La Lega si è schierata contro la decisione del programma Che Tempo Che Fa di invitare in studio Domenico Lucano, il sindaco di Riace nell’occhio del ciclone per lo scandalo migranti. Secondo il Pd, questa opposizione altro non è che un tentativo di censura. Per capire cosa questo comportamento voglia dire, c’è da porsi inizialmente una domanda: cos’è esattamente la censura?

Fabio Fazio mentre presenta Che Tempo Che Fa, programma dove è stato invitato il sindaco di Riace

Una breve storia della censura

È la modalità che l’autorità ha di controllare tutto ciò che viene reso pubblico, da uno scritto ad una rappresentazione teatrale. La censura può essere preventiva o a posteriori. È preventiva quando un organo del governo si adopera ad analizzare tutte le opere prima ancora che vengano pubblicate, così da autorizzarne o meno la diffusione. È invece a posteriori quando viene applicata ad opera già resa pubblica, attraverso un ritiro di essa.

La storia della censura è molto antica. Se si parla di giornalismo, per esempio, essa lo accompagna già dai tempi della sua nascita. Nel 1572, iniziò a diffondersi a Roma il sistema dei broglietti -nati a Venezia-, come strategia di diffusione di notizie. I sovrani del tempo e lo stato pontificio iniziarono a non vedere di buon occhio questa mobilitazione di informazione, e limitarono il diritto di stampa solo ad alcuni, nel tentativo di controllarne la circolazione.

In Gran Bretagna, nel 1643 aveva fatto infatti la sua comparsa il Licensing Order, un atto ufficiale che controllava il sistema di licenze concedibili; poi venne sostituito con una tassa molto sostanziosa da pagare per avere la possibilità di stampare. Anche nella più vicina Francia lo stato teneva sotto fermo controllo il medium della stampa, permettendo solo il giornale in livrea. Questo era, di fatto, un giornale che serviva da organo ufficioso della monarchia. Era molto utile per far conoscere ai cittadini solo ciò che il re desiderava conoscessero.

I veri cambiamenti in ambito di censura sono stati due, e sono partiti proprio da quest’ultima coppia di nazioni. Il primo nel 1695, quando nel Regno Unito si è iniziato a parlare di censura a posteriori piuttosto che preventiva, etichettando poi quest’ultima come minaccia alla libertà di espressione. La seconda in Francia, quando la libertà di stampa entra prima nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, poi nella Costituzione.

 

I perché della Lega 

Nonostante ciò, però, la storia della censura continuerà ad intrecciarsi con quella del sistema dei media. Ma tornando alla domanda principale: sapendo questo, si può quindi parlare di tentativo di censura leghista?

Secondo il partito di destra, il modello del sindaco sarebbe un ‘modello distorto‘, incompatibile con la divulgazione su una rete pubblica come la Rai. Lucano sarebbe ancora accusato di violazioni in ambito civile, amministrativo e penale riguardo all’accoglienza dei migranti. Per queste ragioni, la sua persona non è idonea al vestire i panni di un ospite in una trasmissione sul network di Stato, che dovrebbe rimanere completamente imparziale.

Le monete del ‘modello Lucano’

Non bastano le verifiche legali che la Rai sta mandando avanti, così come le promesse di garantire il pluralismo in un’eventuale puntata. Le accuse al sindaco continuano a non convincere la Lega. Lucano è infatti accusato di presunti illeciti nell’organizzazione dei fondi del governo per l’accoglienza dei migranti e di organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra i suoi concittadini ed immigrate. Parte del suo ‘modello‘ era anche un sistema di integrazione dei migranti tramite delle aziende o la creazione di una moneta speciale da poter usare solo nei negozi convenzionati, che poi sarebbero stati rimborsati grazie ai finanziamenti europei per l’accoglienza.

 

La risposta del Pd e della Rai

Secondo il Pd, quella del partito del Carrocio non sarebbe altro che ‘un’assurda presa di posizione‘ per via degli ideali opposti a quelli della Lega che il sindaco porta avanti. Parla appunto di censura, ed interpreta questa protesta come un tentativo di oscurare il modello Riace ai cittadini.

Domenico Lucano

Tutto ciò potrebbe assomigliare a quella che prima si era chiamata censura preventiva: pur di evitare la diffusione di idee contrarie e scomode, si fa di tutto per impedire l’uscita di un pezzo o, in questo caso, la presenza di un ospite. Le ragioni del partito di destra, allo stesso tempo però, paiono consone.

Forse una risposta finale non si avrà mai, come spesso accade. Ma sicuramente, ora esistono gli strumenti per crearsi un’opinione personale e per cercare, almeno nel proprio intimo, di iniziare a riflettere, così da non farsi oscurare mai.

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