Perché siamo ossessionati dalle vite di personaggi come Chiara Ferragni o la famiglia Kardashian? C’è qualcosa oltre all’invidia, ad una malsana ammirazione o al disprezzo nel nostro seguire e commentare le loro vite in vetrina? Forse si tratta solo di una conseguenza dell’inconsistenza che ci circonda e che nostro malgrado finisce per caratterizzarci. Ecco perché non dovremmo prendercela con Kim Kardashian e con i suoi orecchini di diamanti. 

Gianluca Vacchi

« Forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo » scrive Italo Calvino in Lezioni Americane. Così facendo inquadrava perfettamente il suo tempo e non solo: anticipatamente, anche il nostro.

É passato qualche tempo da quando il nostro feed di Instagram era invaso dai video di un quarantenne brizzolato, tatuato e palestrato – che apparentemente non possiede nemmeno il cervello per pensare a cosa fare con tutti i suoi soldi e quindi si limita a esibirsi in dubbie danze sul suo yacht. Per citare Jarvis Cocker nel singolo Mis-shapes, “What’s the point in being so rich / if you can’t think what to do with it?’’

Così, senza ragioni apparenti, Gianluca Vacchi è diventato il protagonista dei social per qualche tempo. Tuttavia, nessuno sembrava né stimarlo né apprezzarlo: al contrario, era immerso in una continua valanga di critiche e invidia. Per il suo stile di vita, il suo aspetto, il modo di “sprecare” i suoi soldi. Ma il meccanismo dei social si nutre di questi sentimenti, e il risultato è che Vacchi sia diventato sempre più noto. Senza qualche condivisione, probabilmente, sarebbe rimasto nella schiera dei ricchi senza arte né parte al di fuori dei riflettori.

L’addio al nubilato di Chiara Ferragni

Ma Gianluca Vacchi non è né il primo né l’ultimo personaggio di dubbia utilità che i social ci propongono e al quale continuiamo a prestare attenzione. Basta pensare alle foto delle vacanze di Chiara Ferragni e Fedez, oppure alla vita della famiglia Kardashian-Jenner spiattellata in una serie, Keeping up with the Kardashians, che vanta ben dieci anni di messa in onda. Il tutto condito dall’unico valore della loro realtà: il denaro. E che sia per sognare il loro stile di vita o criticarlo bisogna ammettere che da queste vite da ricchi siamo, almeno un po’, ossessionati. Basta pensare al successo di figure come Elettra Lamborghini, o a programmi come Riccanza. Programmi nati sull’impronta dei primi show di MTV come Teen Cribs, oppure The Osbournes.

I social, però, sono i luoghi virtuali in cui quest’ossessione si nota di più. Sul suo profilo Instagram la Ferragni vanta 13 milioni di followers. Kendall Jenner 93 milioni. Kendall Jenner che alla White House Correspondents Dinner del 2016 il presidente Barack Obama aveva presentato descrivendola « a very nice woman », concludendo con uno scherzoso « I’m not sure what she does (…) »  ovvero, « Non sono sicuro di cosa faccia. » Domanda legittima, che cosa facciano esattamente le Kardashian; alla quale tuttavia non è così semplice dare una risposta chiara. Non si può non apprezzare, in ogni caso, o addirittura ammirare, la geniale operazione di marketing che ha effettuato Kristen Mary Jenner trasformando la sua famiglia in un business colossale.

Le Kardashian

C’è da dire però che non ce l’avrebbe fatta se non fossimo – ognuno a modo nostro – inevitabilmente attratti delle vite che personaggi come i Kardashian conducono. Chi per ammirazione, chi per invidia, chi per criticarli. Chi solo per vedere come vivono i ricchi, senza risparmiare i commenti. E per sentirsi parte, almeno un po’, di una vita che è chiaramente al di fuori della nostra portata.

Però, davanti al video che mostra Kim Kardashian in vacanza su un’isola tropicale che si scioglie in lacrime quando si accorge di aver perso un orecchino di diamanti da 75.000 dollari, personalmente non so esattamente cosa provare né tantomeno cosa pensare. Piuttosto che barricarsi dietro ad un “ci sono persone che muoiono di fame’’ e l’altro, dopotutto, forse è meglio risparmiare tempo per fare qualcosa di più costruttivo di lanciarsi in una critica dell’amoralità di un tale teatrino.

Kim Kardashian

Il problema, alla fine, non è Kim Kardashian che piange per i suoi orecchini di diamanti da 75.000 dollari (perché al di là del moralismo spiccio forse avremmo pianto tutti), né Chiara Ferragni che paga il weekend a Ibiza per i suoi venti migliori amici. Il problema è l’esistenza del divario tra il loro stile di vita e lo stile di vita di qualcuno che lavora per ottenere uno stipendio che gli permetta di sopravvivere, e tutti i meccanismi che hanno permesso che un tale divario si aprisse. O, meglio, l’indolenza di fronte a tali meccanismi quando abbiamo i mezzi per agire e dovremmo agire contro questi ultimi. E non si dovrebbe intendere con “mezzi’’ le critiche sui social: sono un qualcosa di fine a sé stesso e, se vogliamo contrastare la dilagante ossessione per questi personaggi, sono decisamente controproducenti.

« Forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie uniformi, casuali, confuse, senza principio né fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita… »,  

continua Calvino. Che forma hanno le vite dei ricchi, potremmo chiederci, in confronto alle nostre? Domanda necessaria per accorgerci che dopotutto questa forma è confusa come quella di ognuno di noi; e che sotto gli strati d’oro che ci spalmano sopra grazie al denaro un po’ di vuoto si intravede. Le foto di Chiara Ferragni non sono tutte una uguale all’altra, come le danze di Gianluca Vacchi o i gioielli di Kim Kardashian? Ripeterselo va al di là di una semplice consolazione o un contentino. É una certa presa di coscienza di cui avremmo bisogno: l’invidia non ci porta lontano, né la critica che cerca di darsi un tono. Si potrebbe azzardare un Non ti curar di loro, ma guarda e passa. Per non essere contagiati dalla perdita di forma della vita denunciata da Calvino, per quanto si possa ancora; per continuare a dare una forma alla nostra, piuttosto che ad invidiarne o osservarne la mancanza in quella degli altri.