Cos’è l’introversione 

L’amore, si sa, è bello perchè vario. Non sempre “l’altro” è ciò che vorremmo, o non sempre è facile stare affianco a chi è difficilmente comprensibile, sopratutto in una società che usa etichette e pregiudizi nei confronti di chi appare più “fragile”. Molo spesso, però, sono proprio i più sensibili a vivere emozioni più forti dietro le quali si nascondono grandi privilegi non sempre, però, apprezzati. Com’è allora essere amati da un’introverso? E sopratuuto, cos’è l’introversione e perchè ne abbiamo un ritratto così scorretto? Il primo a rispondere a questo quesito fu proprio Carl Gustav Jung, giovane tedesco  psicanalista forgiato dal suo mentore, Sigmund Freud, che analizzò i diversi “sintomi” dell’introversione in confronto all’estroversione. Nel opera “Tipi psicologici” pubblicata nel 1921, Jung si basa sull’elemnto che caraterizza tutto il pensiero freudiano: la libido, ossia il desiderio verso qualcosa. Secondo Jung l’introverso è interessato al soggetto (mondo interiore) mentre l’estroverso è interessato all’oggetto (mondo esteriore), l’introverso è colui che è interessato ad una dimensione individuale, ad una “comfort zone” che spesso terrorizza l’estroverso più proteso, per questo, verso uno spazio più grande. Di qui, Jung individua quelle che sono le quattro funzioni psichiche principali da cui derivano diverse caratteristiche per estroversi o introversi : Sensazione, Sentimento, Intelletto ed Intuizione. Jung si rende conto che la sfera sentimentale di un’introverso descrive una persona solitaria, riflessiva, particolarmente concentrato su se stesso e le proprie emozioni, ma allo stesso tempo una persona empatica nei confronti dell’altro. L’introverso, infatti, è qualcuno che conosce bene diverse varietà di emozioni poichè “ne contiene molto” e passa molto tempo a conoscerle, per questo è in grado di individuarle negli altri ed è spesso soggetto ad “entrare nei panni altrui” . Nonostante ciò, gli introversi amano vivere determinati momenti da soli, senza condiverli con gli altri perchè sentono che “non potrebbero capire” . Per quanto rigarda “L’intelletto” nel senso di pensiero, Jung si rende conto che un introverso è spesso una personalità particolarmente riflessiva, seguace di pensieri astratti, amante della cultura e di ciò che l’altro potrebbe trovare “noioso”, per questo molti introversi notano dettagli o situazioni che altri potrebbero ignorare. Non è un caso,quindi, che molti filosofi, artisti o poeti avessero una personalità particolarmente introversa per questo il riitratto sensoriale dell’introverso è quello dell’artista, amante della soggettività con cui si relaziona a ciò che lo circonda. Queste anime presentano anche un tratto intuitivo particolarmente speciale sono, infatti, i più “sognatori” dediti al mondo dell’immaginazione e della fantasia.

Essere amati da un anima introversa

Com’è, dunque, essere amati da un anima così sensibile e spesso incompresa? Purtroppo il sistema ci insegna che gli introversi sono schivi, pessimisti e diffidenti cosa spesso vera ma irrilevante quando si tratta di amare. E’ vero anche che a causa di quanto siano sottovalutati, spesso gli introversi devono fare conti con situazioni difficili e dolorose. Sono di solito amanti “in segreto”, amano di nascosto poichè temono il rifiuto o non pensano di poter essere ricambiati, non amano trovarsi in relazioni “artificiali” o amare “tanto per colmare il vuoto”, gli introversi sono interessati ad emozioni vere, durevoli e significative e sopratutto hanno bisogno di essere “ascoltati” e “compresi” senza dare troppe spiegazioni. Jung rivelò che neuronalmente, gli introversi sono più “stanchi” perchè spesso dediti ad esercizi di riflessione lunghi e spossanti, per questo non amano perdersi in lunghe comunicazioni e preferiscono essere capiti attraverso piccoli gesti. La solitudine, può diventare un ostacolo, sopratutto quando non rispettata, chi ama la solitudine, chi ha biosogno di distacarsi dalla realtà esteriore per dare spazio a quella interiore, prima o poi avrà biosgno di stare da solo, un gesto non da intendere come un distacco o una presa di distanze, ma semplicemente una necessità che viene dal profondo. Essere amati da un introverso significa però essere amati con semplicità, da qualcuno che impara a conoscere l’altro affondo semplicemente osservandolo; significa essere amati con creatività, andando incontro a momenti di silenzio, semplici, lievi e spesso pieni di significato. Significa essere amati da qualcuno che è interessato anche alla parte più oscura, che sa dare spazio, che ama sprondare il lato creativo, che sa dare affetto in maniera stabile e duratura.

Raccontami di un giorno perfetto

E’ il libro che nel 2015 riuscì a vendere così tante copie da diventare prossimamente un film prodotto da Netflix. “Raccontami di un giorno perfetto”, originalmente “All the bright plasces” è la storia di due adolescenti, che mai avrebbero detto di poter avere qualcosa in comune, diversi e distanti: lui da sempre introverso, lei estroversa e popolare. Theodore Finch e Violet Markey s’incontrano per la prima volta sul bordo di una torre campanaria, l’unico motivo del loro incontro è la tragedia che cambia la vita, e la prospettiva, di Violet : la morte della sorella. Dopo essere scivolata in un periodo di depressione, Violet sale sulla torre con un unico intento, lo stesso di Theodore ossia non tornare più indietro. Eppure è proprio questo macabro desiderio ad unirli, nonostante nessuno ci avrebbe mai scommesso, l’amore sincero, silenzioso, a volte difficile di Theodore affetto da una profonda depressione a causa dei rapporti con il padre dievnta l’antidoto di Violet. Una drammatica corsa verso il tempo che vede i due collaborare ad un bizzarro progetto scolastico grazie al quale visitano luoghi lontanti, sconosciuti e allo stesso tempo magici. Tra solitudine e poesia vivono una storia particolarmente inusuale che solo loro possono capire ma, nonostante la forza del loro amore devono fare i conti con un tragico destino che ricorda ad entrambi che non importa quanto perfetto possa essere un giorno insieme, a volte l’amore non basta. Tutto potrebbe essere riassunto con un unica frase, direttamente dalle ultime pagine del libro “Non è importante quello che prende, ma quello che ci si lascia dietro”.

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