La marcia degli honduregni in fuga da violenza e disperazione non si ferma alle minacce di Trump. Partiti la scorsa settimana da San Pedro Sula -località situata nel nord dell’Honduras- sono riusciti a varcare il confine tra Guatemala e Messico per dirigersi negli Usa. Stando alle notizie diffuse dalle autorità messicane e guatemalteche, la folla dei caminantes sarebbe ora costituita da oltre 7mila migranti. Un numero che spaventa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump corso ai ripari allertando l’esercito nazionale e la guardia di frontiera per quella che definisce una vera e propria guerra. La previsione di un arrivo alla frontiera ha scatenato l’ira del presidente, manifestatasi durante una conferenza in Arizona al cospetto di 4mila spettatori davanti ai quali ha tenuto a precisare che gli Usa si preparano a fronteggiare un’emergenza nazionale. ‘I militari messicani stanno combattendo persone davvero cattive in quel gruppo, voi vedete le persone che arrivano e ascoltate le fake news che vi propongono, e pensate che siano tutti persone meravigliose! Ma ci sono brutti soggetti in quei gruppi e vi dirò una cosa: questo Paese non li vuole! Vogliono sfondare il nostro confine, violare le nostre leggi e sconvolgere il nostro Paese’. Poi rincara la dose con un tweet rivolto ai democratici: ‘Ogni volta che vedete una carovana, o persone che illegalmente entrano o provano a entrare nel nostro Paese, prendetevela con i Democratici per non averci dato i voti necessari a cambiare le nostre patetiche leggi sull’immigrazione! Non è giusto nei confronti di chi entra legalmente’. Con queste parole, Trump accusa i Democratici di ostacolare l’operato dei Repubblicani mediante il boicottaggio delle innovative – quanto nazionaliste- politiche migratorie previste dal governo.

Donald Trump

Ha inoltre ribadito la rappresaglia consistente nel ritiro degli aiuti umanitari minacciata giorni fa nei confronti di Honduras, Guatemala ed El Salvador, rei di non aver impedito che i profughi continuassero il proprio percorso superando la frontiera tra  Tecun Uman (Guatemala) e Hidalgo (Messico) mediante il pagamento di traghettatori abusivi o guadando l’acqua autonomamente nei punti in cui è più bassa. Forti le reazioni dell’esercito messicano che ha provato ad arrestare il percorso lanciando lacrimogeni e giungendo al contatto fisico nel tentativo di fermare l’incessante moto dell’ondata di profughi, invano. La strada verso gli Usa è ancora molto lunga, potrebbe volerci ancora un mese, malgrado il tentativo della popolazione messicana di facilitare l’arrivo dei caminantes: cibo, acqua, passaggi con camioncini stracolmi di persone aggrappate fin sul tettuccio sono stratagemmi attuati per aiutare una popolazione in fuga da violenza e disperazione. L’Honduras è oggi il paese più pericoloso dell’intero Sudamerica. Dopo il colpo di stato del 2009 promosso dal governo statunitense, la situazione instabile di un territorio storicamente esposto agli attacchi stranieri è precipitata del tutto: di una popolazione che conta all’incirca 6 milioni di abitanti, il 68% vive in situazione di forte indigenza con 3 milioni di persone costrette ad un solo pasto al giorno. L’elevata sperequazione sociale trasferisce la ricchezza in mano ad un ristretto gruppo di uomini d’affari per lo più stranieri, lasciando la restante porzione di abitanti in pessime condizioni sociali avvallate da un regime poliziesco promotore della spietata repressione che punisce il dissenso. L’attuale presidente Juan Orlando Hernandez, salito al potere nel 2014 schermandosi dietro al baluardo difensivo costituito dal governo nordamericano abile nel dissipare il suo alone di impopolarità, è stato rieletto in modo fraudolento nel 2017 passando dal predicare la Bibbia e l’evangelizzazione a promuovere il regno del narco- traffico.

I Caminantes

La violenza della tirannia ha portato alla creazione del Fronte Nazionale di Difesa Popolare, costretto ripetutamente alla riorganizzazione a causa delle angherie del regime militare che hanno portato alla disarticolazione del sistema attraverso l’uccisione dei suoi principali attori. D’altra parte, dallo scorso primo dicembre, è stato imposto un coprifuoco che ha notevolmente aumentato il rischio della vita e la pericolosità dello stato: il rapporto di Amnesty International ha dimostrato come chiunque fosse trovato dalle forze di sicurezza a vagare per la città durante le ore vietate, sarebbe stato malmenato e imprigionato senza la possibilità di rivolgersi agli avvocati, anch’essi vincolati dagli orari imposti. La repressione è divenuta poi insistente nei confronti dei manifestanti, contro i quali le forze armate hanno fatto uso di lacrimogeni e persino armi da fuoco, rendendosi protagoniste di vere e proprie stragi di cui -stando ai numeri della Polizia Nazionale- avrebbe risposto in via giudiziaria soltanto un agente. Una situazione intollerabile: carestia, violenza, narcotraffico e tirannia costringono all’esodo il popolo honduregno, impegnato in una marcia sorda agli appelli nazionalisti di Trump, emblema di uno stato suicida costretto a fare i conti con anni di fallimentari politiche neoliberiste e criminali.

Pierfrancesco Albanese

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