“Yet here’s a spot… Out, damn’d spot! Out, I say! One, two: why, then ’tis time to do’t. Hell is murky. Fie, my lord, fie, a soldier, and afeard? What need we fear who knows it, when none can call our pow’r to accompt? Yet who would have thought the old man to have had so much blood in him?

Il passo citato, tratto dal Macbeth di Shakespeare, è uno dei più celebri dell’opera; la battuta è pronunciata dalla moglie del protagonista, Lady Macbeth, che, rosa dal senso di colpa per i delitti orchestrati e commessi, sprofonda nella pazzia: il senso di colpa della donna si concettualizza e concretizza in una macchia di sangue che la regina vede costantemente sulle sue mani e che, indipendentemente dal numero di tentativi, non si lava via e non si cancella mai.

Rappresentazione del celebre episodio della tragedia

Il celebre personaggio presta il nome ad un interessante effetto psicologico, il cosiddetto “Lady Macbeth Effect“, con cui si identifica l’inconscia ricerca di pulizia ed oggetti legati a tale ambito a fronte di una sensazione e percezione di un sé “sporco”, in seguito all’aver compiuto azioni moralmente sbagliate.

In particolare, sembrerebbe che il compiere o anche solo il ricordare eventi immorali venga introiettato come minaccia alla propria integrità morale, inducendo il bisogno di sentirsi nuovamente “puliti dentro” attraverso un’azione esteriore, fisica, che assume una funzione simbolica purificatrice.

La cerimonia del Battesimo cristiano svolge anch’essa una funzione simbolica purificatrice

LA TRAGEDIA

The Tragedy of Macbeth” è una delle tragedie più celebri di William Shakespeare. Opera complessa e considerata “maledetta”, rappresentata per la prima volta nel 1606, è la tragedia più breve dell’opera del drammaturgo inglese.

Ispirata a fatti storici, la vicenda racconta la violenta e cruenta scalata al trono di Scozia da parte di Macbeth, abile generale al servizio di Re Duncan: dopo aver udito la profezia di tre streghe che lo salutano come Re di Scozia, Macbeth, spinto dalla moglie e dalla sfrenata ambizione, intraprende una spirale di delitti e crimini per ottenere la corona, fino all’atto finale in cui dovrà affrontare il peso e le conseguenze delle proprie azioni.

Michael Fassbender ha interpretato Macbeth nell’omonima pellicola del 2015

L’EFFETTO PSICOLOGICO

Una ricerca della University of Toronto (Zhong & Liljenquist, 2006) ha evidenziato come a fronte di una percezione di immoralità, di sbagliato, di “sporcizia morale”, corrisponda un gesto di pulizia fisica, come una sorta di compensazione per il senso di colpa provato, che emerge quindi come variabile “trigger” interveniente nell’attivare l’effetto: pulire il corpo per “ripulirsi la coscienza”.

L’esperimento, a cui erano sottoposti i partecipanti divisi in due gruppi, consisteva nel completare delle parole presentate dopo aver immaginato un’azione compiuta: il primo gruppo doveva ricordare un’azione moralmente corretta, l’altro un episodio eticamente scorretto.

I risultati hanno mostrato come il gruppo a cui era stato assegnato il ricordo di episodi moralmente sbagliati completava le parole così da restituirgli un significato legato alla pulizia (ad esempio, completavano il test trail “W_ _ H” con “WASH”, “lavare”, o anche “SH_ _ ER” con “SHOWER”, “doccia”), diversamente dal primo gruppo, che completava diversamente.

Un secondo test, a seguito del primo, prevedeva una scelta tra due oggetti: una penna ed una salvietta igienica. Il 75% dei soggetti nel gruppo “anti-etico” sceglieva la salvietta, rinforzando il legame tra pulizia fisica e sensazione di “sporco-perché-sbagliato”.

Una terza fase della ricerca ha invece dimostrato il ruolo moralmente purificante dell’azione del lavarsi le mani: i soggetti del gruppo anti-etico, dopo essersi lavati le mani, si rifiutavano di aiutare uno studente in difficoltà in numero maggiore (quasi del doppio) rispetto a soggetti del primo gruppo, come se l’azione del lavarsi avesse svolto un’azione purificante anche interiormente.

Quello del lavarsi le mani è il gesto utilizzato e riscontrato più frequentemente (nonché correlato con il personaggio che da’ nome a tale effetto), ma non è l’unico: sono stati osservati anche comportamenti come pulirsi i vestiti o togliere la polvere dal mobilio, tutte gestualità che comunque evidenziano atteggiamenti relazionati con il desiderio di pulizia.

I CORRELATI PATOLOGICI

L’effetto appena descritto è una concretizzazione di quella che viene chiamata contaminazione mentale, con cui si definisce quella sensazione interna spiacevole, diffusa e difficilmente localizzabile, di sporcizia, senza che ci sia stato contatto con alcuna sostanza; è una sensazione che viene quindi attivata da stimoli di tipo cognitivo, come ricordi, parole, immagini o simili, sia subìte (come tradimenti o violenze) che compiute (come nel caso di pensieri inaccettabili o del Lady Macbeth Effect).

La contaminazione mentale è un fenomeno particolarmente persistente, per cui chi lo esperisce difficilmente riesce a liberarsene e può dunque sviluppare una serie di comportamenti rituali compensatori per far fronte alla sensazione spiacevole e sentirsi meglio: questi prendono il nome di compulsioni e sono caratteristici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (OCD), di cui la contaminazione mentale è spesso sintomo (Bulli, Carraresi, Melli, Stopani, 2014).

In casi di OCD a contaminazione mentale, inoltre, si è evidenziato un forte legame con l’emozione del disgusto, che si configura in questi casi come rinforzo ai comportamenti compulsivi: i soggetti ossessivi-compulsivi tendono a provare maggiormente disgusto per via della contaminazione mentale e quindi a ricorrere maggiormente a compulsioni di pulizia per allontanare la sensazione spiacevole, alimentando tuttavia e mantenendo vivo il disturbo.

Nel film “Split”, Dennis, la personalità ossessiva-compulsiva del protagonista, mostra efficacemente i processi ed i comportamenti derivanti dalla contaminazione mentale

 

Marco Funaro  (majin_fun)

 

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