide (cioè peptide, proteina, sintetizzata nel Sistema Nervoso), è prodotta dai neuroni e rilasciata dai loro assoni. Funge da neurotrasmettitore, cioè “messaggero intracellulare” che trasmette un’informazione ai vari distretti del corpo umano attraverso le sue cellule. Si lega al recettore NK3R e, come tutti i neuropeptidi di questa classe – le tachichinine – è in grado di eccitare neuroni, dilatare i vasi sanguigni, provocare contrazione di muscolatura liscia, come ad esempio quella vescicale e di stimolare la peristalsi intestinale.

Struttura chimica Neurochinina B (fonte: Wikipedia)

L’esperimento

I ricercatori dell’istituto statunitense sono andati a studiare gli effetti di questa proteina in regioni specifiche del cervello: Amigdala e Ippocampo, coinvolte rispettivamente nella regolazione delle risposte di paura e nel comportamento aggressivo. Isolando per 2 settimane delle cavie murine, facendo sì che sperimentassero il SIS (Social Isolation Stress), hanno compreso il ruolo fondamentale che la molecola di NkB svolgeva nelle suddette aree cerebrali.

(fonte: Cell)

Il blocco della neurochinina B nell’amigdala elimina la paura indotta dall’isolamento sociale ma non il comportamento aggressivo. Viceversa la soppressione della stessa proteina nell’ipotalamo elimina il comportamento aggressivo ma non la paura. Questi risultati sono in linea con i due ruoli diversi che le due aree cerebrali, amigdala e ippocampo, hanno nella regolazione del comportamento sociale e delle emozioni. Al contrario, se viene amplificata l’azione di NkB si ottengono un incremento dell’aggressività e della paura derivata dal SIS, in base all’area cerebrale in cui è aumentata la concentrazione di NkB.

Moriel Zelikowsky, in primo piano con alcuni membri del pool di ricerca (fonte: A cup of Jo)

Conclusioni

Sebbene lo studio sia stato condotto nei topi, i risultati di questo lavoro hanno implicazioni importanti per capire come l’isolamento cronico e la depressione agiscano sulle persone e gli esperti ritengono che possano essere utilizzati per lo sviluppo di nuovi trattamenti per i disturbi mentali. “Nell’uomo esiste una via analoga a quella delle neurochinina B ed è quindi possibile sfruttare i risultati di questo lavoro sul piano clinico” afferma Moriel Zelikowsky, brillante ricercatrice del CalTech “Quando si parla di trattamenti per i disturbi mentali, ci si focalizza tradizionalmente sulla modifica neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina che agiscono su molte aree del cervello. Interferire con questi sistemi comporta numerosi effetti collaterali. Agire selettivamente su una piccola molecola come la neurochinina B potrebbe essere un approccio promettente per lo sviluppo di nuovi trattamenti per i disordini mentali con minori effetti collaterali“.

Umberto Raiola

 

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